lunedì, Ottobre 25

Proposta Cinque Stelle, tra miracoli e Corte dei miracoli Generica e indeterminata. Volendo, anche un viaggio a Lourdes…

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Una elementare forma di correttezza ci impone di chiedere scusa ai nostri ventitré, più o meno, lettori per una colpevole omissione. Avevamo detto che dai partiti vincitori non era finora giunto, all’attenzione del loro ed altrui elettorato, uno straccio di programma. Chiediamo ammenda, un programma è poi arrivato. Peccato però che sia più straccio che programma. Si tratta della proposta avanzata dai Cinque Stelle. Li nominiamo separando le parole per dare loro una maggiore dignità formale rispetto ai due termini congiunti, che suonano più come un brand di detersivi che non un movimento di ampia risonanza popolare. Forse è stata proprio l’assonanza con una polvere da bucato dai magici effetti che ha provocato in Silvio Berlusconi quella pesante allusione al ruolo che verrebbe loro affidato se mai volessero lavorare per i suoi network. Proposta ormai fin troppo nota per riportarla interamente. Ma occorre dire subito che i propositi enunciati dai ‘ragazzi di Beppe Grillo’ sono talmente generici, vaghi e indeterminati da distruggere ogni possibile forza di suggestione.

Sono più auguri che impegni. Che la sanità funzioni, che la scuola insegni, che la burocrazia dimagrisca (è questo tempo di diete per chi vuole affrontare le spiagge estive), e ancora che il fisco sia equo non solo nel suo vagamente derisorio nome di Equitalia. Come non essere d’accordo? In fondo anche grandi filosofi del passato, da Benedetto Croce a Bertrand Russell, non avevano forse ammesso che in Occidente è difficile potersi dire non-cristiani? Viene da pensare che questa loro proposta faccia di tutti noi dei pentastellati. Ma la realtà, ahimè, è ben altra cosa. Tutti quei pii desideri esigono, per diventare concreti, volontà formidabili di impegno, di lavoro, di conta dei soldi in cassa, di priorità rigorose da rispettare contro le fughe in avanti, di mano ferrea nel sopprimere privilegi ormai indecenti salvo che per chi ne gode. Quei propositi postulano un governo forte, indomito, imperterrito, quale l’Italia non ha mai conosciuto nella sua storia di continuo sfruttamento, servitù, acquiescenza, tolleranza e indulgenza, queste ultime buone per la Chiesa ma inutili se non dannose ad uno Stato laico. Per carità qui non si chiede uno Stato etico alla tedesca ma neanche uno Stato moralistico alla Vaticana. Si parla tanto oggi di immondizia in giro per la capitale. Ma quasi su ogni sontuoso palazzo del suo centro storico ancora si trovano lapidi del seguente tenore: «D’ordine delle autorità (…) è proibito a chiunque di gettare immondizia in cotesto luogo pena la spesa di scudi tre…» e via di seguito. Che cosa significava in concreto? Che la gente buttava i rifiuti un po’ più in là. E il proprietario del palazzo adibito a nuova discarica pagava lo Stato Pontificio per avere anche lui la sua bella targa e così via. La monnezza, come si dice da sempre nella capitale, traslocava sempre ma non veniva mai rimossa. Il problema veniva rinviato sempre, mai risolto. Questo è un esempio di ‘pio desiderio‘, al pari delle grida manzoniane che solo per il fatto di esser stampate avrebbero dovuto cancellare i ‘bravi’ dal contado di Milano. Ci saremmo persi un capolavoro come ‘I promessi sposi’.

Dopo la Rivoluzione i Re di Francia tornati sul loro traballante trono imponevano ancora la mano sui malati di scrofola per guarirli con i poteri taumaturgici loro concessi da Dio con l’unzione a Reims. Precedenti più antichi parlano di un tale che resuscitava i morti, guariva gli storpi, ridava la vista ai ciechi. Scrivere una proposta così generica come quella del Movimento Cinque Stelle equivale, per chi ha fede, a un viaggio a Lourdes. Per chi fede non ha resta pur sempre la speranza che qualcuno si decida a mettersi seriamente al lavoro, nell’interesse di tutti. I miracoli succedono, ma esiste anche una Corte dei miracoli in cui nessuno vorrebbe mai abitare.

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