sabato, Ottobre 23

Qualcosa sta cambiando 40

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Qualcosa sta cambiando… ‘Europa’, con ‘l‘Unità’ prima che venisse lasciata morire, è il quotidiano che ha come stella polare il Partito Democratico; fin da subito si è schierata a sostegno di Matteo Renzi. Eppure forse qualcosa sta cambiando. Qualche giorno fa il vice direttore Mario Lavia, che sarà pure renziano, ma non ha gli occhi foderati di prosciutto, ha firmato un editorial significativamente intitolato “L’ottimismo non basta più. Cosa sostiene Lavia? Che «Renzi dovrà parlare un linguaggio nuovo, più fermo e concreto, e dimostrarsi padrone di una situazione economica complessa da calibrare su tempi lunghi». E impietoso aggiunge: «La realtà, come al solito, sta asfaltando i sogni…Eserciti di analisti hanno discusso e realizzato report sballati. Adesso è tutto un fare a gara su chi ammette di essersi sbagliato. Di non aver capito che la crisi è molto più aspra e duratura del previsto. Di aver illuso se stessi e gli altri indicando una luce in fondo al tunnel che non brillava né brilla adesso né brillerà nei prossimi mesi. È la rivincita della realtà».

Qualcosa insomma sta cambiando. Più di qualcosa, se è vero che il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ci fa sapere che la riforme daranno i loro frutti fra due anni. Ha voglia Renzi a dire che poco importa se ci sarà un autunno caldo, e che le minacce dei sindacati non lo scuotono più di tanto, perché i sindacati sono sempre scontenti, qualsiasi cosa dica o faccia…

Finito il momento magico che l’elettore accredita sempre per i primi cento giorni a chi entra nella stanza dei “bottoni” (sempre che ci siano, non è detto, Pietro Nenni quando diventò vice-presidente del Consiglio confessò che presto si era reso conto che il vero potere stava altrove, e stiamo parlando di cinquant’anni fa)? Al momento i sondaggi e le rilevazioni demoscopiche dicono che Renzi, quanto a consenso, va col vento in poppa. Ma forse l’ex sindaco di Firenze, orbo nella terra dei ciechi, piace perché di tutti gli altri non se ne può proprio più.

 Qualcosa sta cambiando…Un campanello d’allarme dovrebbe essere costituito da una consultazione on line (dunque non un sondaggio) condotto dall’’Espresso’. Il settimanale ha naturalmente cura di specificare che la consultazione non ha valore statistico, è una rilevazione aperta a tutti non basata su un campione elaborato scientificamente. Tendenzialmente però il lettore de “l’Espresso” politicamente si colloca nell’area progressista, non è, quello che si dice un conservatore. Ebbene su circa diecimila votanti, il 9 per cento giudica ottimi i primi sei mesi del governo Renzi: il 16 per cento li giudica buoni; l’8 per cento, sufficienti; totale: un non esaltante 33 per cento. Al contrario, il 13 per cento dei votanti li giudica mediocri; il 17 per cento insufficienti, ben il 37 per cento, pessimi. Insomma: pollice verso per il 67 per cento dei lettori…

Qualcosa sta cambiando. Come dice Lavia: «la realtà sta asfaltando sogni e illusioni». Il bilancio del semestre renziano è magro: annunci in quantità, qualche abbozzo di riforma, effetti economici pari a zero, almeno nel breve o medio termine. La crescita doveva toccare almeno il 2 per cento; la priorità era il lavoro, e ora si scopre che il Jobs Act per quanto possa suonare bene non sarà operativo prima di metà 2015. Cosa si stia facendo a livello europeo non è ben chiaro. Che cosa abbia in testa Marianna Madia per la riforma della Pubblica Amministrazione è ancor meno chiaro; il ministro per le riforme Maria Elena Boschi, fa notizia per la sorridente esibizione in bikini nella spiaggia di Marina di Pietrasanta e perché lascia intravvedere un capezzolo; il ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini perché si abbronza in topless… mica per fare del moralismo ai quattro formaggi, però va pure annotato che il dibattito politico è questo, e si dipana a suon di twitter, 140 caratteri…

Qualcosa sta cambiando… Se ci spostiamo a Rimini, dove ci “celebra” l’annuale meeting di “Comunione e Liberazione”, ci si rende conto che anche da quelle parti c’è del movimento. Per cominciare: politici, zero. Se pensiamo che tre anni fa venne gradito ospite Giorgio Napolitano, nell’edizione successiva Mario Monti, in quella dopo Enrico Letta…Quest’anno, niente. Renzi non partecipa, e non vanno neppure Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini. Non ci sarà nessuna sfilata di big del Partito Democratico e di Forza Italia come negli anni passati…

C’è chi sostiene che sia un riflesso del nuovo corso impresso da papa Francesco, il nuovo clima di separazione tra Chiesa e politica, e anche il programma di CL ne sarebbe stato contagiato. Oppure è la nuova classe dirigente renziana che intende marcare una separazione dal mondo ciellino. Così dibattiti, incontri e confronti sulle “periferie” del mondo, dal Sud America all’Africa all’Asia; attenzione alle questioni mediorientali; politica interna come se non ci fosse. Perfino Maurizio Lupi, ciellino doc, non figura nel programma dei dibattiti: si limiterà a fare una conferenza stampa nel corso della settimana. Ci saranno alcuni ministri, (da Maurizio Martina a Stefania Giannini, da Beatrice Lorenzin, a Giuliano Poletti) e una passerella di sindaci: Giuliano Pisapia, Milano; Dario  Nardella, Firenze; Piero Fassino, Torino; Flavio Tosi, Verona; il governatore della Lombardia Roberto Maroni. E qui ci si ferma. Quel poco che c’è di politica riguarda l’attività concreta del governo. La farà da padrona l’economia, un parterre, di tutto rispetto. Non mancheranno il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. E ci sarà anche Sergio Marchionne, che chiuderà la kermesse riminese con una lezione su “globalizzazione e competitività”. Qualcosa sta cambiando.

 

 

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