lunedì, Ottobre 18

Putin chiede il buon senso degli Usa nel caso Corea del Nord Siria, Israele ha colpito una fabbrica chimica. Migranti: Ue pronta a migliorare il trattato di Schengen

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«Notiamo la volontà dell’attuale amministrazione americana di alleviare la tensione». Così il presidente russo Vladimir Putin è tornato sul caso del momento, ossia la tensione creata dalla Corea del Nord in tutta l’Asia ma anche nei rapporti con l’Occidente e gli Usa. Dal Forum Economico di Vladivostok, Putin ha poi ammesso che si aspetta che il buon senso prevalga a Washington e che la crisi venga risolta «attraverso i negoziati, come nel 2005».

Poi ha aggiunto: «Sono certo che non si arriverà a un conflitto su larga scala, soprattutto con le armi di distruzione di massa. Le parti in conflitto avranno abbastanza buon senso e consapevolezza delle loro responsabilità verso i popoli delle regioni, e saremo in grado di risolvere la questione con i mezzi diplomatici». Certo è che per i Paesi asiatici l’unica alternativa, secondo Putin, è continuare con gli investimenti nella regione, «altrimenti la situazione non può che peggiorare».

Putin che poi pensa anche agli affari e conferma la volontà di costruire una ferrovia che arrivi nell’isola di Sakhalin ma anche un ponte che da Sakhalin raggiunga l’isola giapponese di Hokkaido.

Passiamo alla Siria, dove Israele la notte scorsa ha colpito una fabbrica chimica. Si parla di quattro aerei che hanno attaccato, nei pressi della città di Hama a 200 chilometri da Damasco, il ‘Centro statale di studi e ricerche’ che si occupa di ricerca e sviluppo di armi biologiche, chimiche, nucleari e di tecnologia di missili e armi. Si parla di ‘solo’ tre feriti.

In Europa, il giorno dopo le polemiche con l’Ungheria e l’Est Europa sui migranti, arrivano le parole del commissario europeo alla Sicurezza Julian King, che ammette: «Stiamo riflettendo sul quadro delle minacce in evoluzione, incluso il terrorismo, per vedere se possiamo migliorare il codice Schengen. Presenteremo presto la nostra proposta». In merito poi è intervenuto oggi anche il presidente francese Emmanuel Macron, in visita ad Atene, secondo cui bisogna «evitare gli strappi tra l’Unione europea e la Turchia», che resta in ogni caso un partner essenziale per la risoluzione di numerose sfide come quella delle migrazioni o del terrorismo.

Negli Usa Donald Trump, a causa delle polemiche delle ultime ore, è tornato a parlare ai dreamers, i figli degli immigrati illegali arrivati nel Paese da bambini: nei prossimi sei mesi non verrà presa alcuna azione da parte del governo. «Per tutti quelli che sono preoccupati per il loro status di dreamers nei prossimi sei mesi non avete nulla da preoccuparvi. Nessuna azione!», ha scritto su Twitter, confermando poi di aver dato al Congresso sei mesi di tempo per legiferare in materia.

In Spagna il premier Mariano Rajoy ha ribadito che il referendum per l’indipendenza della Catalogna del primo ottobre non ci sarà: «Questo voto non si celebrerà in alcun caso. E’ un chiaro e intollerabile atto di disobbedienza alle nostre istituzioni democratiche». Intanto a Barcellona i partiti indipendentisti hanno presentato formalmente con procedura urgente e richiesta di modifica dell’ordine del giorno la legge di ‘rottura’ dalla Spagna alla plenaria dell’assemblea di Barcellona. Mentre il procuratore capo dello Stato spagnolo José Manuel Maza ha annunciato denunce penali contro il presidente Carles Puigdemont e il governo catalano che la notte scorsa hanno firmato il decreto di convocazione del referendum. La procura denuncerà anche i membri della presidenza del ‘Parlament’ che hanno messo ai voti la legge.

In Birmania sono 164.000 i Rohingya fuggiti e arrivati in Bangladesh dal 25 agosto a oggi. A dirlo l’Onu, secondo cui il numero di profughi potrebbe raggiungere quota 300.000 nei prossimi giorni.

Chiudiamo con l’Australia, dove si farà il sondaggio postale voluto dal governo per valutare se mantenere o rimuovere il bando ai matrimoni gay. La Corte Suprema ha infatti rigetto i ricorsi presentati dalle associazioni per i diritti civili. Intanto La Corte Suprema dello stato di Victoria ha ratificato un risarcimento danni per oltre 70 milioni di dollari (45 milioni di euro) a circa 1300 profughi e richiedenti asilo detenuti nel centro stabilito nell’isola di Manus in Papua Nuova Guinea, nel Pacifico. I profughi e richiedenti asilo sono stati risarciti per detenzione illegale tra il 2012 e il 2016, con negligenza da parte del governo australiano che non avrebbe adeguatamente tutelato i loro diritti umani.

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