mercoledì, Maggio 12

Putin usa la diplomazia per farsi strada in Ucraina 40

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È un gioco al quale il presidente Vladimir Putin gioca volentieri, quello di promuovere gli interessi della Russia grazie ai suoi contatti personali con gli altri leader. Ma stavolta ha perso malamente, e gli sforzi occidentali per isolare la Russia nella crisi ucraina l’hanno estromesso dai giochi per qualche mese.

La scorsa settimana Putin è tornato da un viaggio a Milano, dove ha partecipato a un vertice Asia-Europa su invito del governo italiano. La sua preoccupazione principale, ora, è la crisi ucraina, che ha raggelato le relazioni tra Mosca, gli Stati Uniti e l’Unione europea e innescato le dolorose sanzioni occidentali contro la Russia. Dopo l’annessione della Crimea e dopo essersi assicurato che i ribelli filo-russi in Ucraina orientale mantenessero saldamente il controllo della loro terra, Putin adesso vuole un accordo che protegga gli interessi russi in Ucraina, allentando le tensioni con l’Occidente.

Desideroso di perseguire tale scopo, Putin ha organizzato a Milano una serie di incontri bilaterali e multilaterali che hanno coinvolto le controparti occidentali e il presidente ucraino Petro Poroshenko. Il viaggio di Putin era iniziato in modo difficile quando, giovedì scorso, ha mancato l’incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel. Il leader russo è noto per i suoi ritardi e normalmente fa aspettare i suoi interlocutori. Ma stavolta, a Milano, il ritardo non appariva come un deliberato affronto a Merkel. La ragione apparente è stata invece una parata militare, incredibilmente lunga, cui il leader russo ha assistito a Belgrado, facendo una sosta nel suo viaggio verso Milano. Alla fine è riuscito a incontrare Merkel, più tardi, in serata, per poi dirigersi ad una villa dell’amico di lunga data, Silvio Berlusconi, verso le 2 del mattino.  

Probabilmente non ha dormito molto, prima della colazione molto mattutina del venerdì, che si è concentrata sull’Ucraina, in compagnia di Merkel, di Poroshenko, del premier italiano Matteo Renzi, del presidente francese Francois Hollande, del primo ministro britannico David Cameron e dei principali leader europei. Nelle ore seguenti ha infilato una serie di altri eventi bilaterali e multilaterali, che si sono conclusi con un meeting a tu per tu, Putin-Poroshenko.

L’esito del blitz diplomatico di Putin è difficile da valutare. La Merkel ha cercato di minimizzare l’importanza degli incontri, affermando che non hanno portato passi avanti e insistendo sul fatto che la Russia deve ancora fare un lungo cammino per contribuire a disinnescare la crisi. In merito, Cameron è apparso molto fermo e il presidente uscente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, vago.

Nonostante ciò, le dichiarazioni di Putin e Poroshenko hanno apparentemente segnalato notevoli progressi, sia in merito all’accordo di pace per l’est ribelle dell’Ucraina che alla disputa sui prezzi del gas e sui debiti, disputa che rischia di far saltare le forniture di gas russo all’Europa durante l’inverno. Entrambi i leader sono stati positivi circa i risultati dei colloqui e hanno accuratamente evitato di criticarsi a vicenda. Hanno inoltre evitato le questioni più ‘esplosive’, parlando con i giornalisti. La ragione è semplice: sarebbe delicato e scomodo, per Poroshenko, vendere un qualsiasi compromesso all’opinione pubblica ucraina, fortemente ‘allergica’ a qualsiasi accordo con Putin.

Poroshenko, un astuto soggetto politico, finora si è mantenuto in bilico su una linea sottile, negoziando il compromesso con Putin senza perdere il sostegno dell’opinione pubblica; sostegno del quale ha un bisogno vitale in vista delle elezioni parlamentari del 26 ottobre. I suoi argomenti ufficiali sono semplici e chiari: l’esercito ucraino non è abbastanza forte per sconfiggere i separatisti spalleggiati dalla Russia, perciò il Paese ha bisogno di stipulare un accordo, per avere il tempo di rafforzarsi. Poroshenko finora è stato molto efficace nel convincere l’opinione pubblica, e recenti sondaggi mostrano che il suo partito ha buone possibilità di ottenere un buon numero di seggi in parlamento, di rafforzarsi e formare il governo che gli piace. Anche se il cessate il fuoco nella parte orientale dell’Ucraina, concluso a settembre tra il governo ucraino e i ribelli filo-russi, è stato spesso violato, sia Putin che Poroshenko l’hanno salutato come un risultato fondamentale.

Ci sono diverse questioni chiave, che la Merkel e altri leader europei considerano di vitale importanza per la de-escalation della crisi. Una è relativa al controllo della frontiera tra Ucraina e Russia. I ribelli controllano gran parte del confine sin dalla fine di agosto, così l’Ucraina e l’Occidente attendono che la Russia li convinca a lasciare che le guardie di frontiera ucraine possano riprendere le loro pattuglie. Mosca è stata evasiva, dichiarando che l’Ucraina dovrebbe discuterne direttamente con i ribelli. A Milano, Putin, Poroshenko e i leader occidentali si sono detti favorevoli a una missione di monitoraggio da parte dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, che dovrebbe includere l’impiego di droni, ma i cui dettagli devono ancora essere definiti.

Un altro punto controverso e fondamentale sono le elezioni regionali nell’est. Poroshenko ha avviato un progetto di legge, trasformato in legge la scorsa settimana, che concede ampia autonomia alle province ribelli, permettendo l’elezione di leader provinciali a dicembre. I ribelli, però, hanno criticato la legge dicendola troppo vaga, e hanno fissato le loro elezioni il 2 novembre. La Merkel e gli altri leader occidentali hanno avvisato Putin che indire elezioni senza l’approvazione dell’Ucraina è una violazione dell’accordo. Sia Putin che Poroshenko sono stati vaghi su come intendano risolvere la controversia sulle elezioni.

L’accordo sul gas è un’altra questione importante, che ha dominato le discussioni di Milano e quelle di Bruxelles, nei colloqui di martedì, mediati dall’UE, tra funzionari russi e ucraini del comparto energetico. La Russia, che ha tagliato le forniture di energia all’Ucraina nel mese di giugno per debiti non pagati, chiede che l’Ucraina anticipi i pagamenti di eventuali consegne future. L’Europa riceve la maggior parte del gas russo attraverso i gasdotti che attraversano il territorio ucraino, e l’incapacità di risolvere la controversia evoca il rischio che il gas destinato all’Europa resti bloccato in Ucraina, come è già successo nel corso di una precedente guerra dei prezzi, nel 2008.

Tutte le parti hanno profondamente bisogno di concludere l’accordo, ma ci sono voluti mesi di negoziati solo avvicinarsi al compromesso. A Milano, l’Ucraina ha accettato di acquistare il gas russo al prezzo fissato da Mosca, e di pagare 3,1 miliardi di dollari per saldare le consegne passate e future, ma deve ancora raccogliere i fondi. I colloqui di martedì a Bruxelles non sono riusciti a produrre l’accordo, e la prossima data prevista è il 29 ottobre. L’accordo ora dipende dall’UE, che ha promesso di aiutare l’Ucraina a trovare il denaro per pagare il monopolio del gas di stato della Russia.

 

Traduzione di Valeria Noli

 

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