sabato, Luglio 31

Quando c'erano le feste di partito

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In un Controcorrente del 1984, Indro Montanelli scrisse: «Prima Fiuggi, poi Montecatini, adesso Salsomaggiore: le correnti Dc scelgono sempre per i loro convegni e pronunciamenti, le città termali. È proprio un partito che fa acqua».
Già, le feste. La Dc, ma anche il Pci e l’Msi si davano appuntamento una volta all’anno in una località, meglio se non una grande città, per confrontarsi sui temi che anticipavano il dibattito politico autunnale, invitare esponenti di altri partiti e, naturalmente, divertirsi.

Il mutato scenario politico, la scomparsa di alcune storiche sigle e anche la diversa situazione economica dei partiti, hanno causato la fine di quasi tutti gli storici appuntamenti estivi.
La Festa nazionale dell’Amicizia, l’annuale ritrovo della ‘Balena Bianca’, è tra quegli eventi che non esiste più, da tempo. Sostituita da altre manifestazioni, legate ai partiti nati dalla scissione della Dc, cancellate, a loro volta, dai tagli e dai ridimensionamenti. Resiste la Festa dell’Unità, pur avendo subito i normali adattamenti imposti dall’era della digitalizzazione. Ma si tratta pur sempre di una iniziativa basata su una organizzazione diversa e con un format che si ripete e si adatta alle varie località in cui viene allestita.
Quello che però emerge, indagando nel mondo delle feste di partito, è che si avverte la mancanza di questo tipo di iniziative; forse perché si trattava di fenomeni capaci anche di smuovere le economie dei luoghi dove esse si svolgevano; e servivano, da destra a sinistra, a coinvolgere i militanti, a indottrinarli, oltre che a favorire alleanze, aperture e inciuci pre e post Prima Repubblica.

Si contano vari tentativi di riportare in vita lo spirito della festa della vecchia Dc. Negli anni scorsi un tentativo venne fatto a Sant’Agata Bolognese, dalla Federazione Nazionale dei Partiti Regionali Democristiani. Fuori dei nostri confini amministrativi, esiste ancora un appuntamento scudo-crociato, è la Festa dell’amicizia del Partito Democratico Cristiano Sammarinese, giunta alla quarantaduesima edizione quest’anno.
Della Festa nazionale dell’Amicizia, quella originale, restano tante immagini in bianco e nero, custodite insieme ad alcuni discorsi, nell’archivio digitale dell’Istituto Luigi Sturzo. Pare che quella della Dc sia nata per ‘copiare’ la festa dei comunisti. Dagli archivi risulta che la prima Festa nazionale dell’Amicizia si svolse nel 1977 a Palmanova, in provincia di Udine e fu Zaccagnini a tenere il discorso di chiusura. Già allora si poneva la questione del rinnovamento del partito, un «partito genuinamente popolare», come lo definì lo stesso segretario, Benigno Zaccagnini. E per evidenziare gli aspetti fondanti della Dc, veniva data grande importanza alla partecipazione dei giovani, delle famiglie e dei bambini. Al punto che tra gli spettacoli di intrattenimento vennero inseriti anche il mago Zurlì e il coro dell’Antoniano.
Molti anni prima, nel 1945, cominciò invece l’avventura della Festa dell’Unità, il cui scopo era quello di finanziare il giornale del Pci. I compagni allestirono gli stand a Mariano Comense, in provincia di Como, su input di Giancarlo Pajetta. In un sito risparmiato dai bombardamenti, mentre ancora nell’aria si sentiva il cattivo odore della guerra, si volle affermare con forza il senso dell’inizio, o come scrisse lo stesso Pajetta: «La ripresa di una nuova e gioconda vita di popolo». E così in tre giorni, dal 3 al 5 settembre del 1945, più di duecentomila persone secondo le cronache dell’epoca, salutarono con una ovazione Pajetta e Longo che salirono sul palco e poi festeggiarono con musica, balli e panini con la salsiccia e sette botti di vino rosso arrivate da Como. Il 24 marzo dell’anno successivo, alle elezioni amministrative, la Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza assoluta aggiudicandosi 16 consiglieri, solo 4 seggi andarono al Psi.

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