martedì, Ottobre 26

Quali speranze per i creditori della Libia?

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Dopo la firma dell’Accordo Politico del 17 dicembre scorso in Libia, raggiunto dai rappresentanti del Parlamento e del Congresso, dai Comuni e dai Partiti politici e dalla società civile libica, preludio di un ‘Governo di Unità Nazionale‘, per la Libia potrebbe delinearsi una nuova era.

Questo almeno è l’augurio di molti a cominciare dall’Unione europea che ha immediatamente offerto alla Libia il proprio sostegno in vari settori da selezionare d’accordo con le autorità libiche, mentre aiuti per 100 milioni di euro per venire incontro alle necessità più urgenti della popolazione sono stati messi a disposizione da varie istituzioni europee. L’accordo potrebbe ora portare ad un esito positivo i tentativi finora infruttuosi di vari industriali e operatori europei che vantano crediti nei confronti dello Stato Libico.

Nel tentativo di far sentire anche la loro voce in un momento cruciale della storia libica, gli avvocati di alcuni dei creditori della Libia, tra cui la ‘Global Sustainable Development Trust (una fondazione senza scopo di lucro di diritto belga gestita dal Principe Laurent, fratello del Re Filippo), hanno organizzato un incontro a Bruxelles per illustrare alla stampa le richieste dei loro assistiti e sollecitare dall’Ue un appoggio concreto per una soluzione positiva della controversia. L’incontro, al quale hanno partecipato giornalisti di testate belghe e internazionali, ha avuto anche lo scopo di allertare le istituzioni europee su una vicenda che per alcuni è ‘in sofferenza’ da almeno 30 anni.

All’incontro era presente l’avvocato Giuseppe Cignitti del Foro di Roma, in rappresentanza della Immobiliare Sacco di Alessandria a cui era stata commissionata la costruzione dell’Università di Tripoli, un progetto che fu interrotto di punto in bianco senza spiegazioni da parte dei libici costringendo la società a chiudere i battenti. L’avvocato Cignitti ha allora avviato un’azione di pignoramento delle proprietà libiche in Italia tra cui la sede dell’Ambasciata libica presso la Santa Sede. Con lui c’era anche l’avvocato Michele Mardegan del Foro di Milano, in rappresentanza della COFA, un’altra società italiana, che ha spiegato che la sua cliente è in attesa di risarcimento da 30 anni con crediti riconosciuti dalle autorità libiche, che però non hanno mai attivato il meccanismo dei rimborsi.

A guidare il piccolo gruppo di legali c’era anche l’avvocato Paolo Iorio che cura gli interessi di ‘Global Sustainable Development Trust’, la fondazione belga del Principe Laurent, molto attivo nel settore della difesa dell’ambiente. E’ l’avvocato Iorio che ha illustrato la complessa questione che ha visto lo stato libico latitante di fronte alle richieste del Principe, confermate dai verdetti del tribunale di Bruxelles.

«La Global» ha detto Iorio, «aveva stipulato nell’ottobre 2009 con il Governo di Tripoli un contratto per il rimboschimento delle coste libiche per un valore di circa 70 milioni di euro. Sei mesi dopo, nel maggio 2010, il Ministero dell’Agricoltura libico interruppe senza spiegazioni il contratto causando perdite enormi al GSDT». Un anno dopo, nell’agosto 2011, nonostante le ripetute richieste di giustificare in giudizio questo atteggiamento, lo stato libico è rimasto ‘contumace’ nel processo alla Libia avviato dal tribunale di prima istanza di Bruxelles, che lo ha condannato il 28 settembre 2011 al pagamento di oltre 17 milioni di euro alla GSDT. Esattamente un anno dopo, nel settembre 2012, lo stesso tribunale di Bruxelles ha condannato in un secondo giudizio definitivo lo stato libico al pagamento di altri 21 milioni di euro ordinando l’esecuzione immediata della sentenza. La decisione del tribunale è stata notificata per posta al Ministero libico dell’agricoltura che l’ha ricevuta il 22 ottobre 2012.

Dinanzi alla mancanza di reazioni da parte libica, la GSDT ha avviato il 30 gennaio 2013 un’azione di requisizione forzata nei confronti delle proprietà dello stato libico in Italia. «Se nelle vicende fin qui illustrate» ha proseguito l’avvocato Iorio, «lo Stato libico non aveva reagito, quando sono stati invece toccati i suoi beni in Italia ha fatto opposizione – il 25 giugno 2013 – alle decisioni del tribunale brussellese asserendo di non aver mai ricevuto alcuna notifica. Quest’ultimo ha però respinto l’opposizione dello Stato libico arrivata in ritardo rispetto alla sentenza».

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