martedì, Maggio 18

Progetto jazz tutto italiano in India field_506ffbaa4a8d4

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Un progetto ambizioso che mira semplicemente a fare musica jazz e a divertire il pubblico che si trova in India al momento e nei prossimi mesi creando dei suoni jazz del tutto nuovi, che nascono dalla combinazione di stili occidentali e indiani e che cambiano tutte le volte che suona un musicista diverso. Il lavoro dei jazzisti e dell’Istituto di Cultura Italiano a Nuova Delhi sta dando vita a concerti e partecipazioni a festival di artisti nuovi, giovani e brillanti. Parliamone con Matteo Fraboni, il batterista e leader del progetto.

 

Ci parli del progetto ‘Italy meets india’ sostenuto dall’Istituto di Cultura Italiano?

‘Italy meets India’ è un progetto sponsorizzato dall’Istituto italiano di cultura a Nuova Delhi con l’intento di promuovere e stimolare la collaborazione tra musicisti italiani e indiani sul suolo indiano. Sta funzionando molto bene. Siamo un quintetto ed il repertorio che proponiamo cambia di volta in volta e si adatta a seconda del musicista che suona col gruppo. Suoniamo musiche brasiliane, africane, brani miei e composizioni di Marcello Allulli, amico e sassofonista di Roma. Stiamo girando il paese, a seconda degli show o dei festival che riusciamo a fare.

Come è nata l’idea?

In occasione dell’edizione dell’anno scorso di Senigallia Jazz Festival, che organizzo personalmente, il sassofonista Marcello Allulli sapeva che sarei venuto in India. In passato, all’età di 21 anni, studiai musica indiana con lui e Giovanni Ceccarelli, oggi con una brillante carriera in centro America. Abbiamo pensato di lavorare ex novo ad un progetto facendo un tributo all’India e mescolando musica nostra e musica indiana. Noi abbiamo informato L’Istituto italiano che saremmo venuti in tour e loro hanno subito sposato il progetto, dando poi vita a ‘Italy meets India’.

Da chi è composto il gruppo?

Cambia a seconda della location e del progetto che abbiamo al momento, comunque siamo così composti:
• Io alla batteria oppure a suonare qualsiasi strumento a percussione mi capiti tra le mani;
• Al sassofono il romano Marcello Allulli;
• Al sassofono il torinese Gianni Denitto, che si alterna con Marcello Allulli e che lavora in SudAfrica e in tutto l’est del mondo, tra cui la Cina;
• Alla chitarra Pranai Gurung, originario del Darjili;
• Al contrabbasso e al basso elettrico Abhinav Kokhar, che interscambia a seconda della necessità;
• Al trombone Stefan MacEntee, un australiano proveniente da Adelaide

Qual è il messaggio che volete mandare con ‘Italy meets India’?

Il mio scopo è quello di mandare un messaggio attraverso la gestione delle energie, suonare musica e farlo col piglio giusto e credo sia così anche per gli altri musicisti. Il progetto sta riscuotendo molto successo e molte persone assistono ai nostri concerti, raggiungendo risultati che non mi sarei mai aspettato. Inoltre suonare strumenti di bassissima qualità è una palestra per pensare solo alla musica, a differenza degli strumenti costosi che si usano in Italia. Il termine indiano ‘giogar’ si sposa perfettamente per indicare ‘si usa ciò che si ha’, in questo caso si fa della buona musica anche adattandosi agli strumenti che si hanno a disposizione.

Raccontaci del tuo percorso formativo e professionale. So che sei stato molto all’estero.

Sono nato a Senigallia nel 1983. Da 15 a 24 ho discusso la tesi con un disco già prodotto a New York quindi son sempre stato cocciuto. Mi son sempre da fare lo devo ammettere. Laurea in Composizione e arrangiamento jazz presso il Conservatorio Martini di Bologna. Sono andato a Cuba quando avevo solo 19 anni e ho preso lezioni private da José Luis Quintana Fuentes, detto ‘Changito’, un musicista di fama internazionale che ha suonato con molti grandi della musica, tra cui Santana. Anche a New York ho incontrato maestri Gene Jackson, Ari Hoening e Aki Montoya. In Senegal ho conosciuto il grande uomo Griot Mamadou Diouf, purtroppo scomparso in un incidente stradale, un dei migliori uomini che abbia mai conosciuto. Ho suonato in molti club e Festival in Italia e all’estero e ho inciso un album a New York, This is my Music, Matteo Fraboni Quintet. Essendo anche un insegnante di musica, stesso qui in India presso l’università di Nuova Delhi, ho anche pubblicato un libro didattico The jazz snare drum, sove parlo dell’approccio jazzistico della batteria. Adoro viaggiare, conoscere culture diverse, immortalare attimi con la macchina fotografica e andare in barca a vela.

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