lunedì, Giugno 27

Putin, Di Maio: capolavori e schifezze Gas, petrolio, carbone a prezzi stracciati: così Putin conquista Cina e India. Atlantismo, draghismo, armi: così Di Maio perdendo vince (dicono)

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Due notizie (temi: Vladimir Putin, Luigi Di Maio) suscitano un certo interesse, ma più che altro, almeno in me, la voglia di ironizzare, sulla superficialità di parte (tutta o quasi) la stampa italiana accecata dall’odio per i russi e dalla scarsa, purtroppo, comprensione della politica italiana.

L’odiata Russia, di fronte alle cosiddette sanzioni del mondo occidentale‘ (al quale ogni giorno di più mi dolgo di essere parte) ha fatto ciò che era nonché ovvio, largamente prevedibile. Non, però, a chi parte dal presupposto che i russi in realtà sono dei mugichi ignoranti (se penso alla gran parte dei nostri politicanti, mi viene da ridere) e Vladimir Putin in particolare non avrebbe idea alcuna sulla politica, sulla realtà della forza degli avversari, sul modo di fare la guerra e così via.
E infatti, con grande stupore di parte della stampa italiana, che ti fa il Putin che non capisce nulla?Semplicemente vende gas, petrolio e carbone a prezzi stracciati, con la conseguenza che chi ottiene quei prodotti fondamentali a basso prezzo lobenedice‘ (e vorrei vedere!), e chi invece fa parte nella realtà di un mercato diverso, vede i prezzi aumentare.
Un capolavoro politico, del quale piacerebbe poter ringraziare chi ha pensato questa genialata.

Ma, al di là di ciò, il punto è che, in questa maniera, la Russia sta creando (e per ora è la Russia a farlo, se poi prevarrà la Cina vedremo) quella alleanza sempre più stretta, ma specialmente legata dalla fonte della vita almeno per ora, il petrolio, tra Russia, Cina e India. Perfino quest’ultima, che finora si è tenuta un po’ fuori del conflitto. Diciamo la verità, un capolavoro, visto che si cercava strenuamente di allontanare i due dalla Russia.
Ilmondo occidentale‘, ha reagito aumentando, tra l’altro, i prezzi delle assicurazioni navali, il che però ha per effetto di aumentare i costi per tutti, Occidente incluso, e indurre i tre Paesi a costruirsele da sé le assicurazioni.
Sarà che io non capisco nulla, ma a me non pare che i successi dell’Occidente siano da celebrare.
Tanto più, che ci si mette anche la Lituania, che blocca le merci dirette dalla Russia a Kaliningrad, territorio russo separato dalla madrepatria. Si viola così un principio fondamentale di diritto internazionale, anzi, di qualunque diritto: la possibilità di passaggio per raggiungere il proprio territorio -provatevi a chiudere il passaggio a un contadino che deve passare attraverso la vostra terra per raggiungere la sua!

Si è solo aperta una nuova crisi … poi se la Russia perde la pazienza ha torto? Sarebbe, intanto, utile che i lituani e ‘gli occidentali’ si andassero a rileggere la sentenza sulla controversia in materia di diritto di passaggio su territorio straniero tra India e Portogallo del 1960.
Ma la politica interna di questo disgraziato Paese, riserva vicende tra il divertente e il tragico, su cui non si può tacere, anche per rilassarsi con un paio di risate.

 

La zuffa furibonda, la vera e propria piazzata invereconda che hanno offerto di sé gli stellini, e per essi, a onor del vero, in primis Giggino (al secolo Luigi Di Maio), sarebbe tutta da raccontare se il disgusto per le volgarità, i trucchetti, le parole arzigogolate, i bizantinismi avvocateschi non consigliassero di passare ad altro.
E dunque in grande sintesi il punto si può descrivere così, correggetemi se sbaglio.
Nella disperazione del tracollo di un partito che non ha ragion d’essere, per di più eterodiretto da un comico che parla col ‘Supremo’ e si ritiene ‘elevato’ e fesserie simili, emergono i caratteri veri delle persone.
Accanto alla massa informe degli attivisti, che aspettano disperati che qualcuno gli dia un indirizzo, pochette (al secolo Giuseppi o Giuseppe Conte, vedete voi) cerca di rivitalizzare il partito reinventandosi la sua presunta vocazione pacifista. Non che pochette sappia cosa significhi pacifismo, ma non importa: lui lo usa per fare ammuina‘ (ha ragione ‘Huffingtonpost‘ a dirla così) e mettere in (apparente) difficoltà il Governo, proponendosi di avviare in Parlamento una discussione (ovviamente finta) sulla consegna o meno di armi all’Ucraina. Avendo -bisogna pur dirle le cose giuste- perfino ragione, per i motivi che ho indicato troppe volte, e chiaramente, per doverle ripetere. Lo scopo, come chiunque sa benissimo (pochette e Mario Draghi in testa) è, appunto, di fingere di esistere, facendo un po’ di chiasso, per poi ritirarsi in buon ordine dicendo di avere ottenuto qualcosa.
Beninteso è un rischio, perché al Governo ciò non fa certo bene, ma, diciamo la verità, ‘chissenefrega’!, tanto il Governo non può cadere, Draghi dirà qualche parola confusa e tutto resta come prima.

Ma Giggino, così, non avrebbe avuto alcuna funzione, e per di più, il predetto scalpita da tempo, perché si è dimesso (è stato dimesso, ricordate) da ‘capo politico’ (una cosa che sta alla democrazia come il cavolfiore alla merenda) e ora, quindi, vuole ridiventarlo, ma su posizioni radicalmente diverse da quelle ‘tradizionali’ degli stellini. Per cui perfino il Supremo si agita.
La cosa finisce in rissa (la rissa dei decaduti in piena decadenza, l’ho definita), la gran parte del partito, terrorizzata dalle prossime elezioni, crede di trovarevisibilitàfacendo chiasso, e ci prova. Ci provano tutti, anche i ‘nomi’ noti. Perfino l’oscuro Roberto Fico (altro uomo del quale si fatica a comprendere la ragion d’essere) spara contro Giggino: un classico, hanno giocato a sottomuro insieme e ora si azzannano, avvinghiati alle rispettive immeritate poltrone.
I termini della questione li sapete. L’invio di armi, il ‘disallineamento’, l’atlantismo. Sorvolo, ma segnalo, sul fatto che proporsi come proprio fine di ‘allinearsi’ a qualcuno e di pretendere che gli altri si allineino, rivela una mentalità da pecora, che crede di essere il pecorone. Ma tant’è: c’è chi concepisce la politica come innovazione, chi come gregge.
Alla fine Giggino non viene cacciato, il documento minacciato da pochette viene annacquato e tutto si rinvia. La Democrazia Cristiana lo ha fatto per decenni.
I commentatori a quel punto dicono: Giggino ha vinto perché il riferimento alle armi scompare o si annacqua. Quello bravo è lui, ‘che in questi anni ha imparato tanto’ … cosa, a fare ammuina? Bravo. Vedremo che non è esattamente così.
Io, infatti, vi propongo una ricostruzione diversa.

 

Giggino ha perso. Poco importa che pochette non abbia vinto, ma Giggino ha perso. Perché?
A mio parere il progetto di Giggino era esattamente quello di essere cacciato e di poter fare la parte della vittima, per di più eroico difensore della ‘fede atlantica’ sua, del partito e dell’Italia tutta, rispetto alla quale, spero non consigliato da qualche diplomatico, ha fatto due cose inaccettabili e dannosissime.
Ha affermato la fede atlantica dell’Italia: lui -inutile riderci su- è il Ministro degli Esteri, e come quando Sergej Lavrov dice qualcosa uno ci fa grande attenzione, all’estero, dove certe cose non le sanno, prendono sul serio le sue parole come riferite e riferibili all’intero nostro Paese. Sulla certa fede del quale, io spero di poterci ‘non’ giurare. La politica di Draghi, infatti (anche su ciò ho scritto spesso) è, per così dire ‘atlantista con juicio’, in vista della difesa europea, su cui è d’accordo con Olaf Scholz e un ammaccato Emmanuel Macron, ma sempre Macron. E quindi le parole superficiali e ‘umili’ di Giggino certo non lo aiutano. Inoltre, Giggino ha detto esplicitamente, e più volte, che l’Italia non è neutrale. Di nuovo lo stesso discorso di prima: all’estero pensano che Di Maio sia il Ministro degli Esteri e quindi sanno che l’Italia non è neutrale.

Perché, dunque, ha perso, visto che ha ottenuto l’annacquamento del documento di pochette? Perché, secondo qualche titolo di giornale, ha ottenuto quello che voleva ma se ne va lo stesso? Perché è un furbetto, anche se ha rischiato di brutto. Ha rischiato di nonpotersi lamentare di essere cacciato. E allora, da quel cinico inutile che è (molti dicono ‘acculturato’ da Vincenzo Scotti … uno che agisce e parla così è acculturato? mah, fate voi) salta il fosso. Ecco qui gli si deve dare atto che non ha avuto esitazioni, del resto era tutto pronto e quindi doveva solo schiacciare il bottone e togliere dal discorsetto finale ‘quei cattivi mi hanno cacciato’. Se avesse senso dell’umorismo, avrebbe potuto dire: ‘li ho cacciati’ e ho fatto un nuovo partito, che si chiama, mi pare, Insieme per il futuro … che originalità! Certo Renzi gli ha rubato Italia viva e quindi lui si trasforma in uno zigote.
Poi fa una conferenza stampa senza domande (manco Biden osa!) per dire che non si poteva più stare lì, ma il perché è misterioso, se guardate bene. Cita l’atlantismo, ma anche pochette è atlantico, e allora?
Ma no, non avete capito, Di Maio è stato chiarissimo, lucido, tranchante, ficcante: «Non possiamo stare dalla parte sbagliata della storia» … ‘sti c… , hai detto un piffero! Chi sa che significa, ma certo, bella frase, gliela ha suggerita di sicuro Google, ma no, via, si riferiva al libro di Andrea Colombo sempre sul suo comodino accanto all’aspirina!
E poi, i suoi seguaci‘ -parecchi, pare, un mucchio di disperati alla ricerca, disperata appunto, di una rielezione, Giggino incluso, spero!- che, senza accennare a sorridere, dicono ad esempio (vedi Spatafora o Ruocco, due draghi) «Non vale più l’uno vale uno. Vale il merito, l’esperienza. E lo studio», vai a vedere che sanno anche leggere. E la signora Ruocco o Spatafora, due che sanno quello che dicono, a proposito di pochette: «Era un uomo delle istituzioni e tenta di brandire temi populisti, ha preferito gli slogan ai ragionamenti», sorvolo sulla incoerenza dei verbi, loro hanno studiato certo più di me.

Ora, titolano i giornali, Draghi è al riparo. Bah, contento lui! Oppure, sempre grande la fantasia, i giornali ‘ricordano’ le intemerate di Giggino contro i voltagabbana, i venduti eccetera: ora si trova in mezzo a loro. Dagli stellini sono finora fuoriusciti oltre una cinquantina di idealisti della Domenica, e un’altra cinquantina arriva ora. E Andrea Marcucci (uno la cui onorabilità e coerenza sono indiscusse) propone di candidarlo nel PD: non è chiaro se solo lui o tutti e cinquanta!
Devo dirvi la verità? Che schifezza!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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