mercoledì, novembre 14

Quali paesi abbracceranno per primi le criptovalute? I principali istituti bancari mondiali nonché anche governi e stati stanno cercando di capire come sfruttare e integrare la tecnologia blockchain, destinata per definizione a rivoluzionare mestieri e complicanze dal punto di vista burocratico

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L’ adozione delle criptovalute è uno degli argomenti di cui si parla più spesso ultimamente perché ci si è resi conto dopo il recente pump che effettivamente c’è attenzione su questo mercato e nella prossima bull run, ovvero la fase rialzista del mercato, si potrebbe tornare facilmente verso livelli davvero interessanti che porterebbero davvero a gestire somme di denaro di diverse centinaia di miliardi di capitalizzazione di mercato, magari prima di un altro dump che porterebbe di nuovo i prezzi a scendere. La facilità di gestione delle proprie finanze per chi ne mastica è abbastanza netta, e si può dire che si potrebbe anche pensare che una buona parte dell’utenza odierna potrebbe aprire un proprio conto presso un exchange dedicato al cambio direttamente da valuta fiat, magari in iota.

Il punto però è l’adozione. In termini mondiali si può dire che la Cina non sia pronta, anzi fa muro perché è un paese con un regime dittatoriale dove chi è al potere deve detenere per definizione il potere anche economico e di gestire il bello e il cattivo tempo non solo dell’economia, ma proprio della vita dei cittadini per mantenere su di loro un potere forte. Mantenendo questo astio però si potrebbe effettivamente arrivare a risultati in termini di retrocessione per il paese che non aggiornandosi se la cosa viene adottata su larga scala, si potrebbe arrivare ad avere banconote che non hanno più chissà quale valore fuori dalle mura del paese, la muraglia cinese per così dire. In un mondo sempre più globalizzato è fondamentale essere al passo con i tempi, pena altrimenti il non essere più competitivi come paese, il che chiaramente porterebbe ad un danno interno.

I paesi più ben disposti sono quelli che spesso vengono indicati come ‘paradisi fiscali o che sono attenti a questioni economiche di un certo tipo, ad esempio Malta che ha già aperto alle criptovalute come asset e vuole renderle regolari anche in termini di pagamento non solo nel proprio paese ma proprio nella gestione delle transazioni. Una ‘early adoption’ insomma, sempre rivolta verso il futuro e si può dire che sia la direzione giusta.

L’ America inoltre è attualmente in valutazione da parte della SEC, ente che regola questione di tipo economico e di sicurezza delle transazioni che vengono fatte, una sorta di supervisore, che sta attualmente valutando l’idea di approvare dei futures relativi ai Bitcoin e anche ad altre criptovalute, come può essere iota ad esempio.

Altre aperture arrivano in forma non ufficiale anche da altri governi, ma non si tratta di una cosa sicura, pertanto si tiene un basso profilo un po’ ovunque. Teniamo conto che nessuno vuole dire di star sviluppando ufficialmente, anche se è noto che i principali istituti bancari mondiali nonché anche governi e stati stanno cercando di capire come sfruttare e integrare la tecnologia blockchain, destinata per definizione a rivoluzionare mestieri e complicanze dal punto di vista burocratico.

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