martedì, Luglio 27

Può Sonia diventare Indira?

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New Delhi – Mentre sto scrivendo il Parlamento è paralizzato dai membri del Partito Congressista, il quale non è però in agitazione per i ‘demeriti’ delle proposte legislative del Governo Modi quali la Tassa sui Beni e Servizi o le misure di acquisizione dei territori; non sta neanche chiedendo azioni contro il ‘corrotto’ Primo Ministro del BJP, come faceva fino a poco fa: stavolta lo stallo, che il leader dei congressisti Ghulam abi Azad definisce come ‘protesta’, è contro la ‘vendetta politica’ del Governo Modi nei confronti della famiglia Gandhi, in particolare contro Sonia Gandhi e Rahul Gandhi nel caso ‘National Herald‘.

A oggi i Gandhi non sono ancora stati giudicati colpevoli nel caso National Herald‘, che riguarda in primo luogo la nuova ONG Young Indian‘, controllata per il 76% dalla famiglia Gandhi e che ha acquisito il National Herald e le sue proprietà in tutta l’India per il valore di decine di miliardi di rupie (solo l’edificio del National Herald di Dehli vale 16 miliardi di rupie, per non parlare delle altre proprietà di Mumbai, Bhopal, Lucknow, Hyderabad e Chandigarh); e secondariamente la rinuncia del Partito Congressista a un finanziamento di 900 milioni di rupie dal fondo per il partito (che è esente da imposte e secondo le leggi sulla tassa di reddito è escluso dalle transazioni commerciali). La Herald House di Dehli è una location primaria ed era destinata dal Governo allo scopo esclusivo di pubblicare notizie.

Il caso contro i Gandhi è precedente al Governo Modi ed era stato fermato da Subramaniam Swamy, il quale allora non era membro del BJP che al tempo governava l’India. Il 7 dicembre la Dehli High Court ha negato la richiesta dei Gandhi di non apparire personalmente nel tribunale che li aveva convocati per questo caso. La Corte Suprema ha portato come capo d’accusa verso i Gandhi la transazione del giornale nazionale ‘National Herald‘ e le pubblicazioni di marzo 2010, avvenute pagando una somma di soli 5 milioni di rupie, essendo a conoscenza che il periodico aveva ricevuto 900 milioni di rupie dai Congressisti, ma ai quali il partito aveva ironicamente rinunciato. Il giornale avrebbe potuto facilmente sanare i propri debiti liberandosi di una delle tante proprietà nel territorio indiano.

La Corte Suprema ha anche preso nota del conflitto d’interessi del tesoriere congressista Motilal Vohra, il quale ha usato il fondo del partito di 900 milioni per il gruppo Herald, del quale egli stesso era Segretario e Direttore Esecutivo nel 2010, quando si è materializzato l’accordo. Vohra è anche uno degli azionisti di maggioranza di Young Indian con una percentuale del 12%; l’altro è il leader dei congressisti Oscar Fernandes (12%). La Corte si è anche chiesta come l’Herald, fortemente indebitato, si sia trasformato in un’azienda proficua in un solo anno, dopo essere stato rilevato da Young Indian, realizzando un profitto netto di 274.000.000 milioni di rupie nel 2011-12 (guarda caso, la Herald House ha dato in affitto vari edifici, compreso l’ufficio passaporti, gestito dal Servizio di Consulenza Tata).

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