lunedì, Luglio 26

Qatar: un Mondiale 2022 tra tecnologia, sfruttamento del lavoro e corruzione Strutture avveniristiche ma anche problemi (nascosti) nei cantieri e accuse di vario genere

0

Uno stadio interamente smontabile, unico nel suo genere. E’ questa l’ultima novità presentata in
vista dei Mondiali di calcio del 2022 che saranno disputati in Qatar. Si tratta del Ras Abu Aboud
Stadium, 40mila posti, vero e proprio fiore all’occhiello degli organizzatori, una struttura
rivoluzionaria che può essere scomposta in parti minori e ri-assemblata altrove. Si tratta dunque
di un’altra chicca ingegneristica, in attesa di vedere ultimato il Lusail Iconic Stadium, arena che
ospiterà, tra le altre, la partita inaugurale e la finale, con una capienza massima di quasi 90.000
spettatori. L’evento qatariota andrà in scena in una data assolutamente anomala per la
competizione, dal 21 novembre al 18 dicembre 2022, dunque con la finalissima a ridosso del
Natale. Sarà la prima volta nella storia che i Mondiali di calcio si terranno nell’inverno boreale.

Ma mentre il comitato organizzatore continua a stupire con strutture avveniristiche e di grande
impatto, le organizzazioni umanitarie di tutto il pianeta continuano a denunciare le inumane
condizioni di lavoro alle quali sono costretti gli operai, e non solo, nei vari cantieri. Si
susseguono i rapporti di Amnesty International secondo i quali nulla è cambiato negli ultimi
anni, con il Qatar che continua a sfruttare e a schiavizzare i lavoratori stranieri impegnati nella
costruzione delle varie infrastrutture. Sono per lo più bengalesi, indiani e di altre nazionalità del
Sud-Est asiatico, non hanno alcun diritto né la ben che minima possibilità di cambiare la loro
condizione sociale.

Costretti a turni di lavoro massacranti, anche nelle ore più calde del giorno (d’estate le temperature si attestano bel al di sopra dei 40° per molte ore al giorno), per meno di 200 dollari al mese, gli operai-schiavi sono soggetti alla kafala, un sistema introdotto nel 2009 che vieta loro di cambiare lavoro senza il permesso del datore di lavoro attuale, neanche se subiscono violenze e soprusi di vario genere. ‘Usanza’ abbastanza diffusa nell’emirato qatarino.

Il datore di lavoro ha anche la facoltà di requisire il passaporto ai propri operai che, di fatto, non
possono nemmeno lasciare il Paese a proprio piacimento. Sottoposto alle pressioni dell’opinione
pubblica internazionale, il governo si è prodigato nella stesura della nuova legge 21 per l’abolizione della kafala. Abolizione avvenuta solo formalmente dato che nella pratica nulla è cambiato.

Secondo Amnesty, sarebbero centinaia i lavoratori morti nei cantieri ‘mondiali’, zero secondo il
governo di Doha. Di sicuro, i rapporti tra il Qatar ed i Paesi di provenienza degli operai non aiutano a fare piena luce sul problema. Questi Paesi hanno infatti uno scarso peso contrattuale nei rapporti con il Qatar. Perciò, quando muore un operaio, difficilmente ci sono lamentele ufficiali da parte della Nazione di provenienza.

Un Mondiale nato male quello del 2022 e che l’opinione pubblica non riesce proprio a farsi piacere. Oltre a quella riguardante lo sfruttamento del lavoro straniero, non si placa nemmeno la polemica sul non più presunto giro di tangenti e di voti comprati che hanno portato alla scelta del piccolo Stato arabo come sede dell’avvenimento calcistico più importante del pianeta. Era il 29 gennaio 2013 quando ‘France Football‘, nota rivista sportiva francese, ha pubblicato un dossier shock di 20 pagine intitolato Qatargate in cui accusava l’Emirato di essersi assicurato i Mondiali comprando i voti. In seguito, anche il ‘Sunday Times‘ si è interessato alla cosa, pubblicando lettere, mail e file bancari che davano credito alla tesi e il ‘Guardian‘, nei suoi ‘FIFA files’, ha raccolto milioni di documenti sui movimenti di denaro sospetti e sulle testimonianze di brogli che coinvolgono funzionari di governo e rappresentanti di varie federazioni.

Accordi economici internazionali e pagamenti di somme più o meno grandi avrebbero dunque
reso ‘malleabile’ l’atteggiamento di tante federazioni in sede di voto. Le varie inchieste
giornalistiche hanno prodotto come risultato l’apertura di un’inchiesta, da parte del Comitato
Etico della FIFA, circa le denunce di corruzione; inchiesta che si è conclusa con un nulla di fatto
dato che, non avendo riscontrato irregolarità, è stata confermata l’assegnazione del mondiale al
Qatar. Decisione, a sua volta, contestata da molti che si appellavano sul fatto che Michael J.
Garcia, Capo Istruttore FIFA, non abbia inspiegabilmente ammesso nella pratica tutti i
documenti raccolti, ma, anche in questo caso, la discussione si è chiusa molto in fretta.

Sfruttamento del lavoro e corruzione, dunque, due accuse molto forti alle quali si è aggiunta
quella di finanziamento al terrorismo internazionale, recapitata al Qatar direttamente dai
principali Paesi del Golfo Persico, capitanati dall’Arabia Saudita. Secondo Arabia Saudita,
Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, l’Emirato qatarino fiancheggerebbe gli estremisti,
d’intesa con l’Iran. Misure pesanti sono state adottate da questi nei confronti del governo di Doha: escludendolo dalla coalizione militare araba che opera nello Yemen, chiudendo le
frontiere ai cittadini qatarioti ed interrompendo i collegamenti aerei. Misure pesanti e del tutto
ingiustificate dal punto di vista di Doha.

Con poco più di 2 milioni di abitanti, di cui solo il 13% di nazionalità qatariota, ed una
superficie inferiore a quella della Campania, il Qatar è il primo Paese al mondo per PIL pro
capite e ormai da anni svolge un ruolo internazionale reso possibile dalle immense ricchezze del
sottosuolo e dalla conseguente vendita di idrocarburi. Ruolo che, come abbiamo visto, spesso si
rivela ambiguo e con delle falle nascoste.

Negli ultimi anni, sotto la grande spinta dell’Emiro Tamim bin Hamad Al Thani, lo sport è stato
spesso usato dal governo qatariota come mezzo per ottenere una sorta di legittimazione a livello
globale. Tante le discipline coinvolte. Originariamente è stato il tennis a varcare i confini del
Paese arabo, con l’organizzazione di un torneo annuale ATP in quel di Doha, che ha avuto la sua
prima edizione nel lontano 1993. Poi è stata la volta del ciclismo, con l’istituzione del Tour del
Qatar, e dei motori, con la costruzione del Circuit di Losail che da anni ospita il Motomondiale e
il FIA WTCC. Nel 2014, a Doha, si sono svolti i Mondiali di nuoto, mentre nel 2015 la piccola
penisola araba ha ospitato i Mondiali di pallamano, con la nazionale locale che è riuscita a
raggiungere addirittura la finalissima, persa poi con la Francia. Impresa che suscitò tante
polemiche dovute al fatto che la nazionale qatariota fosse composta da campioni stranieri
letteralmente comprati e naturalizzati. Politica che Doha ha messo in atto, tra l’altro, in vari
sport. Dopo la pallamano è stata la volta dei Mondiali di ciclismo su strada, organizzati a Doha
nel 2016 nel totale disinteresse della popolazione locale. Senza contare l’organizzazione dei XV
Giochi Asiatici, i tanti investimenti fatti dall’Emiro Al-Thani nel mondo del calcio, uno tra tutti
l’acquisto del Paris Saint-Germain, e il tentativo fallito di portare nella capitale qatariota le
Olimpiadi del 2020.

I Mondiali di calcio del 2022 saranno quindi l’evento clou di un processo ultra decennale che ha
portato il Qatar ad essere un partner ambito da tante federazioni sportive mondiali, nonostante le
tante problematiche sociali, e non solo, che solo un evento di caratura internazionale, come il
Campionato del Mondo dello sport più diffuso e seguito del pianeta, ha il potere di porre
all’attenzione dell’opinione pubblica. Con la speranza che questo interesse non si spenga insieme
ai riflettori del Lusail Iconic Stadium, una volta conclusa la finale di Qatar 2022.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->