lunedì, ottobre 22

Quale futuro per Magneti Marelli? Fca ha intavolato trattative con un fondo Usa per la vendita del gioiello italiano

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La morte di Sergio Marchionne sembra destinata a produrre forti ripercussioni sulle strategie di espansione di Fiat-Chrysler Automobiles (Fca). E quanto emerge da un articolo del ‘Wall Street Journal’, secondo cui Magneti Marelli, società specializzata nella produzione di componenti ad alta tecnologia per il settore automobilistico, sarebbe attualmente al centro di un piano di ristrutturazione interna da parte di Fca. Sergio Marchionne intendeva scorporarla dalla casa madre in vista di una sua quotazione a Piazza Affari entro i primi mesi del 2019, come si legge in un comunicato stampa emesso da Fca.

La dipartita dal manager italo-canadese e l’assunzione delle redini di Fiat-Chrysler Automobiles da parte del britannico Mike Manley apre invece le prospettive a una cessione della compagnia, sulla quale si concentra l’interesse del fondo statunitense di private equity Kohlberg Kravis Roberts (Kkr). Stando alle informazioni riportate dall’autorevole quotidiano finanziario statunitense, le trattative per la vendita di Magneti Marelli – il cui valore è stimato tra i 3,2 e i 6 miliardi di euro –tra il fondo e Fca sarebbero state intavolate lo scorso 22 agosto (a nemmeno un mese dalla morte di Marchionne). ‘Bloomberg‘, dal canto suo, specifica che l’affare potrebbe andare in porto per tramite della società giapponese Calsonic Kansei, venduta a sua volta nel novembre 2016 da Nissan a Kkr e ad altri azionisti per ben 4,5 miliardi di dollari. Il progetto del fondo statunitense sarebbe quello di rilevare Magneti Marelli mediante un leveraged buyout(procedura tipica dei fondi-avvoltoio‘) e fonderla con la controllata Calsonic Kansei, operante in settori di fatto analoghi, dando vita a un colosso mondiale con un fatturato da 18 miliardi di euro. Sempre ‘Bloomberg’ rivela tuttavia che nei confronti di Magneti Marelli si registra anche l’interesse di due soggetti abbastanza simili a Kkr, vale a dire i fondi di private equity statunitensi Apollo Global Management e Brain Capital.

L’ufficio stampa di Fca si è guardato bene dal commentare le voci di corridoio attorno alle trattative incentrate su Magneti Marelli, ma il passaggio di una società hi-tech capace di ergersi a simbolo di qualità del made in Italy (fornisce tra l’altro la componentistica a tutte le principali scuderie di Formula 1 e MotoGp) a uno qualsiasi dei fondi interessati costituisce un evento di grande rilevanza. Non tanto perché segna la vendita all’estero dell’ennesimo ‘gioiello di famiglia’ (Fca è di fatto una società straniera), quanto per le sue possibili ripercussioni in ambito occupazionale. Attualmente, Magneti Marelli impiega poco meno di 45.000 dipendenti, e di questi circa 10.000 in Italia. Non è impossibile che il passaggio al fondo Kkr (o ad un suo concorrente) preluda alla delocalizzazione di stabilimenti produttivi in Paesi – specie quelli dell’Europa orientale – capaci di garantire manodopera qualificata a basso costo, visto anche che ciò risulterebbe perfettamente confacente agli obiettivi dichiarati sul proprio sito dalla stessa società che «nella sua missione di componentista automotive a livello globale, mira a coniugare qualità e offerta competitiva, tecnologia e flessibilità, con l’obiettivo di rendere disponibili prodotti d’eccellenza a costi competitivi». Ad oggi, Magneti Marelli può contare su 86 complessi produttivi e 14 centri di ricerca e sviluppo disseminati in ben 19 Paesi del mondo. Una presenza internazionale che ha posto la società nelle condizioni di rifornire tutte le principali case automobilistiche al mondo, sebbene quasi il 40% dei ricavi (pari a 7,9 miliardi di euro nel 2016) derivi ovviamente dalle commesse nei confronti della controllante Fca. Il divorzio tra quest’ultima e Magneti Marelli andrebbe a spezzare un legame che intercorre dal 1919, quando la Ercole Marelli siglò una joint-venture con Fiat per fornirle magneti destinati ai motori a scoppio per automobili, motociclette e persino aerei. Nel corso dei decenni successivi, la compagnia di Sesto San Giovanni aprì propri stabilimenti a Parigi, Londra e Bruxelles nell’ambito di un processo di diversificazione produttiva che la portò a mettere a punto avanzati impianti di illuminazione e avviso sonoro per autoveicoli, oltre che batterie, alternatori, centraline, navigatori, sospensioni, televisioni e radio. Non vanno inoltre dimenticati i sistemi di accensione e scarico. I bombardamenti delle fabbriche perpetrati dagli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale condannarono la Magneti Marelli a una crisi da cui la società seppe tuttavia uscire in tempi decisamente rapidi, prima di essere definitivamente acquisita dalla Fiat nel 1967. Da allora, il gruppo Magneti Marelli ha portato a termine una serie di acquisizioni societarie (Automotive Lighting, Solex, Weber, Ergom Automotive e Carello) espandendo la propria rete produttiva a ben quattro continenti (Oceania esclusa).

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