martedì, Settembre 28

Quale rinascita? 40

0

rinascita fai

Pochi giorni fa, a Ivrea, il Fai (Fondo ambiente italiano), ha tenuto un suo convegno nazionale avente come tema “Quale rinascita ?”. Già il titolo del convegno, è di per se foriero di riflessioni, spunti, elaborazione di proposte. Cose che si sono puntualmente e direi felicemente realizzate in tale occasione. L’allusione alla più che critica situazione, che come da sempre scrivo, a mio modo di vedere è multifattoriale e non solo economica, è trasparente dal senso complessivo dell’iniziativa.

Per l’ennesima volta, a fronte delle pachidermiche lentezze, aggravate da una “sordità” con rari precedenti della “casta”, forze sociali organizzate, quali appunto il Fai, hanno proposto delle ipotesi, da attuare e percorrere, per uscire dal vicolo cieco, nel quale ci siamo e ci hanno cacciati. La condivisibile proposta del Fai, penso possa riassumersi nella volontà espressa dai lavori del Convegno, di dare vita a un circuito virtuoso “di un’integrazione tra paesaggio e cultura, tradizione e innovazione, industria e turismo”. Gli intenti della annunciata progettualità, maturata in un contesto di esperti fattivamente appassionati di tali argomenti, assumono un rilievo e una credibilità nelle volontà, nei confronti dell’opinione pubblica, maggiormente affidaile, di qualsiasi dichiarazione del politicante di turno.

Non credo che nel contesto del Convegno di Ivrea, tenutosi, come chiaro segnale nella mitica Officina h degli stabilimenti Olivetti, termini come paesaggio, cultura, tradizione, innovazione etc. siano stati citati a caso. Ritengo che proprio in un consesso del genere, le parole pronunciate, siano da interpretarsi, come ben ancorate ai significati che esse hanno. Non ci troviamo quindi di fronte a fumistiche interpretazioni da dover effettuare per cogliere il senso vero dei propositi enunciati. Contrariamente a quanto ci hanno sciaguratamente abituati gli esponenti della nostra classe dirigente (?). Il Ministro del Ministero che per amore di sintesi definirò della Cultura, ha fatto approvare in un recentissimo Consiglio dei Ministri misure di agevolazioni fiscali per persone giuridiche o fisiche, che compiano atti di liberalità, a favore dei settori indicati nella direttiva Ministeriale. Principalmente cinema, e conservazione e restauro di Beni culturali. L’intento della disposizione è certamente apprezzabile, lodevole. Ma non posso esimermi, dall’evidenziare il fatto, che la pigra e usurata logica politico-burocratica, sottostante al provvedimento, affonda le sue radici nella sporadicità e superficialità degli interventi che si sono verificati negli ultimi anni. Si ritiene, secondo me a torto, che siano sufficienti delle agevolazioni fiscali, per quanto appetibili a rimettere in moto gli inceppati volani economici del nostro Paese. I politici, che dovrebbero, creare scenari, alternative, soluzioni, si fermano bene che va, a indicare senza una cornice propria dove inserirli compiutamente dei provvedimenti fiscali. E’ poco, sinceramente troppo poco, e sicuramente insufficiente. Quella che un tempo veniva giornalisticamente definita “società civile”, proprio seguendo alcuni punti del documento elaborato dal Convegno di Ivrea, dimostra ancora una volta, di essere per competenza, conoscenza specifica, metodologia di intervento una spanna avanti rispetto alla classe politica.

Da Ivrea, è uscita una proposta, nella quale si parla ad esempio della creazione di un “circuito virtuoso di integrazione e valorizzazione, delle opportunità offerte dal paesaggio e dalla cultura, da sfruttare anche con il turismo”. Insomma, è stata indicata una visione organica delle cose, come quella di cui troviamo ineludibile traccia all’art. 9 della Costituzione. “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e dell ricerca scientifica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Sicuramente c’è la penuria delle risorse, ma quello che manca ancor di più, è un “progetto organico” su settori, che oramai con l’approssimazione e superficialità, cui siamo stati abituati dai politici, si spingono a definire “strategici”. Dichiarazione altisonante e condivisibile, della quale però i palloni gonfiati del momento, nei fatti sembrano non avere la minima contezza. Restaurare un monumento, se ciò non viene inserito in un “progetto d’intervento organico”, almeno dell’area o della zona di riferimento, perde d’incisività, di promozione economica e culturale. Ne rimane solo il beneficio fiscale per il privato, che ha operato l’atto di liberalità. Ma per fare piani e progetti, ci vogliono la concorenza di tanti elementi, competenza, volontà politica incardinata sulla ricerca del bene comune, fantasia, capacità complessiva, e una burocrazia depurata delle sue non sempre casuali ottusità. La creatività e le idee, sono da sempre grandi catalizzatori di risorse economiche. Il problema centrale, ritengo sia proprio questo. Ma le idee che mancano all’appello, sono quelle dei componenti della “casta”, troppo affaccendati nei loro turpi bagordi, non certo al Popolo italiano. Sarei veramente curioso di venire a conoscenza della proggettualità di Fiorito in arte meglio conosciuto come “Er Batman di Anagni”. Ma questa è solo un’appendice, dettata da un livello di disgusto, al quale un comune cittadino quale io sono è stato portato

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->