giovedì, Agosto 5

Quale Medioevo nel Terzo Millennio? Intervista al gruppo di rievocazione medievale ‘Media Aetas’ di Torino

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Rievocazione medievale…ancora, o forse no? Alle soglie del Terzo Millennio le rievocazioni storiche, le feste in costume e le sagre di ogni tipo hanno allietato la nostra estate in ogni luogo di villeggiatura e si presentano sotto svariate forme: in costume, come palii, giostre, cortei con figuranti, lasciando a parte quelle più famose (Palio di Siena, Gioco del Ponte, Giostra del Saracino, la Quintana ecc.). Tali sagre o fiere hanno contribuito a formare la coscienza del popolo italiano fin dall’Ottocento e quelle tuttora in atto o che ritornano in voga in questi anni sono gli esiti di tale fenomeno, come una sorta di revival del genere con molti accoliti anche tra coloro che le organizzano nelle varie città d’Italia, favorite anche dalle vari Notti Bianche diffuse ovunque. Tali manifestazioni sono aiutate anche dalle varie pro-loco che cercano di recuperare la storia locale e trasmetterla alle giovani generazioni. Per lo più si cerca di attirare turisti, ma spesso per ritrovare l’essenza e l’origine del medioevo ci vuole molta fantasia, meglio se aiutati dal metodo ‘fantasy’ per evocare leggende e mondi misteriosi che guardano a quel tempo con una certa distanza, magari strizzando l’occhio anche al fenomeno dei Templari. Esistono, però, anche celebrazioni che trattano seriamente la questione Medioevo, studiando e riproponendo abbastanza fedelmente il periodo, con messe in scena dotate anche di una buona coscienza storica.

Tra coloro che fanno una ponderata ricerca storica sul Medioevo prima di riproporlo, è il gruppo storico Medias Aetas, con sede a Torino, che ha risposto coralmente alle nostre domande, secondo il loro spirito di socializzazione e di scambio culturale.

 

In che consiste la vostra ricerca storica sul Medioevo?

Il gruppo è diviso in due settori: uno per gli armati e gli arcieri, e uno per la vita civile, di corte. Attraverso lo studio di testi, iconografie e trattati si propone di portare alla luce usi e costumi dell’epoca. La prima porzione della compagnia impiega i frutti di queste indagini per ricostruire momenti di battaglia, duello, schermaglia, rissa, movimenti in schieramento, addestramento, vita militare; ogni membro si sottopone ad allenamenti fisici, allo studio delle armi ed è chiamato a collaborare non solo alla ricerca, ma anche alla costruzione di materiale autenticamente e plausibilmente storico, quali archi, scudi, parti di armature e vestiario: il tutto indossabile ed utilizzabile. Il settore della corte è regno delle dame e delle danze, dei lavori nei feudi, si impegna nella ricostruzione coreografica medievale attraverso lo studio di manoscritti rinascimentali e attraverso la partecipazione a corsi qualificati svolti da maestri esperti. Ancora compone piccole opere di manifattura complementare, quali coroncine, rune, giochi storici reali, vestiario; tutto ciò è adoperabile e non da esposizione. Insieme, tutti i membri di Media Aetas evocano e danno la possibilità di vivere la storia medioevale a chi lo desidera.

Che cosa vuol dire essere o interpretare il cavaliere o gli altri personaggi oggi?

Dobbiamo far vivere la sensazione di essere nella storia e perché ciò sia possibile, ognuno di noi e tutti insieme dobbiamo essere in tutto e per tutto un pezzo di storia. Essere cavaliere o uomo d’arme, popolano o cacciatore, ladro o mercante significa conoscere quanto più possibile quel ruolo e farlo conoscere; non è tanto diverso dal recitare una parte: spesso un momento di animazione può essere proprio questo, nello specifico e in mezzo alle persone. E’ come essere un attore di teatro, ma il pubblico è sul palco con te.

Il vostro è un tipo di revival medievale, o c’è dell’altro dietro?

C’è dell’altro ed è la costituente principale. Essere ‘Media Aetas’ è anche un modo per socializzare, per effettuare scambi culturali e geografici, per apprendere una disciplina e imparare uno sport! I componenti del gruppo più esperti devono saper trasmettere spirito di aggregazione e collaborazione, inoltre partecipano a incontri, si addestrano veramente al combattimento figurato che possono approfondire fino al livello competitivo, partecipando a tornei, manifestazioni nazionali e internazionali.

Lo studioso e critico Le Goff parlava di Medioevo: quanto tale concetto è cambiato oggi?

Le Goff era convinto che non proporre ai giovani una conoscenza della storia che risalga ai periodi essenziali e lontani del passato, significa fare di essi degli orfani di tale passato, e privarli dei mezzi per pensare correttamente il nostro mondo e per potervi agire bene. Il Medioevo secondo lui rientrava tra i periodi essenziali da proporre ai giovani, perché è stato determinante nella formazione dell’Europa attuale. Inoltre lo storico francese si è sempre interessato a temi di ricerca di solito trascurati dalla storia più tradizionale, dando la possibilità anche all’uomo di oggi di rinnovare la visione della storia consueta e apprezzare il Medioevo come una realtà molto più complessa e non riconducibile a una sola dimensione.

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