venerdì, Luglio 23

Puliamo le città? Va bene ma non basta

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L’interlocuzione tra cittadini e istituzioni non è mai stata troppo facile. Pur essendo di fatto questo elemento il sale della democrazia parlamentare, formalmente garantita dal Parlamento nazionale, e, localmente, dai consigli comunali e regionali, di fatto le persone hanno sempre faticato nel far sentire la loro voce. Con il venir meno poi dei grandi partiti di massa, certamente più capaci della classe politica di oggi di avviare un dialogo con la gente e di tradurre in fatti concreti delle richieste, questo problema si è ulteriormente amplificato. Non mancano certo associazioni di vario tipo che battagliano al fine di trasformare i cittadini e le cittadine in soggetti in grado di mettere bocca su problemi diversi, dalla tutela dei beni comuni alla necessità che alcuni servizi, dalla scuola alla sanità passando per l’erogazione dell’acqua e via dicendo, restino prevalentemente in mano pubblica. Ma, come dicevamo, tutto questo con grande fatica.

Per capire l’entità di questa problematica e che tipo di riscontro c’è a livello per esempio di leggi che tutelino i diritti delle persone in particolare sui temi sociali, abbiamo intervistato Anna Lisa Mandorino, vice segretaria di Cittadinanzattiva, una delle realtà più vivaci e battagliere su questo fronte, nata nel 1978 e presente sul territorio nazionale e anche in Europa con 21 sedi regionali e 270 assemblee locali.

 

Dottoressa Mandorino, la vostra organizzazione da decenni combatte su un fronte delicato come quello dei diritti dei cittadini e dei consumatori. Malgrado il vostro grande attivismo, come quello di altre realtà -citiamo per esempio Deliberiamo Roma, che si muove appunto sul fronte delle delibere popolari promosse da associazioni e comitati- non sempre la risposta da parte delle istituzioni è quella che ci si aspetterebbe in una società democratica. Qual è la sua valutazione?

Voglio ricordare in primo luogo che Cittadinanzattiva ha contribuito a scrivere l’articolo 118 ultimo comma della Costituzione. In questo punto della nostra massima legge c’è scritta una cosa fondamentale: ovvero che le istituzioni devono favorire l’iniziativa autonoma dei cittadini associati o persino singoli, quando questi svolgono attività di interesse generale.

 

Quando è entrato in vigore questo articolo?

Nel 2001 con la riforma definitiva del titolo V della Costituzione. Ed è chiaro che rappresenta il nostro punto di riferimento. Però siccome gli articoli non nascono per caso è evidente che questo in particolare, che è di qualche anno fa, disegnava già una situazione di fatto. Cioè un ruolo molto forte dei cittadini e dell’attivismo civico all’interno della nostra società. Un ruolo forte ma, come lei accennava giustamente, abbastanza misconosciuto dalla comunicazione come appunto dalle istituzioni stesse. Pertanto questo articolo, che io cito sempre perché abbiamo avuto l’onore a suo tempo di scriverlo, nel senso che fu il nostro Presidente di allora, Giuseppe Cotturi, a redigerlo materialmente, è fondamentale perché introduce l’idea di un nuovo modello di democrazia.

 

Ovvero?

Prima si pensava che fossero solo le istituzioni, e dunque lo Stato e le amministrazioni locali, che si dovessero occupare dell’interesse generale. Questo articolo in Costituzione ha invece fissato un elemento fondamentale, cioè che questo ruolo lo possono avere in maniera autonoma persino i cittadini singoli. Quindi abbiamo disegnato un nuovo modello di democrazia che alcuni studiosi definiscono ‘duale’, dove Stato, istituzioni e appunto cittadini concorrono tutti alla cura dell’interesse generale. E i cittadini in particolare lo fanno svolgendo delle attività in proprio, non soltanto rispondendo a una chiamata delle istituzioni.

 

È stato un passaggio epocale.

Certo, un avanzamento importante nella storia democratica del nostro Paese. L’altro aspetto di questo articolo, con l’introduzione del verbo ‘favorire’, implica che le istituzioni rispetto a queste iniziative dei cittadini dovrebbero avere un ruolo attivo, cioè rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono ai cittadini di partecipare alla cura dell’interesse generale.

 

Quali sono gli ostacoli principali?

Di solito ci si sofferma sempre su quello di natura economica, ma non è l’unico. Uno dei problemi maggiori contro cui si scontrano dei cittadini che vogliono fare una cosa per l’interesse generale è, per esempio, la burocrazia. Eliminare tutti gli ostacoli burocratici sarebbe per esempio un modo alternativo di favorire queste iniziative. Un altro modo potrebbe essere quello di permettere loro di attingere a delle informazioni senza le quali si crea un vuoto, un divario appunto di informazioni tra la popolazione e le istituzioni, che non mette le persone nella condizione di fare qualcosa per l’interesse generale. Per noi di Cittadinanzattiva è questo il significato costituzionale di questo articolo.

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