martedì, Settembre 21

Profughi, la questione vista da Est

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Non si tratta di un banale riflesso d’orgoglio nazionale o addirittura, come alcuni vogliono fare intendere, nazionalistico, ma piuttosto di qualche strutturale difficoltà interna all’Unione. Gli stati dell’Europa centro-orientale hanno da tempo manifestato qualche perplessità per una politica che pur avendo conseguenze assai profonde e durature (“non saremo più gli stessi” scrive con orgoglio la prestigiosa Zeit) viene di fatto decisa sulle loro teste in Occidente, anzi lungo l’asse tedesco-francese, per non dire dal solo motore tedesco perché tutti vedono che la Francia annaspa sulle orme della Germania e che in realtà, sul punto dell’immigrazione, non ne condivide per nulla l’entusiasmo. Ora, già era scattato in Occidente il riflesso condizionato secondo il quale se l’Est assume posizioni politiche autonome è per immaturità o peggio. Già il ministro degli esteri francese Laurent Fabius aveva definito ‘scandaloso’ l’atteggiamento prudente dei Paesi centro-orientali di fronte agli immigrati [3], già girava il rimprovero che essi non riuscissero neppure davanti alla drammaticità della situazione attuale a superare i loro atavici, rovinosi nazionalismi. Si ripresentava insomma lo schema di una pretesa superiorità dell’Ovest civilizzato e virtuoso nei confronti di un Est (europeo) primitivo e sanguinolento. La manifestazione di questa superiorità, che essendo pregiudiziale non è lontana dall’alimentare un razzismo sui generis all’interno dell’UE, non è l’ultimo elemento che ha spinto la grande maggioranza dei rumeni a ritrovarsi nella presa di posizione critica del loro presidente nei confronti di una Commissione naturalmente più attenta alle richieste dei paesi maggiori.

A ciò si aggiunge che i rumeni assistono con sentimenti che rasentano la frustrazione alla rinuncia di eseguire controlli da parte della Germania sui profughi giunti in questi giorni nelle varie stazioni tedesche. E ascoltano molto sorpresi le dichiarazioni di alti responsabili di quel paese che si rifiutino di fare distinzione fra profughi politici e per motivi economici. Fino ad oggi infatti la Germania si è opposta all’ingresso della Romania nello spazio Schengen, adducendo come motivo sia lo scarso controllo che i rumeni esercitano sulle loro frontiere sia il timore di un’eccessiva emigrazione dalla Romania alla ricerca di generosi benefici sociali all’estero (cioè in Germania).

Per scendere a termini più concreti, poi, sollevano qualche domanda i finanziamenti che l’UE si dice pronta a mettere a disposizione per la gestione dei flussi migratori. La Romania ha un reddito medio pro capite di circa 10 mila euro all’anno. Per ogni profugo in arrivo dall’Africa o dall’Asia l’UE intende stanziare, secondo indicazioni della Commissione, circa 6 mila euro. Si tratta della stessa UE che ai rumeni chiede di fare ancora sacrifici, ovvero di tagliare ancora qualche spesa sociale, al fine di rimettere in ordine i conti del loro paese.

Non c’è dubbio che la Romania si trovi meglio nell’Unione che fuori (pur mantenendo la sua moneta nazionale), ma ciò non impedisce di rimarcare che alcune scelte di quest’ultima sembrano tenere in ben poco conto quelli che fino ad oggi erano gli ultimi arrivati, ovvero rumeni e bulgari.

 

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