sabato, Aprile 17

Quale sarà l'ultima goccia? field_506ffbaa4a8d4

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Facebook rappresenta davvero il ‘Pozzo di San Patrizio’, per una come me, che ha bisogno solo del ‘la’ per eruttare bollenti colate laviche d’indignazione, facendomi ambasciatrice della Repubblica dei Gufi, così invisa al Premier.

Lui, che cosparge di melassa e promesse il proprio eloquio, proprio ci terrà sul naso a noi che lo tiriamo per la giacchetta, chiedendogli di non fare il cantastorie.
Ma è proprio facendo il cantastorie, d’altronde, che ha intortato chi gli ha consentito di insediarsi su quella poltrona, quindi le nostre gufaggini imbottite di concretezza sono per lui semplicemente urticanti  –e da ignorare, visto che siamo innocui- come le fragole ad un allergico (lapsus freudiano: avevo scritto ‘fregole’ in prima battuta).

Parlavo di FB e delle riflessioni, talvolta racchiuse in brucianti aforismi, che si possono ritrovare su bacheche di amici intelligenti.
Su quella del giornalista radiofonico Ruggero Po, ad esempio, mi sono imbattuta in questa ‘perla’, di cui lui, da Collega eticamente corretto, cita la fonte: «Inasprire le pene per i corrotti serve tanto quanto aumentare i biglietti degli autobus per i Rom. [Mi approprio della considerazione del mio amico Giancarlo Piaciarelli]». Certo, perché se le cose prendono l’andazzo dell’iter processuale interminabile consentito dall’attuale sistema giudiziario   -era da agosto che si stava aspettando la presentazione della riforma penale, un altro esempio della patologica annuncite che sta rovinando i rapporti fra Renzi ed il suo potenziale elettorato, è stato varato venerdì scorso, e la montagna ha partorito il topolino…-,  i corrotti (e i corruttori) moriranno placidi e senza un giorno di galera vera fatto, nel loro letto a 177 anni…
Non dimentichiamo che, poiché il lupo perde il pelo ma non il vizio, chissà quante altre malefatte avranno accumulato.

L’altro giorno, leggevo sul muro del ristorante dove stavo beandomi con i miei adorati ‘formaggi erborinati’, un cartello che proclamava che ‘Nulla è più contagioso di un esempio’. Mi piacerebbe pensarlo, se non fossi scoraggiatamente consapevole che ‘Nulla è più contagioso di un cattivo esempio’.
Quello, in termini d’infettività, all’Ebola o all’AIDS gli fa un baffo, tanto si diffonde nelle coscienze di coloro che si rendono conto di poter lucrare illecitamente su ciò che fanno o dovrebbero fare onestamente.
In realtà, siamo tutti potenzialmente corruttibili, basta che, naturalmente, possediamo qualcosa che abbia valore per qualcun altro e tale da procurare illeciti vantaggi reciproci.
I puritani che non si fanno sfiorare neanche dalla tentazione di cedere alle profferte in denaro o vantaggi non me la contano giusta: sono dei santi fasulli, il cui smascheramento procura una delusione così cocente che proprio lascia segnanti cicatrici!
Si fa più presto ad ammettere che non si ha nulla di appetibile per gli altri, perché si è come quelle mogli virtuose e inguardabili che ti sbattono in faccia la loro fedeltà al coniuge: senza domanda, l’offerta non nasce neppure!

Prendiamo ‘Mafia Capitale’. Secondo voi, i mille e un moralista che ora sparano ad alzo zero, dov’erano quando anche noiimpotenti’, turisti per caso in un ambiente sguaiato e cafonal, percepivamo che c’era un train de vie assolutamente dopato, creato dal denaro facile? Sulla Luna, su Marte, su Gliese 832c, il pianeta gemello alla Terra che ci è più vicino, ad appena 16 anni luce da noi?
No, no, erano lì, pappa e ciccia con gli attuali indagati, misconoscendo i collegamenti di antiche consorterie che hanno sempre ammorbato, come paludi mai bonificate, l’aria di questa Capitale da operetta, talmente ripiegata sui propri pestiferi bubboni da farli apparire ‘normali’.
E’ questa, ad esempio, l’unica città in Italia (e, credo, al mondo) in cui i semplici Consiglieri comunali rivendicano, con albagia, il diritto all’appellativo di onorevole (che già ai Consiglieri regionali pare una forzatura…).
Hanno bisogno della targa di onorevole, per darsi importanza. Non del riconoscimento pubblico di aver operato a favore della comunità; non del sentirsi investiti di una missione istituzionale; non del guardare alla città, alla Regione, al Paese con un imprinting amministrativo che ricalchi la definizione del codice civile, ‘aver agito con la diligenza del buon padre di famiglia’?
Macché, forse le diligenze di costoro si sono fermate a quelle che guardavano da bambini, nei film western di John Ford.
Ma se perfino le stragi, che procurano morti e dolore infinito, in quest’Italia s’inanellano senza apparenti colpevoli   -come dimostra Ferdinando Imposimato nel suo recente pamphlet ‘La Repubblica delle stragi impunite’ (Newton Compton) -, voi volete che si recidano i mille rami sotterranei degl’interessi inconfessabili?
Il tentativo, ora, è quello di focalizzare l’attenzione e l’indignazione di tutti contro i personaggi intermedi (giustamente ‘Il mondo di mezzo’) che erano solo snodi, ufficiali di collegamento. La dietrologia del Grande Vecchio che da sempre è una costante degli scandali quotidiani, mai come stavolta sembra pienamente confermata. Non vorrei, però, che la caccia a questo mitico burattinaio allenti la tensione e la punibilità dei complottardi mediani (fra cui uno che, in gioventù, eliminò il socio con 34 pugnalate, una in più che quelle di Giulio Cesare, e, in più non aveva neanche congiurati a dargli man forte…) che sono caduti, comunque, nella rete delle indagini.
Troppe volte siamo andati, come replicanti Vispe Terese a catturare sfuggenti farfalle, senza accorgersi che il Drago-iguana, quello che succhia il sangue al Paese, ci pare addirittura inoffensivo, simpatico e innovativo. Molto spesso, a fregarci, sono le apparenze mimetiche… Quale sarà l’ultima goccia a far traboccare il vaso e a darci la consapevolezza di essere stati presi per il naso? (rima involontaria). Ogni giorno ce n’è una e ammortizziamo anche i colpi più severi. Fino a quando?

 

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