lunedì, Settembre 27

Puzza di destra-destra-destra Sembra che la destra italiana stia approfittando del semestre bianco per serrare i ranghi, tornando a toni da guerra fredda e bieco anticomunismo, mentre in una villetta in Sardegna si 'studia' la creazione di una destra-destra-destra, per, tra l'altro, portare un tale non proprio rispettabilissimo e di primo pelo verso il Quirinale

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Se c’è una cosa che io considero del tutto contro natura, e chi mi abbia letto anche solo una volta lo sa perfino meglio di me, è la sola idea di condividere cose dette da Giuseppe Conte-pochette, figuriamoci difenderlo!
Però, ci sono dei momenti nella vita, in cui si agisce contro natura, spinti dalla necessità e, magari, anche dal sospetto che ‘dietro’ ci sia qualcosa di più del solito odio superficiale e preconcetto.

Conte, è stato criticato -anche dal nostro Cavour fatto in casa, per motivi biecamente e unicamente di lotta politica interna al partito al quale entrambi appartengono (quindi per motivi disgustosi in sé e per sé, come direbbe Hegel)- per avere detto che con i Talebani si deve trattare. Invero -ecco la prima difesa (e non sapete che fatica!)- Conte faceva un discorso più articolato e perfino condivisibile, benché confuso. Qualche risultato, diceva, lo abbiamo ottenuto (ed è una sostanziale balla, ma lo ha detto anche Mario Draghi), cerchiamo di difenderne la parte difendibile. E questo mi sembra ragionevole, anche perché, benché Conte non lo dica chiaramente, si tratta di difendere i diritti dell’uomo, che, a mio parere, abbiamo contribuito ad affermare, per poi, però, scapparcene a gambe levate senza difenderli. Poi Conte aggiungeva di voler costruire ‘corridoi umanitari’ per portare fuori un certo numero di afgani, offrendo addirittura dei soldi degli stellini per finanziarli. Certo se avesse, tra i fatti realizzati, indicato anche «un’armata chiavi in mano», come dice un paracadutista italiano, dal nome in codice Geco, in un bella intervista di Attilio Di Scala, su ‘Formiche.net‘, avrebbe fatto un discorso più equilibrato ed esaustivo: ma parliamo di Conte, mica di Giulio Cesare!
Diceva, insomma, una cosa ovvia anche se molto marginale e limitata: se vogliamo difendere una parte dei nostri principi affermati lì, dobbiamo parlare per forza con i Talebani, e certo non si può andare a parlarci e sputare in terra davanti ai loro piedi. Mi sembra semplicemente banale. Del resto se si vogliono fare dei ‘corridoi umanitari’ (cosa che a me non piace, ma tant’è!) bisogna che loro, i Talebani, ce lo permettano.
La dichiarazione imparaticcia del nostro Cavour -‘si devono vedere i fatti non le parole’- è semplice espressione di ostilità, un atteggiamento arrogante e didascalico da parte nostra nei confronti dei Talebani. Imparaticcio, perché ripete sommariamente una dichiarazione europea, certamente di quel tipo, ma più articolata e che forse come Governo parte della UE dovremmo cercare di rendere più consapevole, piuttosto, al solito, di accodarci acriticamente. Ma tant’è, la posizione ha solo finalità interne, sono cioè schifezze interne, che servono solo a pregiudicare una nostra eventuale politica estera, che sarà gestita da Draghi attraverso il G20, appunto facendo quello che anche Conte (e dai a difenderlo, uffa!) aveva detto: coinvolgere Cina, Russia, Pakistan, ecc… in un discorso articolato e ampio. Allo stato degli atti è l’unica cosa possibile. A sbattergli la porta in faccia, gli si fa solo piacere!
Ma Ugo Magri, su ‘Huffingtonpost‘, attacca duramente Conte, in modo sprezzante e, secondo lui, ironico, dicendo ad esempio: «ma che c’è di male a dialogare con loro? Parlarci, ragionarci, provare a convincerli, tenerseli buoni, in prospettiva fare business insieme: in fondo l’Avvocato del popolo non è il primo (né sarà l’ultimo purtroppo) che tende la mano ai peggiori del pianeta. Anzi, a ben vedere, accompagnarsi con capi terroristi, biechi tiranni e perfino criminali di guerra è stato sempre un tratto distintivo della diplomazia italica, una specialità della casa dal Rinascimento a oggi, la cifra di un’ambiguità praticata senza scrupoli perfino dai nostri più celebrati statisti». I ‘peggiori del pianeta‘, ‘tendere la mano‘, ‘fare affari con loro‘. Ma di che parla? Conte (e tre, ora basta, però!) non ha detto nulla del genere … a meno che -sì, ecco così forse si capirebbe meglio l’obiettivo- se la si voglia prendere con la tradizione politica italiana (beato lui che ne vede una!), ad esempio -eccolo lì- quella di Aldo Moro (e i ‘comunisti’, baffetto incluso!): «l’Italia morotea cedeva armi ai Paesi arabi, moderati e non, pensando al loro petrolio: un mix di candore e cinismo» … ohibò, ma tu guarda. Sorvoliamo sul ‘cedeva’ e sul ‘moderati’ (concetto misterioso) e mettiamoci il verbo giusto ‘vendeva’, ma perché se le vendeva a Pinochet o altri andava bene? Pare di sì, perché nella sua furia critica, il predetto giornalista, se la prende anche con Craxi e di nuovoi comunisti‘ (senza mai citarli così). Bettino Craxi, certo uno dei personaggi peggiori della nostra politica del quale ho sempre parlato male e, maledizione, oggi mi tocca di difendere pure lui!, quel Craxi che: «ci stavamo rifiutando di consegnare agli Usa gli autori del dirottamento di una nave italiana, l’Achille Lauro, in cui era stato ammazzato e gettato a mare un passeggero statunitense ebreo, per giunta invalido, di nome Leon Klinghoffer. Abu Abbas e i suoi complici furono portati in salvo su un volo di Stato e in Parlamento Craxi dichiaròlegittimala lotta armata contro Israele, con il Pci che si spellò le mani per applaudirlo». Eccolo esplicitamente: il PCI, finalmente. Ma poi, scusate, cerchiamo di dire le cose corrette sul dirottamento della Achille Lauro. La pretesa americana di arrestare i presunti (ripeto presunti, fino alla condanna si è innocenti: questo da noi vale!) autori del fatto, fu esercitata dirottando un aereo italiano, cioè con un atto di pirateria aerea o, se preferite, un atto di guerra. Immaginate se lo avessimo fatto noi. E quindi è perfettamente logico che Craxi una volta tanto avesse fatto la cosa giusta, insieme a Giulio Andreotti … se non fu il contrario! Inoltre, il reato era avvenuto, caro sig. Magri, su una nave italiana, battente bandiera italiana, con equipaggio italiano e quindi a norma di diritto internazionale la competenza era solo italiana. Noi, caro sig. Magri, l’abbiamo appena rivendicata con successo contro l’India!
Infine, il giornalista si scandalizza perchè «in Parlamento Craxi dichiaròlegittimala lotta armata contro Israele». Esattamente, Signor Magri, esattamente, quella lotta era ed è perfettamente legittima e, duole dirlo, Israele era ed è responsabile di molti illeciti internazionali e anche di molti crimini internazionali. E non lo dico solo io, che del problema mi sono occupato scientificamente a lungo, lo dice ripetutamente l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (un covo di sovversivi, immagino per il sig. Magri), la Corte internazionale di Giustizia e la Corte di Giustizia dell’UE, e almeno per ora lo ipotizza soltanto, la Corte Penale internazionale. Altro discorso è quello del favoreggiamento politico e non solo della ‘fuga’ dei presunti attentatori, certamente illecito, ma altrettanto certamente non perseguito né giudizialmente, né politicamente. Posso infine attestare, con l’assoluta certezza che mi deriva da fonti altrettanto attendibili quanto quelle del sig. Magri, che nessuno dei parlamentari comunisti ebbe in quella circostanza a lamentare danni cutanei agli arti superiori.
Ma poi, il discorso potrebbe essere lungo, e non ho spazio qui per farlo, anche se l’ho fatto più volte. Ma è certo che ora e per il sig. Magri certamente, sarò un antisemita. Come quel bel tomo su ‘il Giornale‘, che ha attaccato in maniera volgare e, a dire il vero, anche ridicola, Gad Lerner, colpevole di essere ebreo, e, anche, di scrivere su ‘Il Fatto‘ -giornale pessimo come ‘il Giornale‘, ma legittimo. Con frasi eleganti tipo: «fulgida, lucrosa e sefardita carriera di un incrollabile intellettuale, apolide e poliedrico, prestato al giornalismo («Non si presta nulla, semmai si vende» è un antico insegnamento ebraico)». Dire il nome del giornalista sarebbe fargli pubblicità.

Un dubbio, però, mi viene. Perché, negli stessi giorni in cui ciò che ho raccontato viene pubblicato, quello che ho definito, e confermo, ‘padrone delle ferriere’, il Presidente della Confindustria, attacca violentemente i sindacati e il Governo: i primi perché si oppongono al passaporto verde in fabbrica -e qui, l’ho detto, sbagliano e di grosso. Ma un attacco così violento in pubblico ha la stessa valenza delle nobili frasi del nostro cavourino fatto in casa, e non me ne spiego il motivo, se non quello di minacciare e cercare di dividere il sindacato dal Governo attaccato perché dice che un’impresa che riceve finanziamenti dallo Stato se vuoledelocalizzaredeve prima restituire i soldi avuti.
Che c’entra?
Il fatto che sembra che la destra italiana (non centro-destra) stia approfittando del semestre bianco per serrare i ranghi, tornando a toni da guerra fredda e bieco anticomunismo sulla stampa, mentre in una villetta in Sardegna sistudiala creazione di una destra-destra-destra, per, tra l’altro, portare un tale non proprio rispettabilissimo e di primo pelo verso il Quirinale.
Sono un complottista? Forse. Qual è il complotto? Non lo so con chiarezza, ma qualcosa che suona male io la sento. Vedremo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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