giovedì, Giugno 24

Quale vacanza negli anni '70? Come ci si muoveva e come si mangiava in quegli anni?

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Le immagini di traffico e vacanze in Italia negli anni ’70: una vita certamente meno caotica…eppure…

La 1750 (l’auto, e d’Annunzio ce lo ha spiegato, è rigorosamente femmina) cantava, a dir poco. Tutto questo per fare 400 chilometri (!), oggi c’è chi ne fa di più ogni giorno. Prima delle vacanze e di un tragitto così lungo con tutta la famiglia a bordo era assolutamente necessaria una verifica accurata dell’automobile, e poi chissà se nella località di villeggiatura si sarebbe trovata un’assistenza tecnica adeguata. L’ora della partenza scattava spesso alle due di notte per evitare il caldo. I bambini, si sperava che continuassero a dormire una volta a bordo. Uno magari si sistemava (orrore) sul sedile anteriore in braccio alla mamma o, e non era un caso, voleva star lì davanti a tutti i costi perché c’era il comando, quasi che guidasse anche lui. Dietro, in effetti, eri un banale trasportato. Delle cinture di sicurezza cominciava a ventilarsi allora l’importanza, ma ci sarebbero voluti venti anni per renderle obbligatorie, nonostante tutto l’impegno dell’ Aci per migliorare la sicurezza. Di aria condizionata neanche a parlarne, fungevano da clima elettronico i vetri schermati alla buona (con un fazzoletto o con le apposite tendine posteriori) e soprattutto il mitico deflettore, finestrino triangolare che permetteva un buon flusso d’aria senza abbassare quello principale, evitando così il torcicollo.

Scomparve nel corso degli anni Settanta dopo anni di onorata carriera, comodissimo per i fumatori, sostituito nei primi tempi da un’aletta convessa che seguiva il bordo superiore del vetro, che si poteva montare after market. L’equipaggio era autosufficiente dal punto di vista alimentare: nessuno si sarebbe messo in viaggio senza un minimo di provviste e di bevande, e il frigorifero portatile (lo ricordo di colore giallo) manteneva a temperatura accettabile l’acqua e i panini, rigorosamente fatti in casa.

Gli autogrill non erano infatti ancora diventati la tappa obbligata di ogni spostamento lungo o brevissimo, raccomandata addirittura dai “pannelli a messaggio variabile”. Le strade erano libere e piene di verde, un po’ come quelle della pubblicità delle automobili del terzo millennio, che promettono avventure urbane e extraurbane su percorsi ideali, privi di traffico, in dolce salita, senza buche, tra cipressi e colline degradanti. In compenso l’avventura non c’era bisogno di andarsela a cercare a tutti i costi come succede oggi tra guadi, polvere e sterrati e piuttosto si stava ben attenti ad evitarla. Le strade bianche non mancavano, e già percorrere il Passo della Scheggia o la Gola del Furlo era bella emozione. Qualche volta l’acqua bolliva (quella del radiatore) e bucare era possibile. Su certi passi appenninici bisognava ricordarsi di fare il pieno per tempo. I sedili in sky (similpelle che si incollava inesorabilmente alla pelle vera di chi ci stava seduto sopra) non assicuravano alcun comfort, ma l’equipaggio era allenato e resistente. Oggi tra chiavette Usb, playlist precompilate, amplificatori, speakers, watts, subwoofers o almeno la voce flautata del navigatore, il guidatore ha di che distrarsi, mentre allora pochissime automobili avevano l’autoradio. Quelle che l’avevano ostentavano lunghissime antenne, alcune aggressivamente arcuate ed altre con la coda del tigre che sventolava per ricordare che il potente felino lo avevano nel motore. Anche allora il grande spauracchio della partenza era il mal d’auto di qualche passeggero, che avrebbe costretto a soste disagevoli. Indimenticabile quella specie di nastro di gomma che molte automobili si trascinavano dietro nell’illusione che scaricasse a terra l’elettricità statica e contemporaneamente funzionasse (per magia) anche contro la nausea, in genere rigorosamente femminile. Ma la partenza e il viaggio erano un evento in sé, una parte significativa delle vacanze. Non si partiva in automobile tutti i momenti! Il rito del week-end era di là da venire, la gita domenicale era brevissima, e spostamenti più lunghi centellinati con cura.

(tratto dal canale ‘Youtube’, con video di un utente)

 

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