mercoledì, Dicembre 8

Quando il carcere diventa ospizio Il 70 per cento dei detenuti ha almeno una malattia, quasi il 45 per cento è obeso o sovrappeso, oltre il 40 per cento risulta affetto da una patologia psichiatrica, il 53 per cento dei nuovi detenuti è valutato a rischio suicidio

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Sì: c’è stato un tempo in cui Carmine Montescuro, boss di Sant’Erasmo e del centro storico di Napoli, faceva paura; il suo nome pronunciato con reverenza, ma più spesso taciuto. Ora del boss che fu, non c’è neppure più l’ombra, il suo nome non lo fa più nessuno perché nessuno sa più chi sia, quel vecchio malandato e semicieco, 88 anni, diabetico. Che ci sta a fare, Montescuro in carcere? Era ai domiciliari, proprio in considerazione del suo precario stato di salute; come mai è tornato in cella? Per ‘violazione delle prescrizioni previste dal regime di detenzione domiciliare’, si legge nel dossier che lo riguarda. Così Montescuro se non quello più anziano, è certamente uno dei più vecchi carcerati italiani. E’ recluso nel carcere di Secondigliano.

  Nella sola Campania sono un centinaio i detenuti anziani, con conseguenti problemi per quel che riguarda assistenza, personale specializzato, le intuibili difficoltà nel gestire reclusi con tante criticità. E’ di qualche mese fa un rapporto del Consiglio d’Europa: in Italia troppi detenuti, troppo anziani.

   Nel pieno della pandemia si censirono un migliaio di detenuti anziani, e di conseguenza si valutarono misure alternative per far fronte all’emergenza sanitaria. Gli effetti di quelle misure sono come evaporate in questi mesi. Il numero dei nuovi ingressi nelle carceri aumenta, il problema del sovraffollamento torna a essere un’emergenza. Nel caso di detenuti anziani diventa un’emergenza nell’emergenza.

  Più in generale: il 70 per cento dei detenuti ha almeno una malattia; quasi il 45 per cento è obeso o sovrappeso, oltre il 40 per cento risulta affetto da una patologia psichiatrica, il 14,5 per cento da malattie dell’apparato gastrointestinale, l’11,5 per cento da malattie infettive e parassitarie, il 53 per cento dei nuovi detenuti è valutato a rischio suicidio. Sono le stime rese note da Alessio Scandurra, per conto dell’Osservatorio diritti e garanzie associazione Antigone: Il carcere è un luogo malsano e le persone detenute hanno spesso bisogno, anche a causa dei contesti di provenienza, di interventi di cura rilevanti e urgenti. Ma ancora oggi ci sono troppi ostacoli per un dignitoso diritto alla cura.

  Scandurra evidenzia comenelle strutture penitenziarie manca il personale e le risorse adeguate a garantire all’interno tutti i servizi necessari e non è facile organizzare scorte e traduzioni per portare fuori i detenuti. Inoltre non tutte le carceri sono vicine a un ospedale e molti grandi istituti, come Gorgona, sono piuttosto isolati. In un quadro simile la telemedicina, e in generale un rafforzamento di tutti i servizi digitali, dovrebbe essere scontato, ma nella realtà il carcere vive ancora una anacronistica arretratezza informatica“.

  Lo Stato spende oltre 8 miliardi per l’amministrazione della giustizia e il 35 per cento di queste risorse sono destinate al carcere. Tra il 2017 e il 2021, il bilancio del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) è cresciuto del 18,2 per cento, passando da 2,6 a 3,1 miliardi, e rappresenta il 35 per cento del bilancio del ministero della Giustizia. Il sovraffollamento è pari al 113,1 per cento. Sono 11 le carceri con sovraffollamento di oltre il 150 per cento: i cinque istituti di pena con maggiori criticità si trovano a Brescia (200 per cento), Grosseto (180 per cento), Brindisi (170,2per cento), Crotone (168,2 per cento), Bergamo (168 per cento). Nel 42 per cento degli Istituti ci sono celle con schermature alle finestre che impediscono passaggio di aria e luce naturale. Nel 36 per cento delle carceri ci sono celle senza doccia (il regolamento penitenziario del 2000 prevedeva che, entro il 20 settembre 2005, tutti gli Istituti installassero le docce in ogni camera di pernottamento). Nel 31 per cento degli istituti ci sono celle prive di acqua calda. Nel carcere di Frosinone, si segnalano frequenti episodi di mancanza di acqua corrente. Santa Maria Capua Vetere presenta un problema strutturale di mancato allaccio idrico, l’acqua erogata non è potabile. La gara d’appalto per provvedere all’allaccio idrico c’è stata, ma i lavori non sono iniziati e l’acqua potabile viene data a ciascun detenuto con due bottiglie da due litri al giorno.

Una media di un detenuto su quattro è tossicodipendente. Al 31 dicembre 2020 i detenuti presenti con problemi di tossicodipendenza erano il 26,5 per cento: 14.148. Diciotto i suicidi a metà 2021; nei soli primi 3 mesi dell’anno 2.461 gli atti di autolesionismo. Nel 2020 i suicidi sono stati 62 e il numero di suicidi ogni 10.000 detenuti è stato il più alto degli ultimi anni, raggiungendo le undici unità. Per quanto riguarda i casi di autolesionismo, per il primo trimestre del 2021 la Relazione al Parlamento del Garante Nazionale ne riporta 2.461. Ogni anno vengono spesi circa 3 miliardi nelle carceri per adulti e 280 milioni per il sistema di giustizia minorile e le misure alternative alla detenzione. Dei 3 miliardi che sono stati destinati al carcere per il 20211, il 68 per cento è impiegato per la Polizia penitenziaria, la figura professionale numericamente più presente con oltre 32.500 agenti. Il divario con l’organico previsto dalla legge (37.181 unità) si attesta a circa il 12,5 per cento. Diversa la situazione dei funzionari giuridico-pedagogici che, con un organico previsto di 896, sono oggi poco più di 730 (-18,4 per cento).

   La formazione professionale è in calo: uno studente detenuto su tre ha abbandonato la scuola. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Dap, al 31 dicembre 2020 erano 17.937 le persone detenute che lavoravano. Di queste, quasi l’88 per cento (15.746) alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria; il resto (2.191 detenuti) per datori di lavoro esterni.

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