mercoledì, Ottobre 20

Proteggersi nel cyberspazio field_506ffbaa4a8d4

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Approccio UE alla costruzione della fiducia

La ‘Strategia di cyber-sicurezza UE’ adottata nel 2014 ha riaffermato il supporto dell’UE per gli ‘sforzi per definire norme di comportamento nel cyberspazio a cui tutti gli stakeholder dovrebbero aderire’, e l’impegno allo sviluppo delle misure di costruzione della fiducia al fine di incrementare la trasparenza e ridurre il rischio di percezioni errate nei comportamenti degli Stati. Nelle ‘Conclusioni del concilio sulla Cyber-diplomazia’ adottate il 10 febbraio 2015, l’UE ha accolto l’adozione di un primo set di ‘Cyber Security Confidence Building Measures’ nella struttura OSCE. L’UE ha giocato un importante ruolo di coordinamento durante tutto il processo. L’UE esprime supporto per l’implementazione della struttura OSCE e l’impegno di elaborare le misure mirate a incrementare la fiducia e la cooperazione.

Inoltre, l’UE sta perseguendo l’obiettivo di rafforzare i processi di costruzione della fiducia attraverso:

  • Il supporto alle iniziative focalizzate alle misure di costruzione della fiducia lanciate dalle altre organizzazioni regionali, in particolare attraverso il ‘Forum regionale’ ASEAN e la ‘Northeast Asia Peace and Cooperation Initiative’ (NAPCI). L’ARF e l’UE ospiteranno un workshop sulla costruzione della fiducia in Malesia nel marzo del 2016;
  • Lo sviluppo di consultazioni cyber-strategiche UE strutturate e omnicomprensive, dialoghi settoriali (ad esempio sull’ICT, sul crimine organizzato e i diritti umani) e cooperazioni con USA, Cina, Giappone, India, Corea del Sud e Brasile;
  • La partecipazione attiva nei dibattiti globali e regionali sulle cyber-norme. Per esempio, l’UE lavora da vicino con gli Stati membri e i partner che condividono le sue idee per approfondire il set di norme proposto nel rapporto UN GGE 2015, e chiarire le posizioni promosse dalla ‘Shanghai Cooperation Organisation’ (SCO) attraverso lo ‘International Code of Conduct for Information Security’;
  • Le iniziative di costruzione delle capacità implementate dalla Commissione europea, da sola o in cooperazione con le altre organizzazioni regionali (ad esempio il Consiglio europeo). Il focus di questi progetti è primariamente lo sviluppo di capacità legali e tecnologiche.

Nel Giugno 2015, lo ‘European External Action Service’ (EEAS) ha presentato al ‘Council Friends of the Presidency Group on Cyber’ un paper ‘food-for-thought’ sulla sicurezza internazionale nel cyberspazio. Il paper evidenzia l’importante ruolo delle CBM nel supportare lo sviluppo di norme, e invita gli Stati membri a continuare la riflessione sulle future misure di costruzione della fiducia.

In una risoluzione sulla cyber-sicurezza e la difesa (2012), il Parlamento europeo ha invitato la Commissione, l’EEAS e gli Stati membri ad avere un ruolo di guida nelle organizzazioni internazionali al fine di raggiungere un accordo finale sulla definizione di una comprensione comune delle norme di comportamento nel cyberspazio, e inoltre a incoraggiare la cooperazione per ottenere un accordo di controllo delle cyber-armi.

La risoluzione incoraggia anche una cooperazione più vicina con la NATO e gli scambi di conoscenza con le Nazioni del BRICS e le altre nazioni emergenti, con l’obiettivo di esplorare le possibili risposte comuni alla crescita del cyber-crimine e delle cyber-minacce sia a livello militare che civile. Inoltre, la risoluzione su una ‘Strategia di cyber-sicurezza’ dell’UE (2013) ha enfatizzato che gli sforzi per incrementare la cyber-resilienza e combattere le cyber-minacce non dovrebbero essere confinati ai soli partner che condividono le stesse idee, ma dovrebbero essere indirizzati alle regioni con capacità meno sviluppate.

Più recentemente, la risoluzione sui diritti umani e la tecnologia (2015) ha accolto la decisione dell’accordo di Wassenaar del dicembre 2013 sull’esportazione dei controlli nelle aree di sorveglianza, sugli strumenti di rinforzo della legge e di intelligence e sui sistemi di sorveglianza. Infine, la risoluzione ha richiesto uno sviluppo di politiche per regolare la vendita di ‘zero-day vulnerabilities’, poiché l’assenza di tale regolazione ha un impatto considerevole sulla buona fede della ricerca.

 

Traduzione di David Valentini

 

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