domenica, Ottobre 17

Profughi, la questione vista da Est

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La frontiera della Romania con la Serbia è tre volte più lunga di quella fra Serbia e Ungheria, eppure su questo confine esterno dell’Unione europea, di cui la Romania è parte dal 2007, tutto è tranquillo. Neppure una piccola percentuale di coloro che arrivano dall’Asia in cerca d’asilo prende questa direzione, benché qui non ci sia né filo spinato né il dispiegamento di forze dell’ordine (fatalmente inefficace) che si trovano sul confine ungherese. In effetti più che in Europa i profughi, se a tutti può estendersi questo termine, vogliono arrivare in Germania, dove li attendono servizi sociali efficienti. La Romania è indubbiamente Europa, ma può offrire ai profughi poco più che la sicurezza personale, ed è perciò considerata una deviazione che allontana dalla meta.

Va aggiunto comunque che se mai entrassero in Romania non troverebbero le festose accoglienze che si organizzano a Monaco e a Francoforte. La Romania, tramite i suoi rappresentanti istituzionali, si è sempre detta a favore di una distribuzione dei profughi fra i Paesi UE su base volontaria. Al Consiglio europeo di giugno aveva anche annunciato di poterne accogliere 1.785 e non ha perciò nascosto il suo disappunto quando il presidente della Commissione europea Juncker, a quanto pare senza aver concordato il passo con Bucarest, ha reso noto che la Romania ne deve invece accogliere 6.391, e obbligatoriamente. Se non lo fa, verrà multata. Ci sono diversi motivi per i quali i rumeni si sentono legittimati ad avanzare qualche obiezione.

In primo luogo si fa presente che una volta ammesso il principio della obbligatorietà delle quote si aprono scenari imprevedibili. La distribuzione annunciata da Juncker riguarda le persone registrate fino a oggi, ma nemmeno la Commissione sa quanti profughi bisognerà accogliere nel prossimo futuro e forse Juncker non ha avuto una buona ispirazione quando, in polemica con chi osteggia il suo piano, ha fatto notare che ‘si tratta in fondo dello 0,01 della popolazione europea’. L’aver minimizzato con tanta leggerezza le dimensioni letteralmente ignote del problema non costituisce un buon biglietto da visita per le sue proposte. E’ evidente infatti che l’immigrazione non cesserà col finire dell’estate. Non per nulla la Germania ha annunciato tramite il vice-Cancelliere Gabriel che può integrare nel suo sistema socio-economico 500.000 profughi all’anno per molti anni . Ma anche quel numero potrebbe risultare piccolo difronte alle esigenze. Ora, la Romania è certo in grado di assorbire i seimila profughi a lei assegnati d’imperio, ma se lo facesse aprirebbe un precedente dalle conseguenze non chiare: chi impedirebbe alla Commissione fra due mesi di crearle un nuovo e maggiore obbligo? Così perfino il capo dello stato rumeno, Klaus Iohannis, che ha costruito le sue fortune politiche presentandosi alle elezioni del dicembre scorso come l’uomo dell’Europa in Romania, ha manifestato, in toni decisamente inusuali per lui, una netta opposizione al piano Juncker e per la prima volta da quando è entrato in funzione ha riscosso anche il consenso dei partiti normalmente suoi avversari.

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