martedì, Maggio 18

Putin, disgelo al D-Day

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putin normandia

Il faccia a faccia con il Presidente ucraino Petro Poroshenko s’è fatto e anche Barack Obama alla fine ha ceduto. Invitato al 70esimo anniversario del D-Day, lo zar del Cremlino Vladimir Putin è andato incontro al pressing dei leader europei. Il breve scambio di battute è avvenuto nel castello di Bénouville, a margine del pranzo delle celebrazioni e alla presenza della Cancelliera tedesca Angela Merkel.

I due avversari, secondo il dispaccio del Cremlino, avrebbero convenuto di «fermare al più presto lo spargimento di sangue» nell’Est. Su un avvicinamento tra Russia e Ucraina in occasione delle commemorazioni in Normandia avevano spinto, nei bilaterali con Putin di poche ore prima, tanto Merkel quanto il Presidente francese François Hollande che il Premier britannico David Cameron. Nel pomeriggio il passo avanti di Putin ha spinto il Presidente americano, distante dall’omologo russo nelle foto di rito, a rompere il gelo, per un colloquio di una decina di minuti. «Una conversazione informale, non un meeting bilaterale», hanno tagliato corto alla Casa Bianca: nella sostanza entrambi avrebbero convenuto sulla «necessità di porre fine alle violenze in Ucraina». Da fonti riservate dell’Eliseo, «nei prossimi giorni» dovrebbero essere discusse le modalità di un cessate il fuoco.

 Al banchetto ufficiale del D-Day era presente anche il Capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano, ricevuto dal padrone di casa Hollande. Il capo dell’Eliseo ha prima accolto Obama, atterrato in elicottero al cimitero di Colleville-sur-Mer dove riposano 10 mila soldati americani morti nello sbarco alleato del 6 giugno 1944: «La Francia non dimenticherà mai quello che deve agli Usa», ha ricordato. Reso omaggio ai caduti americani, nel pomeriggio Hollande, di fronte a Putin e Poroshenko, ha poi commemorato, sulla spiaggia di Ouistreham, il «coraggio dell’Armata rossa e il contributo decisivo dei popoli di ciò che si chiamava Unione sovietica per la vittoria degli alleati sul nazifascismo di fronte a 150 divisioni tedesche». Tedeschi, ha precisato il Presidente francese di fronte alla Cancelliera Merkel, «anch’essi vittime del nazismo». Unica nota stonata delle imponenti celebrazioni, l’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy, che alla fine non ha dato forfait come annunciato, e di conseguenza è stato fatto sedere in una posizione defilata, per non essere ripreso dalle telecamere accanto al suo successore. 

Nell’Est dell’Ucraina, i combattimenti proseguono intanto a Sloviansk, dove un agente è morto e altri due sono stati gravemente feriti da colpi di mortaio. I media ucraini e russi, nei pressi della roccaforte dei separatisti, hanno anche riferito di un aereo militare ucraino da ricognizione, abbattuto dai filorussi con un razzo. La cittadina resta sotto assedio e sempre nel bacino del Donbass, a Donetsk, i filorussi hanno occupato un reparto dell’ospedale, con la motivazione della necessità di curare i loro feriti. Per ragioni di propaganda, il Premier ucraino Arseni Iatseniuk è fiducioso nella fine delle ostilità: «Libereremo Donetsk e Lugansk Abbiamo già vinto e vinceremo ancora, l’Ucraina si sbarazzerà dei terroristi», ha dichiarato. Dopo l’annessione della Crimea, in Normandia Putin (architetto della consegna delle armi chimiche siriane), ha potuto rivendicare un’altra vittoria politico-militare. Da Latakia, in Siria, è partito in mattinata il cargo norvegese Taiko con a bordo gli agenti chimici meno pericolosi (priorità 2) e, una piccola parte dei più rischiosi (priorità 1).

Al porto siriano, un’altra nave, la danese Ark Futura, attende dal regime il restante carico di materiale chimico (l’8% del totale), in gran parte pericoloso e stoccato in un’area indicata come poco sicura, a nord di Damasco. Appena completato il trasferimento, il cargo si dirigerà verso lo scalo calabrese di Gioia Tauro, per il trasbordo sulla nave Usa Cape Ray, che distruggerà poi le armi chimiche a bordo, in acque internazionali nel Mediterraneo. Secondo le indiscrezioni dell’agenzia ‘Ansa‘, in serata scatterà l’amnistia del Presidente Bashar al Assad verso «centinaia di detenuti, per festeggiare la su ricoferma del 3 giugno» con 88,7% dei voti. Il capo degli sciiti libanesi di Hezbollah, Hassan Nasrallah (alleati di Assad), ha chiesto ai ribelli siriani di «cessare i combattimenti per riprenere la strada della riconciliazione e del dialogo».
Ma all’indomani delle elezioni farsa, troppo sangue continua a scorrere nelle zone contese con i ribelli150 morti (tra i quali 11 donne e otto bambini) è il bilancio delle ultime 24 ore dei Comitati di coordinamento locali, dell’opposizione interna, e dall‘Osservatorio per i diritti umani in Siria dei dissidenti all’estero. L’agenzia ufficiale ‘Sana‘ riferisce di «numerosi terroristi uccisi».

La situazione è drammatica anche nel vicino Iraqscosso da nuovi maxi attentati a catenaalmeno 33 persone sono rimaste uccise e oltre 50 ferite a Mosul, nel nord dell’Iraq, in una serie di attacchi jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), ala scissionista di al Qaeda.
Mimetizzati nelle divise militari, i terroristi hanno fatto strage di civili nei villaggi delle minoranza etnico-religiosa degli Shabak. Negli scontri tra l’Isis e i militari sono morti anche 3 soldati e 16 insorti.  L’attentato più grave alle istituzioni si è tuttavia verificato in Afghanistan, durante un comizio a Kabul dei supporter del Presidente in pectore Abdullah Abdullah, favorito al ballottaggio del 14 giugno. L’ex Ministro degli Esteri è uscito incolume da una duplice esplosione nella zona dell’Hotel Ariana, palcoscenico per eventi di massa. Feriti alcuni uomini della sua sicurezza.

Resta alta la tensione in Egitto, dove al termine della preghiera del venerdì sono riesplosi scontri tra gli studenti dell’Università islamica di al Azahar e la polizia, in una capitale blindata. Dopo le celebrazioni al Cairo per l’ex generale golpista Abdel Fattah El Sisi, trionfatore delle recenti Presidenziali egiziane, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu si è congratulato al telefono, sottolineando l’importanza strategica della cooperazione tra i due Paesi, per la stabilità. Lo stesso ha fatto il Presidente israeliano Shimon Peres, che ha in giornata ha anche confermato il suo arrivo in Vaticano, domenica 8 giugno, per pregare insieme a Papa Francesco e al Presidente palestinese Abu Mazen. «Un invito storico» ha commentato Peres che a Roma incontrerà anche Napolitano e il Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini e sarà accompagnato da una delegazione di rabbini, imam islamici e leader della comunità drusa d’Israele.

Il Vaticano ha  fatto sapere che che l‘incontro per la pace si terrà alle 19, in un’area triangolare nei giardini vaticani, tra la Casina Pio IV e i Musei, dopo due brevi bilaterali tra il Papa e i due leader. «La resistenza a oltranza contro Israele continua, anche dopo il giuramento del Governo palestinese di unità nazionale con Mazen. Libereremo Gerusalemme», ha dichiarato da Gaza city il leader di Hamas Ismail Haniyeh, durante una manifestazione. Oltreoceano, clima surriscaldato anche in Brasile a una settimana dal via ai Mondiali di calcio, il 12 giugno: a San Paolo,vicino allo stadio della partita inaugurale, sono proseguite le cariche della polizia contro i manifestanti, durante il secondo giorno di sciopero dei lavoratori della metro per gli aumenti salariali.

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