venerdì, Gennaio 28

Provenzano: quando la Giustizia diventa tortura e vendetta field_506ffbaa4a8d4

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Un vegetale pericoloso, ma non solo. Qualche settimana, fa per motivare che «non sussistono i presupposti per il differimento dell’esecuzione della pena», si ha cura di dire che in fondo lo si fa per il suo bene: «atteso che Provenzano, nonostante le sue gravi e croniche patologie, stia al momento rispondendo ai trattamenti sanitari attualmente praticati che gli stanno garantendo, rispetto ad altre soluzioni ipotizzabili, una maggior probabilità di  curarlo». E  pazienza se nella relazione medica si legge: «Il paziente presenta un grave stato di decadimento cognitivo, trascorre le giornate a letto alternando periodi di sonno a vigilanza. Raramente pronuncia parole di senso compiuto o compie atti elementari se stimolato. L’eloquio, quando presente, è assolutamente incomprensibile. Si ritiene incompatibile col regime carcerario».

Il primario della V divisione di Medicina Protetta del San Paolo, Rodolfo Casati, nell’ultima relazione con cui Provenzano è dichiarato incapace di partecipare a un processo penale, scrive che il detenuto «è in uno stato clinico gravemente deteriorato dal punto di vista cognitivo, stabile da un punto di vista cardio-respiratorio e neurologico; allettato, totalmente dipendente per ogni atto della vita quotidiana … Alimentazione spontanea impossibile se non attraverso nutrizione enterale. Si ritiene il paziente incompatibile con il regime carcerario. L’assistenza di cui necessita è erogabile solo in struttura sanitaria di lungo-degenza».

Chissà se queste relazioni siano state lette dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando o dai suoi collaboratori, perché il 24 marzo scorso il Ministro ha firmato una proroga del 41bis nei confronti di Provenzano per altri due anni, e così motivata: «Non risulta essere venuta meno la capacità del detenuto Provenzano Bernardo di mantenere contatti con esponenti tuttora liberi dell’organizzazione criminale di appartenenza, anche in ragione della sua particolare, concreta pericolosità…non sono stati rilevati dati di alcun genere idonei a dimostrare il mutamento né della posizione del Provenzano nei confronti di Cosa nostra, né di Cosa Nostra nei confronti di Provenzano». Insomma: un capomafia ancora a tutti gli effetti.

Ma questo non è il solo paradosso. Le Procure di Caltanissetta e Firenze confermano l’assenso alla revoca del 41bis, già espresso nel 2014; la Procura di Palermo, invece, cambia idea: due anni fa era favorevole alregime ordinario’, oggi non più. Perché? Nelle sedici pagine del provvedimento ministeriale, si legge: «Seppure ristretto dal 2006, Provenzano è costantemente tuttora destinatario di varie missive dal contenuto ermetico, cui spesso sono allegate immagini religiose e preghiere, che ben possono celare messaggi con la consorteria mafiosa». Anche la Superprocura è d’accordo al mantenimento delcarcere duro‘. Il Ministro si è uniformato.

E dire che Alfonso Sabella, magistrato non sospettabile di indulgenze data la sua fama di ‘cacciatore di mafiosi’, si dichiara convinto assertore della validità del ‘regime’ carcerario 41-bis. Proprio per questo, per evitare che «si getti discredito su questo strumento che può servire solo se applicato nei casi necessari… si devono evitarerischicome quelli che si stanno correndo con l’insistenza su un ex padrino ormai alla fine». Provenzano, appunto.

Solo i radicali hanno levato la loro voce in favore dei diritti di Provenzano, o meglio contro il trattamento disumano cui era sottoposto.  ‘Binnu’ è certamente colpevole di tutto quello che gli è stato contestato, e forse di molto di più; ha meritato carcere e condanne. Ma il trattamento subito negli ultimi anni è un’offesa alla nostra civiltà giuridica, un oltraggio che avrebbe dovuto veder insorgere tutti coloro che hanno davvero a cuore le sorti del diritto e della Giustizia. Molto pochi, a ben vedere.

 

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