sabato, Settembre 25

Quando finirà la pandemia di Covid-19? Il pericolo sono le nuove varianti L’analisi di A. Victoria de Andrés Fernández, biologa dell’Universidad de Málaga

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Un anno e mezzo di pandemia, vari tipi di vaccini sviluppati con efficacia e sicurezza, una percentuale altissima della popolazione europea vaccinata… E, nonostante tutto, ci sono già più di quattro milioni di morti nel mondo e la pandemia non è terminata.

Come mai? Il motivo fondamentale per cui l’incubo continua risiede in un fatto chiave: la trasmissione non è stata rallentata.

Indipendentemente dal fatto che questo virus sia già emerso con molti nodi difficili da sradicare, ci sono tre circostanze che concorrono a questa pandemia che pongono seri problemi per fermarlo. Due di loro hanno una soluzione, sebbene richiedano la volontà, i mezzi e la direzione effettiva delle misure di controllo da parte di coloro che ne sanno di più (che, purtroppo, di solito non coincidono con coloro che hanno più potere).

La terza è la vera minaccia.

Primo problema: la vaccinazione procede molto lentamente

La vaccinazione procede molto lentamente. A questo proposito, non basta valutare i dati forniti dai Paesi occidentali. Il virus non conosce confini o reddito pro capite e sono molti i paesi dove la vaccinazione è testimoniale (se non inesistente). Dobbiamo ricordare che siamo di fronte a una pandemia che colpisce l’intero pianeta. Se il suo progresso è rallentato da un lato ma ampliato dall’altro, si ottiene poco a livello globale.

Come risolviamo questo primo problema? Attuazione delle misure necessarie per la produzione industriale di vaccini, garantendo che la loro distribuzione e somministrazione avvenga in modo omogeneo in tutto il pianeta e dando priorità biosanitaria alla vaccinazione di massa.

Secondo problema: i vaccini non prevengono il contagio

I vaccini attualmente approvati e commercializzati ci proteggono in modo molto efficace contro il COVID-19, cioè contro gli effetti derivati ​​dall’infezione da SARS-CoV-2. Tuttavia, non ci proteggono dal contagio al 100%.

Cosa significa questo? Ebbene, possiamo contrarre il virus nonostante siamo vaccinati e, anche se non ci ammaliamo gravemente, continueremo ad essere vettori di trasmissione.

A questo proposito, è attesa con impazienza la commercializzazione di uno dei vaccini spagnoli che il Centro nazionale per le biotecnologie (CNB-CSIC) spera di rilasciare entro l’inizio del prossimo anno.

A differenza dei vaccini finora approvati, quello che uscirà dalle mani (e dal cervello) del team guidato dal dottor Luis Enjuanes, del CSIC, avrà il vantaggio di essere somministrato per via nasale, cioè combatteranno il virus dalle stesse vie aeree, intercettando il loro naturale percorso di ingresso. Inoltre, fornirà una seconda virtù biotecnologica ancora più promettente: poiché è una molecola derivata dallo stesso RNA SARS-CoV-2 (che è chiamato replicone), sarà autoamplificante. In altre parole, la dose di vaccino (RNA) che verrà somministrata a ciascuna persona può essere moltiplicata fino a 5.000 volte all’interno dell’organismo stesso. In questo modo, coloro che ricevono questo vaccino godranno dell’immunità sterilizzante, cioè non solo non si ammaleranno, ma non si infetteranno o, cosa più importante a livello di pandemia, non trasmetteranno il virus.

Mentre arriva questo vaccino, come risolviamo questo secondo problema?

Ebbene, mantenendo le misure di sicurezza pur essendo vaccinati, ascoltando gli scienziati e, perché non dirlo, ignorando i politici che mettono il gettito elettorale di una notizia non sufficientemente contrastata all’interesse biosanitario della popolazione.

In un articolo appena pubblicato dall’OMS, abbiamo trovato le migliori informazioni aggiornate per conoscere le misure di sanità pubblica più consigliabili nei diversi scenari.

Terzo problema: il virus muta

Il virus, come ogni entità biologica, è soggetto all’azione di agenti mutageni e, di conseguenza, si evolve generando nuove varianti.

A questo proposito è importante chiarire che si tende (a torto) a considerare che ogni nuova variante sia più infettiva, più virulenta (cioè con una maggiore capacità di generare patologie) e più contagiosa delle precedenti. Questo è radicalmente falso. I virus, in particolare quelli del gruppo SARS-CoV-2, sono particolarmente negligenti quando si tratta di fare copie del loro materiale genetico o, in altre parole, mutano molto.

Tuttavia, la stragrande maggioranza di queste mutazioni finisce per essere letale per il virus stesso o non rappresenta un ulteriore pericolo per la nostra specie. Il problema è che, poiché il virus è così straordinariamente diffuso e ha un tasso di replicazione così alto, le possibilità che tra l’immensità di varianti che si generano ce ne sia una particolarmente pericolosa per la nostra specie, si moltiplicano in modo esponenziale.

Le ultime varianti genomiche apparse di SARS-CoV-2 sono state aggiornate dall’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie). Li ha raggruppati in quattro categorie:

  • Varianti di preoccupazione (VOC, variante di preoccupazione), dove si trovano le più note, i due sottotipi di Alpha (Regno Unito), Beta (Sud Africa), Gamma (Brasile) e la variante particolarmente preoccupante Delta (India). Le sue proprietà genomiche, prove epidemiologiche e/o dati ottenuti in vitro hanno avuto un impatto significativo sulla trasmissibilità del virus, sulla sua gravità e/o sull’immunità acquisita dalla somministrazione di vaccini prima della sua comparsa.
  • Varianti di interesse (VOI), dove si trovano le varianti Eta (Nigeria) Theta (Filippine), i tre sottotipi di Kappa (India) e Lambda (Perù). Queste varianti potrebbero avere un impatto negativo ma i dati sono ancora insufficienti per affermarlo in modo clamoroso.
  • Varianti sotto controllo. Ci sono un totale di 21 varianti la cui recente descrizione rende prematuro fornire dati rilevanti sulle loro caratteristiche.
  • Varianti fuori produzione. I due sottotipi della variante Epsilon (USA) sono stati inclusi in questa categoria in quanto non più circolanti, circolano da tempo senza alcun impatto sulla situazione epidemiologica generale, e/o non sono associati ad alcuna proprietà preoccupante .

Problemi di ‘variante’

La continua comparsa di varianti pone due tipi di problemi molto diversi e molto preoccupanti:

  1. Problemi a livello individuale. I COV hanno un impatto significativo sulla gravità delle patologie sviluppate dagli infetti non vaccinati. Fortunatamente, nella maggior parte dei vaccinati, le infezioni sono lievi o asintomatiche, anche se con sintomi persistenti. Quindi, e a questo proposito, il messaggio alla popolazione resta lo stesso: bisogna vaccinarsi sì o sì.
  2. Problemi a livello di popolazione. Queste varianti implicano anche un impatto significativo sulla trasmissibilità, che rappresenta una grave battuta d’arresto per arrestare la diffusione del virus e controllare la situazione epidemiologica. A questo si aggiunge il fatto che non tutti i tipi di vaccini proteggono allo stesso modo contro diversi tipi di varianti, quindi potremmo trovarci in una situazione di rivaccinazione costante fino a quando non si trova il modo definitivo per affrontare la SARS-CoV-2.

In ogni caso è fondamentale avere un’idea di come sta cambiando il virus perché, come afferma Massimo Palmarini, direttore del Medical Research Council – University of Glasgow Center for Virus Research, l’integrazione dei dati epidemiologici con i dati sperimentali ottenuti nei laboratori saranno fondamentali per poter prevedere cosa farà il virus e poterne anticipare le azioni.

Nel frattempo dovremo abituarci ad essere un po’ come Bill Murray in Trapped in Time.

 

 

Traduzione dell’articolo ‘¿Para cuándo el fin de la pandemia? El peligro de las nuevas variantes’

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