domenica, Giugno 20

Quale prospettiva dopo l'accordo Iran – USA?

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Il Medioriente è da qualche anno alle prese con una ridefinizione degli equilibri tra i vari attori, più o meno influenti, dell’area. Le Primavere Arabe ne sono state il detonatore e i primi risultati hanno determinato una destabilizzazione di diversi Paesi, nonché la nascita e l’attuale espansione del fenomeno ISIS. Questa situazione costringe principalmente gli attori occidentali a ripensare le loro alleanze e rivedere i loro interessi, al fine di ridefinire un nuovo equilibrio. 

Recentemente gli Stati Uniti hanno stretto un accordo sul nucleare con l’Iran, fino a qualche tempo fa definito Stato Canaglia, riconoscendolo di fatto come un attore regionale di rilievo. Attraverso questo accordo Washington cerca principalmente di ridefinire un equilibrio mediorentale che coinvolga anche l’Iran.

Ne parliamo con Valter Coralluzzo, Professore di Relazioni Internazionali presso l’Università di Torino.

 

Quali sono state le necessità che hanno portato Stati Uniti e Iran a raggiungere un accordo sul nucleare, che di fatto ha riabilitato lo Stato sciita all’interno del panorama regionale?

Per quanto riguarda l’Iran le motivazioni sono di due tipi: la prima è sicuramente la revoca delle sanzioni economiche, anche se ci sono dei pareri discordi tra gli studiosi sugli effetti che queste sanzioni hanno prodotto sull’economia iraniana, ma quella prevalente è che abbiano avuto conseguenze pesanti, in quanto hanno limitato le esportazioni di petrolio e merci di altri generi, nonché gli investimenti nel settore del petrolio e del gas. Quindi la prima motivazione è di natura economica che si lega alla motivazione politica di vedersi riconosciuto un ruolo regionale importante.

Il problema dell’élite iraniana era che questo accordo non passasse come resa verso le potenze occidentali, il che poteva sicuramente incidere negativamente sull’opinione pubblica, sulla quale avevano propagandato per anni che l’Iran non avrebbe mai rinunciato al suo programma nucleare.  Infatti dopo l’accordo è stato pubblicizzato come una grande vittoria della rivoluzione. Le due motivazioni reali erano quindi la rimozione delle sanzioni economiche e il riconoscimento dell’Iran come attore regionale di rilievo.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, non hanno mai dato l’idea di essere interessati ai dettagli dell’accordo, in quanto l’accordo è un pilastro fondamentale di una strategia tesa al disimpegno americano in Medioriente. Confortati dal fatto che la loro dipendenza energetica è diminuita di gran lunga, hanno deciso di attuare la strategia rimodulare il loro sistema di alleanze, mettendo le potenze regionali l’una contro l’altra al fine di scongiurare la predominante di una sola e ritagliarsi il ruolo di guardiano esterno degli equilibri regionali. Ovviamente senza l’Iran questo non si può fare. Per gli Stati Uniti il nemico vero non è in Medioriente ma la Cina o la Russia. Quindi il Medioriente migliore per l’America è quello dove ci sia un equilibrio di potenza tra gli attori regionali.

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