mercoledì, Dicembre 8

Qualcosa si muove

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A quanto pare, la politica si muove. La politica italiana intendo, quella tortuosa e impervia che noi anziani conosciamo bene, dai tempi di formule epocali, cristallizzate nel tempo e nella memoria come le “convergenze parallele” o gli “equilibri più avanzati”,  fino alle comunistissime “spinte propulsive esaurite”, tanto per citare le massime espressioni di leader celebrati come Aldo Moro, Francesco De Martino ed Enrico Berlinguer.

La macchina in perenne movimento sta aumentando progressivamente i giri del motore, il borbottìo sordo è diventato improvvisamente un ronzio ben percepibile, a partire dal Quirinale, da cui Giorgio Napolitano fa capire che la sua missione, invero titanica e degna di collocarlo tra i padri della patria, sta terminando.

Come accennavo in un precedente articolo, l’aria elettorale agita gli ormoni di questo burrascoso (in tutti i sensi) inizio autunno, e vediamo di capirne il perché e il percome. Il Presidente è stanco e sta per compiere i suoi primi novant’anni. Aveva accettato obtorto collo di guidare la nazione con un supplemento di mandato  per puro senso di responsabilità istituzionale, intravedendo il rischio assai fondato di catastrofe nazionale. Ora, con il consolidamento di Matteo Renzi e prima di un suo possibile logoramento, dovuto alla perdurante crisi economica e alla pervicace battaglia che l’ancien regime, soprattutto dall’interno del Pd , sta conducendo, Napolitano appare intenzionato a concludere il suo disegno.

Il patto del Nazareno, geniale intuizione della nuova sinistra liberal, sta mettendo alle corde Silvio Berlusconi, il quale teme a ragion veduta  di perdere quel miracoloso 25% conseguito nel 2013, insperato ultimo regalo ricevuto dalla vecchia, ottusa nomenklatura di sinistra. E poiché il suo ultimo obiettivo è verosimilmente avere ancora voce in capitolo nelle manovre che porteranno all’elezione del nuovo capo dello Stato, l’ex cavaliere ha l’esigenza assoluta di arrivare a questo traguardo prima che eventuali elezioni segnino il crollo del suo partito-azienda. Un nuovo capo dello Stato che tenga aperto lo spiraglio della sua exit strategy , l’uscita di scena dalla politica più indolore possibile per gli enormi interessi economici suoi e della sua  famiglia.

Le altre forze, o debolezze, politiche si agitano anche loro. La Lega di Matteo Salvini sente di poter catalizzare i consensi della destra pane e salame raccogliendo anche, ultime notizie, l’applauso della callipigia Paola Bacchiddu, ex tamburina della sinistra, pura e dura, che guarda ad Alexis Tsipras come nuovo condottiero. Chissà come l’avrà presa la ieratica Barbara Spinelli.

La destra tradizionale fa notizia per il vuoto di notizie che la riguardano, in evidente crisi di idee e pesantemente destabilizzata dal ciclone Renzi. Per di più, galleggia fra vecchi dinosauri di valore ma inesorabilmente surclassati dal tempo come Gianfranco Fini, e leaderini di scarso spessore, ammirevoli per impegno ma destinati a infrangersi contro la futura barriera percentuale che la sospirata legge elettorale prima o poi stabilirà.

Restano due pezzi importanti del puzzle prossimo futuro, il movimento di Beppe Grillo e il partito del sindacato, guidato più dall’arcigno Maurizio Landini che da una Susanna Camusso in calo di credibilità.

Il primo appare in netta difficoltà. Si può ingannare una persona una volta, non dieci persone dieci volte, disse Abramo Lincoln. Non si può reggere a lungo in una posizione che pretende da un lato di collocarsi “oltre” , in nome di una ben poco chiaramente fondata superiorità, dall’altro  facendo parte integrante di un Parlamento che dibatte e legifera per mandato popolare. Il tutto affidandosi a grottesche consultazioni web che coinvolgono poche migliaia di persone su temi di cruciale importanza per tutti.

Il secondo somiglia all’”arma segreta” della cui oscura esistenza i tedeschi avevano fatto trapelare notizia nel 1944 nella speranza di influenzare in extremis le sorti di una guerra ormai persa. Le V1 e V2 di Werner Von Braun erano missili micidiali, molto più delle pacifiche e civilissime piazze riempite dai movimenti sindacali  in agitazione perpetua. Ma non servirono a nulla, se non a ritardare un po’ il cammino della Storia.

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