domenica, Giugno 20

Può l'Argentina favorire la coltivazione di marijuana per fini medici?

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Buenos Aires – Cinque mesi fa la notizia passò inosservata da buona parte dell’opinione pubblica in Argentina. Tuttavia, è diventata un precedente che fomenta il dibattito sulla possibilità che il Paese favorisca l’industria della coltivazione di cannabis per fini medici. Lo scorso mese di ottobre è stata autorizzata l’ingresso legale in Argentina dell’olio di marijuana “Charlotte’s”.

Ad aver realizzato l’ordine è stata la madre di Josefina, che dopo lunghe pratiche è riuscita a diventare acquirente di olio di cannabis Charlotte’s. “È un’emozione immensa quella che ci pervade. Si è realizzato un sogno al quale abbiamo lavorato per mesi. Hanno autorizzato l’entrata legale in Argentina dell’olio di cannabis Charlotte’s Web. Lo ha fatto l’Amministrazione Nazionale del Farmaco e degli Alimenti (ANMAT), che ha autorizzato attraverso la modalità di uso compassionevole l’ingresso dell’olio per nostra figlia“, ha detto la madre di Josefina.

L’uso medico dell”erba buona’ è tornato ad attirare l’attenzione in America Latina. Giorni prima l’impresa canadese PharmaCielo aveva annunciato che la sua filiale in Colombia, con sede a Rionegro, aveva presentato una richiesta formale al Ministero della Salute e al Consiglio Nazionale degli Stupefacenti per produrre ed elaborare estratti di olio di cannabis medicinale, oltre ad avere l’intenzione di presentare in un futuro prossimo la richiesta di una licenza per l’esportazione.

PharmaCielo ha approfondito i suoi piani di sviluppo in Colombia approfittando della firma di un decreto regolatore da parte del presidente Juan Manuel Santos, che stabilisce il quadro di licenza necessario per la coltivazione, elaborazione, ricerca e sviluppo ed esportazione di derivati della cannabis con fini scientifici e medici. Jon Ruiz, direttore e CEO di PharmaCielo, sostiene che l’obiettivo è essere “il distributore leader di estratti di olio di cannabis medicinale di alta qualità, coltivata in maniera naturale e che non esiste migliore localizzazione della Colombia per questo. Data l’ubicazione equatoriale del paese e la sua abbondanza di microclimi adeguati per la coltivazione, non c’è nessun dubbio che la Colombia interpreterà un ruolo fondamentale in questa industria internazionale che si sta sviluppando a un ritmo accelerato“.

Di fronte a questo panorama, quali sono le possibilità per sfruttare questa industria in Argentina? Per il momento il dibattito langue e sembra essere circondato da pregiudizi. Proprio in Canada è andato uno dei medici argentini che più insiste sulla necessità di sviluppare quest’industria. Si tratta del professore universitario Marcelo Morante, professore aggiunto della cattedra di Medicina Interna della Universidad Nacional de La Plata. Ha vissuto la situazione in prima persona: sua sorella ha mitigato i dolori di una malattia grazie agli effetti terapeutici della cannabis.

“Mia sorella è stata in terapia intensiva con convulsioni refrattarie, che non rispondevano alle medicine abituali. In un momento di angustia e di ansia, le presi la mano e le dissi: ‘Stai tranquilla che troverò la soluzione‘. È stato un messaggio d’amore, volevo darle una risposta di pace”, ha detto Morante. Ha iniziato ad investigare, come nel mondo intero, nuove forme di sollievo del dolore nei pazienti con cancro. Per questo promuove l’uso medicinale della marijuana. Tuttavia, le leggi in Argentina ostacolano questo meccanismo, si tratta pur sempre di una sostanza illecita. La grande discussione che apporta Morante si riassume in un’idea chiave: “non si deve criminalizzare un atto medico“.

Prospetta i limiti di questa pratica: “La marijuana non deve rimpiazzare nulla, solo integrare. Non è mai la prima opzione. La morfina è molto più potente ed efficace, ma se combiniamo la marijuana con la morfina, si potrebbero abbassare le dosi di morfina e ottenere meno effetti indesiderati“. Quando analizza la situazione giuridica in Argentina afferma che una “questione morale frena il dibattito sulla marijuana medicinale, poiché si sottovaluta il fatto che una pianta proibita possa avere un effetto terapeutico“.

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