lunedì, ottobre 15

Qatar, arriva a Riyad la risposta del Governo

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Il Qatar ha pagato cara la sua voglia di indipendenza. Lo ‘spirito libero’ della Penisola araba è stato, ormai quasi un mese fa, isolato da tutti i suoi maggiori vicini. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrain hanno sospeso ogni relazione commerciale e diplomatica con il piccolo Stato arabo. La pubblica accusa era quella di ‘supportare il terrorismo’, quella un po’ più velata era di pendere verso un pericoloso e eterodosso allineamento verso la seconda potenza regionale del Medioriente: l’Iran.

L’arcinemico dei sauditi, infatti, era riuscito nonostante tutto a intraprendere relazioni amichevoli con il piccolo Qatar – cosa ben strana in una regione in cui gli Stati tendono a seguire passo per passo le mosse e la politica di Riyad. Ad ogni modo, la posizione ambigua del Qatar non è mai stata gradita dai sauditi, che aspettavano solo il benestare del loro più potente alleato, per procedere e riportare, come si suol dire, la pecorella all’ovile. La visita in Arabia di Trump ha così, indirettamente, innescato la rappresaglia di Riyad.

Al Qatar è stata presentata una lista di richieste da esaudire per poter rientrare nell’orbita saudita e normalizzare i rapporti con i Paesi vicini. L’ultimatum prevedeva il taglio dei finanziamenti ai Fratelli Musulmani, Stato Islamico, al Qaeda e Hezbollah e il riconoscimenti di queste come organizzazioni terroristiche; la chiusura dei rapporti con l’Iran; la fine dei contatti con l’opposizione politica nei Paesi arabi, l’accordo per dieci anni di ‘sorveglianza’ da parte delle 4 nazioni vicine per assicurarsi che il Paese rispetti gli accordi. Pretesa anche la chiusura di una serie di organizzazioni giornalistiche nazionali, tra cui la famosa emittente ‘al-Jazeera’, e la fine della cooperazione militare con la Turchia di Erdogan, che al momento della crisi si era offerta di mediare, e aveva inviato rifornimenti alimentari e militari al Paese.

Al Qatar sono stati concessi dieci giorni – poi estesi a 12 – per accettare queste richieste. Proprio oggi, giorno dell’ultimatum, il Ministero degli Esteri saudita ha ricevuto una lettera dal Governo del Qatar. Non è mai stato chiaro a cosa il Paese sarebbe andato incontro nel caso si fosse rifiutato di rispondere alle richieste delle nazioni coinvolte nel blocco.

In ogni caso, il Ministro della Difesa aveva affermato che «la nazione è pronta a difendersi, se necessario». «Siamo pronti. Siamo pronti a difendere la nostra nazione», aveva fatto eco Khalid al Attiyah, precisando di sperare che «non arriveremo al punto in cui un intervento militare dovrà essere organizzato».

La risposta di Doha verrà «esaminata con attenzione», ha fatto sapere Adel al Jubeir, Ministro degli Esteri saudita. La questione non divide solo il mondo arabo. Gli Stati Uniti, teoricamente anche se non direttamente responsabili della faccenda, presentano una posizione eterogenea. Se da una parte Trump sembra supportare le posizioni saudite, dall’altra il Segretario di Stato Rex Tillerson si è pronunciato per chiedere il raggiungimento di un compromesso tra le due parti.

Per Meghan O’ Sullivan, su ‘Bloomberg’, questa reazione fa capire che gli Stati Uniti sono stati presi di sorpresa, perdendo inoltre la posizione privilegiata che avrebbero potuto avere come mediatori ufficiali nei contenziosi tra le potenze regionali della Penisola araba.

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