sabato, Luglio 31

Putin: un'ottimista a rischio Il presidente ha sbagliato a sbilanciarsi eccessivamente circa la fine imminente della crisi

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I media russi hanno salutato con il compassato compiacimento del caso la pubblicazione su un noto blog tedesco, ‘Alles Schall und Rauch’, dell’esito di un recente sondaggio tra i suoi lettori invitati ad indicare l’uomo politico del mondo che, a loro avviso, racconta più frottole di tutti. La palma è toccata (alquanto a sorpresa, ma forse a torto trattandosi di connazionali) ad Angela Merkel, gratificata di quasi il 40% delle preferenze. Buon secondo, ma molto più indietro, si è piazzato Barack Obama (21%), terzo Recep Tayyp Erdogan, quarto Benjamin Netanyahu e così via. Solo l’1,51% ha optato invece per Vladimir Putin, nettamente preceduto anche da un altro nemico acerrimo, il Presidente ucraino Petro Poroscenko.

C’è però da domandarsi se il ‘nuovo zar’ non abbia gradito questo confinamento in posizioni di coda che in qualche modo contrasta con la sua altrettanto recente designazione da parte di ‘Time’ come uomo politico più potente della terra e comunque con la sua ascesa ad un ruolo di primissimo piano sulla scena mondiale. E se, quindi, abbia eventualmente ritenuto doveroso darsi da fare per risalire anche nell’altra classifica, forse solo apparentemente disonorevole per chi la capeggia. La cancelliera tedesca, dopotutto, è stata appena proclamata, dallo stesso settimanale americano, principale protagonista presumibilmente non indegna del 2015.

Il dubbio viene suggerito dal fatto che Putin, per la prima volta da quando la Russia postsovietica è sprofondata nella sua ennesima crisi economica, più grave delle precedenti se non altro perché sembrava che quella brutta abitudine fosse ormai archiviata, ha pubblicamente detto chiaro e tondo che dalla crisi il Paese sta uscendo e che insomma essa è ‘praticamente superata’. Lo ha fatto rispondendo ad una domanda, la prima non casualmente rivoltagli da un giornalista, nella conferenza stampa tenuta a Mosca giovedì scorso.

Quanti possano credere che abbia detto il vero, anche in patria dove la credibilità del Presidente della federazione è o sembra alle stelle, non si sa. All’estero si è precipitato a prenderlo in parola il suo grande amico Silvio Berlusconi, approfittandone per tornare a sollecitare la revoca di sanzioni economiche evidentemente innocue per la Russia quanto perniciose per l’Italia e altri soci europei e denunciare l’incapacità del Governo di Matteo Renzi di farsi valere in proposito a Bruxelles. Per il resto, tuttavia, lo scetticismo è largamente diffuso in Occidente e quanto meno trasparente anche a Mosca e dintorni, dove gli ambienti e gli esperti economici, soprattutto, tendono a non nascondere la loro incredulità e ad esprimere aperte critiche.

Stavolta, peraltro, a differenza di precedenti occasioni, il pronunciamento di Putin è stato preceduto e seguito nel giro di pochi giorni da analoghe esternazioni dei suoi maggiori collaboratori, lasciando trasparire una preordinata operazione mediatica. Il capo del Governo, Dmitrij Medvedev, aveva già preannunciato la fine della recessione (ancora pesante nel terzo trimestre del corrente anno, col -4,1% del Pil) nel corso del 2016, quando, in base a ‘previsioni realistiche’, dovrebbe riaffacciarsi una sia pur modesta crescita dell’1%.

Ancora più preciso, benchè un po’ più prudente, era stato il Ministro dello Sviluppo economico Aleksej Uljukaev, che vedeva in arrivo nel prossimo anno una crescita dello 0,7% nel secondo semestre dopo una contrazione residuale del Pil nel primo. Il suo pronostico trova conforto, all’estero, solo in quello dell’agenzia di rating Fitch che azzarda un +0,5% per l’intero 2016, mentre il relativo ottimismo è condiviso ad esempio da Vladimir Tichomirov, dirigente di un importante gruppo finanziario moscovita. Il quale, tuttavia, intravvede anch’egli una fine della recessione nella prossima estate o nel successivo autunno, sempre che, però, le quotazioni mondiali del petrolio permangano al livello attuale ossia cessino finalmente di calare.

E qui, si può ben dirlo, casca l’asino, perché come ha opportunamente ricordato un altro Ministro cointeressato, Anton Siluanov titolare delle Finanze, il prezzo base dell’’oro nero’, ormai vicino ai 30 dollari al barile, potrebbe facilmente scendere ancora più giù restando ben lontano non solo dai livelli precisi, 3-4 volte più alti, ma anche dai 50 dollari al barile su cui si fondano le previsioni ufficiali. Per quanto riguarda innanzitutto il bilancio della federazione per il 2016 lo stesso Putin ha sentito del resto il bisogno di avvertire che «molto probabilmente saremo costretti a cambiare qualcosa».

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