mercoledì, Ottobre 27

Putin: «Supereremo la crisi»

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Giorno dopo giorno continua a tener banco la questione riguardante la svalutazione del rublo. Tutti, dai  vari capi di Stato alle imprese, attendono solo una decisione della Russia per tirar un sospiro di sollievo. E così, mentre il premier russo Medvedev convoca una riunione straordinaria per trovare una soluzione al problema,  Vladimir Putin, nella tradizionale maxi conferenza stampa annuale, cerca di spiegare il motivo di tale crisi confidando in una ripresa nel giro di un paio d’anni.

«Vogliono che l’orso – ha detto Putin – stia seduto tranquillamente e mangi il miele ma tentano di metterlo in catene, di togliergli i denti e gli artigli e impagliarlo. Abbiamo le risorse sufficienti per affrontare la crisi, il ritorno alla crescita è inevitabile, nel peggiore dei casi ci vorranno due anni. Nel frattempo, ha ammonito il presidente, il Paese deve diversificare la sua economia. Il muro di Berlino è crollato, ma si costruiscono nuovi muri nonostante i nostri tentativi di collaborare. L’espansione della Nato non è forse un muro, un muro virtuale? I nostri partner si credono un impero, ci vogliono vassalli».

A Putin è stato chiesto anche se la crisi del rublo è la conseguenza della guerra di Crimea e a tale domanda, il Presidente della Federazione Russa, ha detto: «No, è il prezzo per il naturale desiderio di sopravvivere come nazione».

Uno dei Paesi a farne le spese di tale crisi potrebbe essere proprio l’Italia. Già nei mesi precedenti al tracollo del rublo, l’export italiano in Russia nei primi dieci mesi del 2014 si è ridotto di oltre il 10 per cento. Un miliardo che viene a mancare alle casse delle aziende italiane, con le cadute più significative per autoveicoli (-45%), articoli in pelle (-22%), abbigliamento (-12,3%), mobili (-7,5%) e calzature (-25%). Ora che si è assistito al tracollo della moneta russa, è plausibile un ulteriore calo dell’export italiano in Russia.

Intanto oggi è iniziata la due giorni di riunioni tra i capi di Stato. Sul tavolo c’erano due questioni fondamentali: la Russia e il piano di investimenti europei. Se per il primo punto, il governo russo ha trovato in Matteo Renzi, il primo alleato escludendo ulteriori sanzioni alla Russia, sul secondo punto è emerso fortemente il pensiero del premier tedesco, Angela Merkel, che ha detto: «Sono e restano le imprese a fare posti di lavoro quindi bisogna innanzitutto mobilitare investimenti privati. La disoccupazione giovanile in Europa è ancora troppo alta. La politica economica europea deve fondarsi su un consolidamento di bilancio favorevole alla crescita, lo smantellamento della burocrazia eccessiva e il piano di investimenti».

La Merkel ha anche spiegato ai giornalisti che «il programma di investimenti è la prima proposta che sarà discussa. Sono molto contenta che la commissione abbia deciso di ritirare 80 progetti legislativi». Quanto al piano di investimenti europeo, il primo ministro tedesco ha detto che «ognuno deve fare ciò che sa fare meglio, la Ue non deve fare tutto e che il patto di stabilità va rispettato pienamente perché dà fiducia agli attori internazionali».

Nel frattempo, il Ministro dell’Economia e delle Finanze italiane, Pier Carlo Padoan,  al congresso di Legacoop, ha parlato della crescita del Paese spiegando l’andamento dei prossimi trimestri. «Nei prossimi trimestri ci sarà una ripresa della crescita debole, che via via si andrà rafforzando. Mi piace pensare che sia frutto non solo di una svolta ciclica, ma di un cambiamento positivo della struttura economica del Paese. Stiamo facendo un’operazione che quantitativamente migliora la finanza pubblica e qualitativamente sostiene la crescita. La Commissione guarda alla quantità ma anche alla qualità e alle riforme strutturali».

Non è però realmente tutto positivo in Italia e a confermare ciò è l’Ance. Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili, nel 2014 gli investimenti in costruzioni, in valori reali, si è un calo del 3,5%, settimo anno consecutivo di crisi, con un tonfo complessivo del 32% dall’inizio della crisi. Il settore ha perso cioè un terzo del suo valore rispetto a sette anni fa.

Ad eccezione dei dati sul “recupero residenziale”, i dati di quasi tutti i comparti sono peggiorati rispetto alle previsioni di giugno: -2,4% le abitazioni (-10,2% le nuove e +1,5% la manutenzione), -4,6% il non residenziale (-4,3% nel privato e -5,1% il pesantissimo tonfo dei lavori pubblici).

A destare maggiore preoccupazione sono le previsioni che l’Ance ha fatto per il 2015. Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili, l’anno prossimo il settore calerà ancora, di un altro 2,4%, con un nuovo tonfo dell’8,8% nella nuova costruzione residenziale e del 3% nel non residenziale privato.

A quanto pare l’Italia non è indietro rispetto agli altri Stati solo dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista della tecnologia. Secondo uno studio effettuato dall’Istat, quasi 22 milioni di persone non hanno mai utilizzato Internet. L’Italia è in coda in Europa per utilizzo del web e fanno peggio solo Bulgaria e Romania.

L’Istituto nazionale di statistica rileva che le quote maggiori di coloro che non utilizzano internet sono persone anziane o in uscita dal mondo del lavoro. Infatti,  la percentuale di non utenti tra i 65-74 anni è del 74,8% e sale al 93,4% tra gli over settantacinquenni.

A preoccupare gli italiani non è tanto l’elevata percentuale di persone a non utilizzare internet quanto alle esose spese che devono affrontare annualmente. Infatti, secondo uno studio effettuato da Federconsumatori, ci sarà quest’anno un aumento del 2,84% della Tari per un incasso totale di 8 miliardi.

Infine, tra il 2010 e il 2014, l’aumento medio per un appartamento di 100 metri quadrati con un nucleo familiare di 3 persone, è stato del 20,65%, pari a 50 euro e di molto superiore all’inflazione.

 

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