mercoledì, Giugno 23

Puliamo le città? Va bene ma non basta

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Le cose invece come sono andate?

È utile ricordare come noi a quell’epoca, quando promuovemmo questa iniziativa, avevamo indetto una campagna di comunicazione che si chiamava ‘imputati per eccesso di cittadinanza’. La quale parlava di tutti quei casi di cittadini che facendo una cosa nell’interesse generale, per esempio il parroco che aveva ridipinto le strisce pedonali davanti alla propria parrocchia o il cittadino che si era preso cura del parco, anziché essere premiati o quanto meno riconosciuti per quello che facevano, venivano addirittura puniti, multati e via dicendo. Con l’articolo 118 fortunatamente tutto questo non è più possibile, anche se esistono ancora dei casi in cui queste cose avvengono. E nell’opinione pubblica e nella cultura generale si è diffusa l’idea che il cittadino si possa prendere cura dei beni comuni. Però il problema ora che si pone riguarda l’interpretazione di questa norma costituzionale, un’interpretazione riduttiva che, scherzando un po’, noi chiamiamo del ‘cittadino carpentiere’.

 

Che cosa significa?

In altre parole le istituzioni riconoscono più facilmente ai cittadini il diritto di occuparsi di cose materiali, della pulizia dei parchi, di sistemare le aiuole, di dipingere i muri fatiscenti, di prendersi cura delle scuole ma solo lavorando al loro decoro. Identificando e circoscrivendo il ruolo del cittadino attivo a questo tipo di attività. L’altra faccia di un modo riduttivo con il quale è stato interpretato questo articolo 118 riguarda quella che noi chiamiamo ‘la sussidiarietà strumentale’. Cioè lo Stato che sempre di più è incapace di svolgere alcune funzioni, e questo si vede soprattutto nell’ambito del welfare; e dunque delega questi compiti al cosiddetto terzo settore. Così facendo non si crea più una concorrenza virtuosa tra Stato e terzo settore per la garanzia dei diritti e dei servizi, ma vengono di fatto delegati i compiti di assicurare a tutti un welfare equo ed efficace, con un conseguente abbandono di quello che invece è naturalmente il ruolo dello Stato nel governo di queste cose e nelle nostre leggi.

 

Non è stato colto mi sembra il vero spirito di questo articolo, vero?

Ci sono state delle interpretazioni che non vanno nel senso costituzionale che noi intendiamo. Quando dico ‘costituzionale’ intendo fare riferimento a quei cittadini che si prendono cura di tutelare i diritti, di lavorare per i beni comuni e di aiutare i soggetti più deboli. Sono prevalse invece delle letture un po’ comode o strumentali.

 

C’è anche la delega ai privati di ciò che dovrebbe essere compito dello Stato, come è il caso della sanità.

Questo è un altro aspetto. Qui parliamo soprattutto della delega al terzo settore. Il problema è la delega di pezzetti di welfare al mondo delle cooperative o delle imprese sociali, senza che questo significhi una interazione virtuosa tra lo Stato e questo mondo per alzare la soglia dei diritti, ma appunto un affidamento totale e quindi uno Stato che appunto abdica alle proprie responsabilità nel garantire il welfare. Infatti ci sono stati casi molto gravi di malaffare che si sono verificati come conseguenza della logica ‘do a te questo compito e poi fai quello che ti pare’. Un aspetto che indica un deterioramento del rapporto di interazione e collaborazione che ci dovrebbe essere tra il cittadino e le istituzioni secondo lo spirito di questo articolo. E chi, anche in questo mondo, ha cattive intenzioni, ha tutto lo spazio per approfittarsene. L’altra questione, come dicevo, è l’affidamento tout court della cura materiale dei beni comuni. Insomma il cittadino diventa utile nella misura in cui si prende cura del parco abbandonato, della strada sporca.

 

Voi non condividete questo approccio?

Noi non siamo in disaccordo con questo atteggiamento. Per come stanno le cose ora diventa una necessità prendersi cura dei beni comuni. Però quello che ci infastidisce, perché non va nello spirito di quell’articolo per come era pensato, è il fatto che il cittadino è riconosciuto dalle istituzioni facilmente in questo tipo di funzioni, meno in altre che implicano il riconoscimento del suo ruolo attivo.

 

E non in quella di cittadino che decide, potremmo dire…

Più che di decisione, parliamo della presa in carico diretta delle questioni di interesse generale: questo ruolo non viene riconosciuto. Io, a riguardo, faccio sempre un esempio che mi sembra sempre molto indicativo: noi di Cittadinanzattiva lavoriamo molto sulla scuola. Ma il nostro prenderci cura della scuola non significa soltanto che andiamo a ridipingere i muri scrostati. Per esempio monitoriamo direttamente le condizioni degli edifici scolastici, formiamo e informiamo, abbiamo persino denunciato il Ministero dell’Istruzione perché non aveva reso nota per vent’anni, quindi parliamo di un tempo lunghissimo, l’anagrafe degli edifici scolastici da dove si ricavano le condizioni di sicurezza di ciascuna scuola. Quindi diciamo che i cittadini rispetto al ‘bene scuola’ devono poter esercitare una funzione di governo con il riconoscimento delle istituzioni e non soltanto di manovalanza, cosa invece più facile da accettare per chi governa. Al contrario il cittadino bisogna accettarlo anche quando è scomodo. Sempre ovviamente purché agisca con finalità di interesse generale.

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