martedì, Aprile 13

Putin marcia verso il G20 L'ONU vuole processare al Baghadi dell'ISIS per crimini contro l'umanità

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putin normandia

Il mondo è in fiamme, mentre i big del mondo arrivano a Brisbane, in Australia, per il G20 del 15 e 16 novembre, il lungo week-end che riunisce le grandi economie del mondo. Sospeso dal summit di giugno del G7, a Bruxelles, anche il Presidente russo Vladimir Putin è atterrato nella metropoli australiana. Lo “Zar” del Cremlino ha promesso «numerosi incontri» al G20, uno sicuramente con la Cancelliera tedesca Angela Merkel: «Siamo guidati dagli interessi anziché dalle simpatie e antipatie», ha dichiarato, smentendo un peggioramenti nei rapporti. «Le sanzioni contro la Russia da alcuni Paesi del G20 sono illegali e dannose per l’intero sistema della relazioni internazionali, un errore geopolitico. Spero che, alla fine, prevalga la consapevolezza. Il passato sarà passato», ha attaccato. «Mosca, in ogni caso, avrà i mezzi finanziari per affrontare tutti gli scenari, incluso quello peggiore, ossia la cosiddetta catastrofica caduta dei prezzi delle risorse energetiche. È del tutto possibile, lo ammettiamo», ha dichiarato il Putin in un’intervista alla TASS, (l’ANSA russa), diffusa poi su tutti i media nazionali.

 

L’agenda del G20 prevede la discussione dei temi globali: dalla crisi economica intercontinentale ai cambiamenti climatici del Pianeta e sullo, sfondo, naturalmente, i focolai di crisi nel mondo, incluso il conflitto in Ucraina che ha allontanato Putin dall’Occidente. In visita in Birmania di rientro dalla Cina, il Presidente americano Barack Obama ha fatto sapere di «non prevedere» un nuovo incontro con Putin, dopo i faccia a faccia informali al vertice APEC dei Paesi dell’Asia e del Pacifico a Pechino.

Dopo l’accordo storico con la Cina per il taglio delle emissioni di gas serra, il ‘New York Times’ ha anticipato che, al summit, Obama annuncerà 3 miliardi di dollari in aiuto ai Paesi più poveri, per la lotta contro i cambiamenti climatici. Dal 2010, l’Amministrazione americana ha stanziato circa 2,5 miliardi di dollari per l’obiettivo e i nuovi finanziamenti andranno in un nuovo fondo internazionale. Aperto il vertice, il Premier italiano Matteo Renzi ha in programma un colloquio di rito con il Primo australiano Tony Abbott. Poi parteciperà alla sessione Retreat, per i membri permanenti del G20. Nel pomeriggio, la seconda sessione The global economy, strengthening growth and job creation. Domenica 16 novembre, infine, i tavoli Delivering global economic resilience ed Energy. Come altri leader, Renzi si tratterrà a Sidney anche lunedì 17, per incontrare la Business Community australiana al Lowy Institute for International Policy e visitare la Scuola bilingue italiana.

Una sfilata di leader e happening, dalla quale Putin non si aspetta molto: «Il G20 è ancora un formato richiesto e utile, per discutere insieme i problemi globali e bilaterali. Ma all’interno del consesso si tendono a creare contrapposizioni tra blocchi dannose e controproducenti, compresa quella dei BRICS contro il G7. Inoltre, spesso alcuni player globali non rispettano le decisioni se contrastano con i loro interessi nazionali», ha criticato. Ricordando la «riforma del Fondo monetario internazionale bloccata dal congresso Usa».

Le frecciate del Presidente russo non sono sono state riservate solo agli Usa. Il Cremlino ha accusato la missione internazionale di monitoraggio dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico) in Ucraina di «aiutare e sostenere una sola parte nel conflitto nel Sud-est del Paese, cioè le autorità ufficiali di Kiev». Sul fronte orientale delle autoproclamate Repubbliche del Donbass, si continua a morire: un soldato ucraino e’ stato ucciso e sei sono rimasti feriti nei combattimenti. Per mostrare i muscoli, Mosca ha anche spedito quattro navi da guerra verso l’Australiain concomitanza con il G20. Negli ultimi mesi, in Europa la NATO ha rilevato «oltre 100 singoli episodi di incursione di aerei russi. Tre volte tanto di quelle del 2013». Provocazioni che «mettono a rischio soprattutto il traffico aereo civile», ha dichiarato il Segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg.

Crisi, guerre, il mondo è sempre più instabile e insicuro. In Birmania, Obama ha abbracciato la leader dell’opposizione e Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, ma senza l’euforia del 2012. «La democrazia non è irreversibile», ha dichiarato il Presidente degli Usa, chiedendo «elezioni libere ed eque», per le Legislative del 2015. Se la Costituzione venisse modificata, Suu Kyi potrebbe diventare il Capo dello Stato che l’ha imprigionata per oltre 20 anni. I due Nobel per la Pace si sono incontrati nella casa di Rangoon, dove la dissidente è rimasta nei lunghi arresti domiciliari. «La Birmania è in piena transizione, la Costituizione è ingiusta e antidemocratica, ma dobbiamo trovare un equilibrio fra ottimismo e pessimismo», ha esortato Suu Kyi. Ma in Medio Oriente la situazione è molto più critica che in Asia centrale e orientale.

In un rapporto la Commissione d’inchiesta dell’ONU sulla Siria ha dichiarato i jihadisti dell’ISIS autori di «crimini di guerra e crimini contro l’umanità», chiedendo l‘attivazione dei meccanismi internazionali, compresa la Corte penale internazionale (CPI), per processare e condannare i «comandanti, individualmente e penalmente responsabili per questi reati». Il dossier sottolinea che Abu Bakr al-Baghdadi, autoproclamato Capo del Califfato dell’ISIS nel Nord della Siria e dell’Iraq, «detiene un potere assoluto». «Malgrado il reclutamento di migliaia di siriani», inoltre, per gli esperti dell’ONU, la «struttura di leadership dell’ISIS è ancora in gran parte dominata da combattenti stranieri».

In Gran Bretagna, il Premier inglese David Cameron ha varato un maxi pacchetto anti-terrorismo, che bandisce i jihadisti britannici uniti al Califfato, dal rientro in patria per almeno due anni. Entrati in vigore gli «ordini di esclusione temporanea», i terroristi apolidi saranno inseriti su una lista nera delle compagnie aeree, in modo da impedire loro di volare.

 Il rischio di infiltrazioni dei jihadisti dell’ISIS è ancora più alto nei Paesi arabi. In Egitto, gli estremisti islamici del Sinai di Ansar Beit al Maqdis, che avevano aderito al Califfato, hanno annunciato di aver cambiato il loro nome in «Stato del Sinai appartenente allo Stato islamico». Nella penisola tra Israele e Suez, altri 10 terroristi, tra cui cinque affiliati di Ansar Beit al Maqdis, sono stati uccisi nelle operazioni antiterrorismo dell’Esercito. I Generali del Cairo hanno imposto il coprifuoco anche a Fayyoum, un centinaio di chilometri a Sud del Cairo.

La radicalizzazione dell’Islam ha acuito anche gli scontri in Libia, dilaniata dalle rivalità tra tribù. Dopo gli attentati contro le Ambasciate di Egitto e degli Emirati arabi a Tripoli, «in mano a gruppi terroristi», il Ministero degli Esteri libico ha chiesto alle sedi diplomatiche rimaste (incluso quella italiana) di prendere «le misure necessarie a garanzia della loro sicurezza». Sempre in Africa, in Nigeria gli integralisti islamici di Boko Haram sono avanzati conquistando altre due città nel nord-est del Paese, Hong e Gombi, e sono in marcia verso Yola, la capitale dello Stato Stato di Adamawa.

L’unica descalation, nelle aree di crisi, si registra in Terra Santa. A Gerusalemme, dopo l’incontro ad Amman tra il Segretario di Stato americano John Kerry, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu e il re di Giordania Abdallah, sono cadute le limitazioni d’età per i fedeli musulmani nell’ingresso alla Spianata delle Moschee.

 

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