venerdì, Luglio 30

Qatar 2022: la geopolitica del calcio non si ferma

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La rottura delle relazioni diplomatiche tra i Paesi del Golfo sembra non potersi comporre in tempi brevi. Come abbiamo più volte scritto, lo scontro è principalmente di tipo geopolitico, ma rischia di incidere anche su importanti manifestazioni sportive. Una fra tutte: i mondiali di calcio previsti per il 2022. La crisi di giugno ha reso di nuovo attuali le polemiche sull’assegnazione degli ultimi due Campionati. Se per gli eventi in programma per il prossimo anno nel Paese del Cremlino ben poco ormai rimanga da fare, un discorso diverso potrebbe essere fatto per il piccolo Emirato.

In questi ultimi giorni è tornato alla ribalta mediatica anche il Rapporto Garcia (il risultato delle indagini sulle accuse di corruzione per le candidature ai Mondiali 2018 e 2022), di cui sono stati pubblicati alcuni stralci dal giornale tedesco ‘Bild’ e che la Fifa aveva inizialmente censurato. Si parla di corruzione e interventi in prima persona da parte di autorevoli individui per incassare il mondiale in casa propria. Nel 2010, infatti, c’erano due fazioni contrapposte: da un lato Stati Uniti e Gran Bretagna, dall’altro Russia e Qatar. Sappiamo tutti come è finita. Non è un caso che molte polemiche vengano “fatte rimbalzare dalla Gran Bretagna proprio perché l’asse USA-Gran Bretagna è stato particolarmente danneggiato dall’assegnazione contestuale dei Mondiali alla Russia e al Qatar, che hanno battuto proprio Inghilterra e Stati Uniti, contro tutti i pronostici”, così si esprime Marco Bellinazzo, giornalista de ‘Il Sole24Ore’ e autore de ‘I veri padroni del calcio’.

Bellinazzo aggiunge: “Aldilà di quanto indicato nel Rapporto Garcia, questo documento mette in evidenza e fa capire quanto il calcio e, in particolare, i Mondiali ormai abbiano assunto un ruolo fondamentale non solo dal punto di vista sportivo ma anche nel settore della geopolitica internazionale per gli equilibri dello scacchiere globale”. Si parla, dunque, di una vera e propria geopolitica del calcio, in cui uno scoop come quello del ‘Bild’ viene fatto proprio quando il Qatar è in difficoltà: “Queste cose non avvengono mai per caso”.

Di parere diverso Gennaro Terracciano, giurista e Presidente del corso di laurea Management dello sport dell’Università Roma 4, secondo cui, “Viene bene parlarne adesso che c’è la crisi politica internazionale e i mass media alimentano forme di collegamento tra le cose. Non ci vedo un intento particolare, se non quello di utilizzare e mettere insieme notizie per incuriosire il pubblico”. In risposta allo scoop, la Fifa ha pubblicato integralmente il rapporto. “Probabilmente” spiega il Professore “avrà ritenuto che la pubblicazione fosse il male minore, perché il valore dell’immagine e la trasparenza che ne deriva compensa ampiamente la perdita della riservatezza”.

Il Qatar, intanto, accoglie la versione integrale del documento come una rivendicazione dell’integrità del Paese «anche se la tempistica della soffiata è sospetta» dichiara la Supreme Committee for Delivery and Legacy del Qatar, ente ad hoc creato nel 2011 per la supervisione dei lavori infrastrutturali per accogliere i mondiali nel 2022. Il Governo qatarino rassicura che «le divergenze politiche sorte con altri paesi del Golfo non incideranno sui preparativi dei Mondiali di calcio del 2022, nonostante le sanzioni economiche imposte al Paese». Anche lo stesso Presidente della Fifa, Gianni Infantino, in un’intervista rilasciata al quotidiano ‘Le Matin’, rassicura gli animi dei tifosi di tutto il mondo dicendosi convinto che entro il 2022 la situazione politica si sarà normalizzata.

Non solo scandali. Anche i mass media arabi si lanciano all’attacco di Qatar 2022. L’emittente ‘Al Arabiya’, per esempio, cita faziosamente le dichiarazioni personali del Presidente della Federcalcio tedesca, Reinhard Grindel (contrario alla realizzazione del Campionato mondiale in un Paese che «supporta il terrorismo») e rilancia sui diritti umani. Del resto, sono molte le voci che si levano contro le condizioni dei lavoratori coinvolti nella costruzione delle infrastrutture per accogliere i mondiali. Lorenzo Longhi, giornalista di economia e sport, chiamato spesso nelle trasmissioni come esperto di Brasile 2014, ci ricorda che “a intervalli regolari, i report Amnesty International riportano la pessima situazione degli operai che lavorano nei cantieri del Qatar, sapendo che sono quasi tutti immigrati, sottopagati e che lavorano in condizioni di sicurezza molto precarie”.

Queste accuse, infatti, vengono alimentate proprio dai Paesi nell’area del Golfo. Del resto Bellinazzo spiega che “le denunce vengono proprio da lì perché c’è gelosia nell’ambito dello scacchiere mediorientale. Per la famiglia Al-Thani, essere gli organizzatori del primo Mondiale di calcio in un paese musulmano significherebbe (e significherà) avere un grandissimo risalto, una sorta di leadership nel mondo: cosa che, evidentemente, gli altri paesi dell’area non vogliono e non possono accettare”. Accuse come queste potrebbero anche avere dei risvolti tecnici interessanti, del resto “ci mancherebbe che, in un mondo che fa dell’etica il suo principio ordinatore, gli impianti siano costruiti con un’attività che sia in qualche modo illegale!”, afferma Terracciano. “La Fifa, infatti, sta monitorando attraverso i suoi organi tecnici che tutto questo non accada”.

Per il professore, le uniche valutazioni che possono impedire la realizzazione del mondiale in Qatar sono solo di tipo tecniche: “Siamo abituati ad avere un profondo rispetto dell’ambito di attività tecnica dello sport rispetto a quella statuale. Nei limiti in cui questo accada anche in altri Paesi, è accettabile l’idea che le federazioni possano fare richieste di questo genere e devono fondarsi non su argomenti politici, bensì su argomenti tecnici”.

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