lunedì, Ottobre 18

Puigdemont: passa dall’Italia l’inizio di una nuova fase della battaglia politico-giudiziaria L'arresto ad Alghero dell'ex Presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, potrebbe essere drammatico per il dialogo sull'indipendenza tra Madrid e Barcellona e per il futuro del governo di Pedro Sanchez

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L’ex Presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, su cui pendeva un mandato di arresto internazionale emesso dalla Corte suprema spagnola, è stato arrestato dalla Polizia in Sardegna, ad Alghero. L’ex leader indipendentista catalano è stato fermato all’aeroporto, in arrivo dal Belgio, dove aveva riparato dopo la condanna in Spagna, per partecipare a un incontro sulla cultura catalana. Alghero è antica colonia dai tempi della Corona d’Aragona e con un marcato carattere catalano nel suo passato. La visita di Puigdemont aveva lo scopo di visitare l’assemblea dei sindaci e consiglieri indipendentisti della Sardegna e incontrare i rappresentanti dei partiti sardi per ringraziarli del loro sostegno al diritto all’autodeterminazione in Catalogna. Domani, poi, Carles Puigdemont, aveva in programma di partecipare agli eventi dell’Adifolk International Aplec 2021, una festa che celebra l’amicizia con la Catalogna.

L’arrivo del politico catalano in Sardegna non è stato qualcosa di clandestino, la partecipazione di Puigdemont all’evento Adifolk International Aplec 2021 era stata pubblicizzata. «Che Alghero sia finito per essere il luogo in cui è stato arrestato l’ex Presidente è abbastanza simbolico», afferma ‘El Confidenzial‘ che lo scorso luglio ha pubblicato un reportage intitolato ‘Alghero, il ‘paese catalano’ della Sardegna‘.
Le autorità italiane hanno informato le autorità spagnole dopo l’arresto.
L’ex Presidente della Generalitat oggi sarà a disposizione dei giudici della Corte d’appello di Sassari, competente di decidere sulla sua liberazione o eventuale estradizione.

La vicenda politico-giudiziaria di Carles Puigdemont, chiamato a rispondere alla giustizia spagnola dei reati di sedizione e malversazione, è lunga e complessa. E’ riferita al fallito tentativo di secessione della Catalogna dell’ottobre 2017. La ricostruzione la proponiamo dai lanci delle agenzie italiani di queste ore.
Puigdemont era andato avanti con la convocazione del referendum, annunciato nel giugno 2017, nonostante la Corte Costituzionale spagnola avesse sospeso la legge che lo disponeva.
La consultazione del 1 ottobre 2017 si concluse con oltre il 90% dei voti a favore dell’indipendenza, pur con un’affluenza inferiore al 43%. Il Parlament catalano dichiarò l’indipendenza il 27 ottobre 2017. Il Governo spagnolo reagi’ sciogliendo la Camera della Generalitat, convocando nuove elezioni e commissariando la regione.
Il 30 ottobre 2017 il procuratore generale spagnolo, Jose Manuel Maza, aprì un’inchiesta per ribellione, sedizione e malversazione nei confronti di Puigdemont e altri esponenti del suo Governo. L’accusa di malversazione si riferisce, nello specifico, all’utilizzo illecito di fondi pubblici del quale i tre esponenti del partito indipendentista Junts Per Catalunya si sarebbero resi colpevoli con l’organizzazione del referendum.
Subito dopo la pubblicazione delle accuse, Puigdemont e cinque suoi ministri, fuggirono a Marsiglia, da dove presero un volo per il Belgio per evitare l’arresto.
Il 3 novembre la giustizia spagnola emise un mandato di cattura europeo nei confronti dei politici indipendentisti ricercati, che si consegnarono alla polizia belga per poi essere rilasciati con l’ordine di non lasciare il Paese. Il 5 dicembre 2017 il mandato di cattura europeo fu poi ritirato da Madrid, in una mossa tattica dovuta al timore che la magistratura belga limitasse le imputazioni o ne spiccasse di non omogenee a quelle previste dalla legge spagnola. L’anno dopo il giudice del Tribunale Supremo Pablo Llarena avrebbe, infatti, riattivato il mandato di cattura. L‘immunità parlamentare che Puigdemont aveva guadagnato con l’elezione al Parlamento Europeo il 26 maggio 2019, fu revocata lo scorso 10 marzo dalla plenaria dell’Europarlamento. Lo scorso 2 giugno il vice Presidente del Tribunale dell’Ue sospese poi provvisoriamente la revoca dell’immunità parlamentare. Lo stesso Tribunale Ue, lo scorso 31 luglio, respinse la richiesta di un’ulteriore sospensione della revoca, aprendo la strada all’estradizione di Puigdemont e degli altri suoi compagni di partito. Ma in punta di diritto non sarebbe esattamente così, come spiega l’avvocato di Puigdemont, Gonzalo Boye.
«Il Presidente Puigdemont è stato arrestato al suo arrivo in Sardegna, dove si era recato come eurodeputato; Questa detenzione si basa sull’ordinanza europea del 14 ottobre 2019, che, per imperativo legale, secondo lo statuto della Corte di Giustizia Ue, è sospesa», sottolinea Boye su Twitter in queste ore. Secondo Boye, Puigdemont è stato vittima di un «arresto di polizia per un ordine fraudolento in materia di diritto dell’Unione» che, a suo avviso, è rimasto in vigore anche se non poteva esserlo.
«L’ordinanza che ha causato il nuovo arresto non è mai stata disattivata», spiega ‘El Confidencial‘. «Pochi mesi fa, il Parlamento europeo ha revocato l’immunità di cui godeva come eurodeputato e il Tribunale dell’UE ha mantenuto il ritiro di questa condizione speciale dei parlamentari fino alla sua risoluzione. Ciò significa che ora Puigdemont non ha alcuna protezione, spiegano le fonti consultate».

«L’arresto di Puigdemont è una grave violazione dei diritti, in linea con la repressione attuata dal governo spagnolo contro il movimento catalano», ha dichiarato a ‘AGIMartì Claret, responsabile delle relazioni politiche per l’Assemblea nazionale catalana. «Ci batteremo per la difesa dei diritti di Puigdemont e lo faremo manifestando. Sarà un’ulteriore chiamata per le manifestazioni in programma il 2 e il 3 ottobre in occasione dell’anniversario del referendum per l’indipendenza».
L’arresto di Carles Peguidemont «è un imbarazzo non solo per i democratici italiani ma per tutti gli europei. Dovrebbe essere rilasciato immediatamente e i suoi diritti politici dovrebbero essere rispettati, come eurodeputato in Italia», ha dichiarato all’agenzia Aleix Sarri i Camargo, l’assistente di Puigdemont.
Secondo alcune fonti, gli ambienti vicini a Puigdemont confidano che l’arresto sia il prodotto di un eccesso di zelo da parte delle autorità italiane e che non andrà nemmeno in prigione.

Secondo ‘El Confidencial‘, la notizia dell’arresto di Carles Puigdemont in Sardegna ha colto di sorpresa anche il governo spagnolo. Il timore del Governo è che l’arresto di Puigdemont complichi particolarmente il dialogo avviato da Madrid con la Generalitat, volto a trovare soluzioni politiche alla crisi culminata con la dichiarazione unilaterale di indipendenza catalana.
«Fonti presidenziali hanno riconosciuto a ‘
El Confidencial‘ che il momento in cui l’ex Presidente della Generalitat è stato arrestato non è dei migliori per l’operazione di dialogo che Moncloa ha messo in campo con i suoi partner indipendentisti. Massima cautela a Moncloa», che a tarda notte ha emesso una nota. Nel testo si afferma tra il resto «L’arresto del signor Puigdemont è dovuto a un procedimento giudiziario in corso che si applica a qualsiasi cittadino dell’Unione europea che deve rispondere delle sue azioni davanti ai tribunali». E prosegue: «Il governo spagnolo esprime il suo rispetto per le decisioni delle autorità e dei tribunali italiani, come ha sempre fatto con i tribunali spagnoli ed europei, che hanno emesso risoluzioni in procedimenti giudiziari che riguardano il signor Puigdemont». Concludendo: «Di conseguenza, il signor Puigdemont deve sottomettersi all’azione della giustizia, esattamente come qualsiasi altro cittadino», ha concluso.
Secondo alcuni media conservatori vicini al Partito Popolare -oggi all’opposizione del governo, e alla guida della Moncloa invece durante i fatti del 2017-, come ‘
Libertad Digital‘, che definisce Puigdemont golpista, «Il suo arresto fa esplodere il tavolo di dialogo tra Pedro Sánchez e Pere Aragonès e condiziona in pieno il corso della legislatura. L’arresto in Germania causò gravi incidenti in Catalogna e diede ali elettorali ai latitanti. Ora, la cattura del golpista provoca una profonda commozione nel separatismo che avrà ripercussioni nelle strade della Generalitat e nel governo». «L’arresto di Puigdemont indurirà la posizione del suo partito rispetto al tavolo di dialogo e condizionerà la strategia dell’ERC», «L’arresto darà una marcia in più agli appelli per la mobilitazione del separatismounilateralistacontrario ai negoziati con il governo e potrebbe trascinare l’ERC fuori dal tavolo di dialogo». Si avanza sia la possibilità che «il governo recuperi il disegno di legge per riformare il reato di sedizione nel codice penale in modo che un’eventuale estradizione di Puigdemont lo porti a essere processato con condanne più leggere che riducono notevolmente la sua ipotetica permanenza in carcere in Spagna», sia la possibilità di elezioni anticipate, che sarebbero, nel caso, provocate dagli indipendentisti, JxCat, partito dell’ex presidente in testa, ma anche dell’altro partito indipendentista, ERC (Esquerra Republicana de Catalunya), la cui astensione ha permesso l’ottenimento della fiducia al governo di coalizione del PSOE di Pedro Sanchez, e che ora dovrebbe sostenere il bilancio dello Stato che si sta approntando e sul quale proprio in queste settimane sta trattando con Sanchez.
Il conservatore ‘
El Mundo‘ sottolinea che ERC ha scommesso e investito molto sul tavolo di dialogo, ora «l’arresto pone Esquerra Republicana in una situazione delicata, che difendeva il tavolo delle trattative con il governo Sánchez davanti ai settori più bellicosi. Dopo aver conosciuto la nuova sorte dell’ex Presidente della Generalitat fuggito, diverse voci hanno invitato i repubblicani a rompere immediatamente il loro rapporto con il PSOE».
L’arresto «coincide con un momento chiave della legislatura e riaccende il conflitto catalano proprio quando l’Esecutivo aveva optato per abbassare i decibel e toglierlo dai riflettori», «All’interno del governo ammettono che ora ci saranno giorni di scenografia indipendentista, con dichiarazioni, gesti, atti … Ma, alla fine, confidano nell’impegno mostrato da Sánchez e Aragonès nel dialogo affinché sopravviva alla pressione che ERC subisce».
Ora la parola passa ai giudici di Sassari, la cui decisione sarà molto attesa da Madrid a Barcellona, e potrebbe essere solo l’inizio di una nuova ennesima partita politico-giudiziaria

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