sabato, Maggio 15

Progresso e regressione nella società russa image

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Europeizzazione. Stagnazione. Degradazione. Questi i tre segmenti della società russa che continuano a svilupparsi e crescere parallelamente. I primi due sono apparsi chiaramente durante manifestazioni contro e pro il governo avvenute tra fine 2011 e prima metà 2012. Il terzo mandato di Vladimir Putin ha lentamente messo fine alla protesta senza però dare risposte alle cause del malcontento. L’opposizione non è riuscita a darsi un ordine del giorno che non sia la ripetizione della lotta alla corruzione senza inserirla in un programma di politica interna e internazionale. Dalla soluzione di questi rebus dipendono sviluppo sociale e modernizzazione del Paese. Premessa per la positiva trasformazione dei sistemi politici è che le idee del cambiamento democratico corrispondano agli interessi di gruppi e istituzioni influenti. Questi danno poi vita ai soggetti della trasformazione. Organizzazioni, movimenti e partiti interessati al mutamento e forgiati nella fucina di idee differenti. Fenomeno che presuppone contrapposizione tra l’élite politica e intellettuale e la burocrazia. Quanto successo con Michail Gorbacev avviene però  raramente nella storia dei regimi totalitari o post-totalitari.

I recenti avvenimenti russi fanno capire come la poca capacità organizzatrice dell’opposizione abbia spinto la maggioranza della popolazione ad opporsi al cambiamento oppure a esserne indifferente. I leader della protesta hanno sopravvalutato le potenzialità a favore del rinnovamento. Il governo al contrario ha sfruttato al meglio questi deficit. «Disarmando i modernizzatori», ossia impedendo loro il normale accesso ai mass media, ha disinnescato le possibilità che il punto di vista dell’opposizione raggiungesse l’opinione pubblica. Il potere ufficiale è stato così in grado di dare lui corpo alle speranze della popolazione. I riformatori avevano inoltre pochissime nozioni degli interessi materiali di vasti strati sociali, dei loro bisogni di sicurezza, stabilità e accrescimento dei consumi. Dopo il tentativo non riuscito di cambiare il Paese, qual è ora lo stato della società russa? Natalja Zubarevich, docente di Geografia economica all’Università di Stato Lomonosov e direttrice dei programmi all’Istituto indipendente di politica sociale di Mosca, descrive le metafore della Russia contemporanea secondo criteri sociologici e legati prevalentemente al territorio e classificabili secondo quattro scenari.

Un’analisi che vede Mosca come enclave e prototipo della modernizzazione russa. Secondo la studiosa la capitale federale grazie alle conquiste sociali e culturali raggiunte è indistinguibile dalle altre metropoli occidentali. A Mosca però vivono anche strati sociali legati ancora a modelli culturali arcaici e tradizionali. Senza entrare nei particolari si tratta di fenomeni, tipici del passaggio da una società rurale a una industriale, vissuti anche da altri Paesi. Nella metropoli russa le contraddizioni tra il moderno, le nuove tecnologie, la razionalita’industriale e il persistere dei saperi arcaici sono ancora stridenti. Secondo la studiosa ad ognuno di tali comportamenti, corrispondono visioni del mondo che vanno dal moderno al premoderno.

La parte della società russa moderna o «europeizzata», è mobile e sfugge a un controllo sociale diretto. E’ orientata verso ideali di fiducia, apprezza e pretende riconoscimenti e gratificazioni economiche. Non agisce secondo legami etnici, parentali, territoriali o comunitari vincolanti. Al loro posto si va facendo strada un etica della responsabilità liberamente scelta e accettata.Visoni del mondo che mettono in secondo piano i dettami della tradizione e quelli della responsabilità collettiva. Questi sono gli strati sociali che hanno suonato il de profundis ai dettami del collettivismo sovietico. Coscienti che successo e benessere sono dovuti a quanto essi stessi sono in grado di fare e non alle preoccupazioni paternalistiche dello Stato. E’ questo il capitale umano «moderno» da cui dipende il successo della modernizzazione russa. A tutt’ora però questo capitale umano è privo di potere politico.

Ad esso si contrappone quanto resta dell’homo sovieticus. Personaggio che non agisce secondo propri stimoli. Uomini e donne di talento nei quali però le categorie gerarchiche bloccano ancora l’iniziativa individuale, e la cui azione è condizionata da tante forme di paura. Ansia verso tutto ciò che è o appare nuovo o estraneo, timori  nei confronti di ogni forma di fenomeni complessi.Uomini e donne ancora prigionieri, volontari, della vita collettiva con la quale legittimano propirie passività e apatie. Le nuove strutture istituzionali attive a Mosca e San Pietroburgo corrispondono ai bisogni del primo strato sociale. Nelle due capitali russe il reddito medio è circa due volte e mezzo più alto che nel resto della Federazione. L’altrettanto maggiore livello e qualità della vita, è conseguenza di una maggiore professionalità, elaborazione di informazioni e alta conoscenza tecnologica.

Fuori delle grandi città i modelli sono completamente diversi. E di conseguenza il capitale sociale che ne risulta è altro. Nei piccoli villaggi e negli insediamenti rurarli i comportamenti sono caratterizzati da rapporti sociali tradizionali, mentre quelli con la natura primordiarli. Le relazioni personali sono fatte di legami informali di appartenenza etnica o religiosa, dove le questioni da risolvere appartengono alla routine quotidiana. Mutua assistenza in vista del comune interesse e in contrapposizione all’arbitrio delle autorità locali.  Si lotta per mantenersi a galla. La sopravvivenza fisica e l’imperativo dell’individuo come della famiglia. L’idea di migliorare la vita e la sua qualità non è presa in considerazione. Le persone vivono in povertà con un orizzonte piuttosto limitato di quanto avviene fuori dalla propria zolla. Le informazioni arrivano dai tre canali televisivi di Stato, una radio locale e il settimanale di quartiere. Da qui l’affermarsi di miti nei quali la Russia è visto come un Paese circondato da nemici che agiscono grazie a quinte colonne interne. Rappresentazioni non molto distanti dalla vecchia propaganda sovietica.

La periferia russa è tuttora un deposito di residui delle epoche passate. Per capire i motivi per cui queste visioni apocalittiche non si affermano nelle grandi città, basta sottolineare che qui i cittadini accedono quotidianamente a circa 20 fonti di informazione. Un processo dove Internet svolge un ruolo decisivo. In Russia, Paese dove il simbolismo nazionale e’ da sempre stato molto presente, governo e chiesa ortodossa godono di un forte credito. Al contrario la fiducia tra le persone è bassa. Secondo dati del 2011 del centro statistico Levada, solo il 28 percento dei cittadini federali ritiene si possa avere fiducia nei propri compatrioti. Secondo il direttore dell’Istituto sociologico, Lev Gudkov, questa diffidenza sarebbe il sintomo che i principi di responabilità individuale e solidarietà sociale non hanno ancora fatto breccia. Da qui, sempre secondo il sociologo, la diffidenza della popolazione verso impegni politici e sociali.          

 

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