venerdì, Agosto 6

Qual è lo stato attuale del patrimonio culturale?

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Il 2 novembre scorso l’Editoriale de ‘Il Sole 24 Ore’ tirava le conclusioni sugli ‘Stati Generali per la Cultura, promossi dallo stesso giornale, riguardo al patrimonio artistico-paesaggistico e ai proventi economici da esso derivati, dopo l’accurata ricerca nel 2014 di Symbola-Unioncamere sul valore aggiunto insito nei nostri beni culturali e paesaggistici. Il valore stimato per tali proventi economici si aggirava intorno agli 83 miliardi.Investire in cultura quindi conveniva anche per sviluppare l’economia, ormai in piena crisi; ma secondo l’opinione del professor Alberto Quadrio Curzio mancava quello che egli definiva un programma d’azione univoco per tale settore culturale, che si è cercato di rendere ben chiaro dopo tale iniziativa, creando anche un ‘Manifesto per la Cultura’ che dal 2012 sta dando effetti positivi per ‘lanciare’ tale settore.

D’altra parte le politiche in campo culturale attuate dallo stesso Ministro del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) Dario Franceschini, anche per agevolare l’apporto dei privati, in tale impresa e per sollevare, appunto, lo stato dei beni culturali, avevano apportato maggiori risorse economiche. Queste avevano permesso anche l’attuazione dei cosiddetti PON (Piani nazionali operativi) per le Quattro Regioni Meridionali che andavano ad incentivare, dando fondi e migliorando nelle esposizioni e nell’accoglienza i musei, valorizzando le opere d’arte in essi contenute o i siti artistici nel loro complesso, da anni in deficit, tramite l’azione di imprenditori, aziende private e la creazione di Fondazioni Culturali (come per esempio a Roma, La Fondazione Roma Musei) all’interno dei luoghi di cultura.

Tale situazione andava a sanare l’annoso problema-questione dei siti degradati, o in grave collasso (sia economico che culturale), e lasciava così nuovo respiro per iniziative didattiche ed espositive, da anni ferme. Tali fondi potevano anche essere impiegati per restaurare, in maniera parziale o totale, siti o musei in attesa da anni per ristrutturazioni, o interventi piccoli o impegnativi, a secondo dei casi, di rinnovi agli interni o alle opere ivi contenute, o che versavano in condizioni di forte deterioramento, che comprometteva il loro status artistico o paesaggistico. Inoltre Enti o Fondazioni potevano intervenire anche per sanare ammanchi di bilancio che rischiavano di mettere a rischio di chiusura tali musei o siti culturali, anche se inglobando nell’organico dei Consigli di amministrazione i membri di altri enti o aziende, a volte favoriva il cambiamento (non sempre indolore) di intenti e ambizioni scientifiche del bene culturale stesso, che venivano dunque a mutare profondamente rispetto a quello di origine.

Il bilancio del MiBACT potrebbe quindi passare da 1,57 miliardi del 2015 a 1,87 nel 2018, con un incremento del 20% circa del totale, ma tale disegno di legge va approvato dal Governo tra le riforme, non ancora passate al vaglio del Parlamento.

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