martedì, Settembre 21

Produzione industriale: primo rialzo in 26 mesi field_506ffb1d3dbe2

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Il primo rialzo in 26 mesi della produzione industriale e gli accordi di Basilea sulla leva finanziaria delle banche hanno contribuito a spingere in rialzo i listini azionari italiani. In novembre la produzione italiana è tornata a crescere registrando un incremento dello 0,3% su mese e dell’1,4% su anno. In settimana si conosceranno anche gli ultimi rilevamenti sull’inflazione nell’area euro.

Le piazze finanziarie europee hanno chiuso sui massimi di sei mesi testati in dicembre. Le banche sono state favorite dall’alleggerimento dei limiti imposti dalle norme di Basilea 3 per quanto riguarda la leverage. Il Comitato è venuto incontro alle forti pressioni delle lobby bancarie, rendendo così meno pesanti gli indicatori per il calcolo della leva di indebitamento. Si prevede che la nuova soglia di leverage finanziaria venga introdotta come strumento di supervisione nel 2018.

«Le banche italiane hanno una leva molto bassa» sottolineano in una nota gli analisti di Equita, i quali stimano un rapporto di leverage 2014 Basilea 3 ‘fully phased’ del 4,6%, «circa 60-80 punti base sopra la media europea». Di conseguenza «l’impatto positivo delle modifiche è marginale: la banca che dovrebbe comunque maggiormente beneficiare di queste novità è Unicredit e, in misura minore, Intesa Sanpaolo».

La BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali) ha comunicato i nuovi indicatori su indebitamento e liquidità che le banche europee, in conformità con quanto deciso dall’impianto normativo di Basilea, dovranno rispettare. Il presidente della Bce Mario Draghi, appena nominato governatore dell’anno dalla rivista specializzata ‘Central Banking’, plaude all’iniziativa, affermando che in questo modo gli istituti saranno «più resistenti che in passato agli shock finanziari».

Come spiega il Financial Times‘, in seguito a una feroce attività di lobby «le autorità globali di regolamentazione hanno annacquato quelle regole controverse volte a ridurre la dipendenza delle banche verso i debiti». Di fatto, i cambiamenti «che sono stati annunciati a Basilea, Svizzera, rappresentano un sollievo per le grandi banche d’affari, che hanno temuto che sarebbero state costrette a raccogliere capitali extra per miliardi di euro. Le modifiche allentano i requisiti richiesti per prodotti come derivati e accordi di Repo, che compongono gran parte dei loro bilanci».

In poche parole le regole sull’assunzione di debiti sono state allentate. Intervistato dal quotidiano britannico Daniel Davier, analista presso la francese Exane BNP Paribas, ha affermato che il risultato «è una vittoria per il settore (bancario) più di quanto avessi immaginato». Un’altra fonte ha spiegato che l’effetto degli aggiustamenti potrebbe essere quello di richiedere alle banche globali di aumentare il valore medio del leverage ratio – parametro che misura la solidità finanziaria – dal 3,8% attuale a una soglia poco superiore al 4%.

Il mercato ha subito premiato il settore bancario. Nelle contrattazioni odierne, alla riapertura delle Borse Barclays si è confermata titolo migliore del listino londinese Ftse 100, balzando più del 3%. Gli investitori affermano che altre banche che escono vincitrici dall’annuncio di ieri sono Deutsche Bank, Ubs e Commerzbank, oltre alle già citate due maggiori società di credito italiane.

Restando sempre in chiave europea, in chiave europea, al Fondo salva stati ESM verrà data anche la capacità di emettere debito in valute diverse dall’euro, come il dollaro. Per collocare titoli in yuan bisognerà aspettare «qualche anno». Lo ha dichiarato a ‘Bloomberg Tv’ Klaus Regling, amministratore delegato dell’European Financial Stability Facility (EFSF). Non c’è ancora nulla di certo, perché ancora non è stata presa una decisione, secondo il managing director del Fondo Europeo di Stabilità.

A Roma intanto il Tesoro ha collocato tutti i titoli di Stato a tre anni per un valore di quattro miliardi di euro e lo ha fatto dovendo sborsare il tasso di interesse più basso dalla nascita dell’euro. In attesa di conoscere l’identità dei soggetti compratori – negli ultimi tempi sono state in particolar modo le banche italiane ad accumulare Btp, creando un circolo vizioso e incestuoso tra debito privato e sovrano – la notizia viene accolta con favore dai mercati.

È un segnale della ritrovata fiducia degli investitori nei confronti del debito italiano e in quello dell’area periferica più indebitata del continente. I titoli con scadenza 2017 sono stati aggiudicati a un rendimento di appena l’1,51%, in calo dall’1,79% di novembre. Roma ha anche piazzato bond a 15 anni a un tasso di interesse molto conveniente, il minimo dal 2007.

Passando ai temi più prettamente macroeconomici, in Italia le costruzioni di case vanno in controtendenza rispetto al trend mondiale. Le attività sono riuscite a realizzare una crescita solo all’estero, con le previsioni del rapporto del Cresme che parlano di un ulteriore calo del 2,5%. Sempre secondo le stime del Centro, le spese dovrebbero restare su questi livelli minimi ancora per molti anni.

L’amministrazione pubblica italiana, enormemente indebitata, rischia una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea per non aver rispettato gli impegni e i tempi di pagamento dei debiti alle imprese. «Se non intervengono cambiamenti, a fine gennaio sarò costretto a fare i primi passi formali», ha avvertito ancora il Vice Presidente della Commissione Ue Antonio Tajani, in un’intervista al ‘Sole 24 Ore’.

A un anno dall’entrata in vigore delle nuove norme, infatti, «tutte le informazioni che riceviamo dall’Italia sul rispetto dei nuovi tempi di pagamento sono negative», ha sottolineato il responsabile Ue. Entro fine mese, quindi, potrebbe scattare nei confronti di Roma la ‘Eu Pilot’, ossia «una sorta di avvertimento prima della procedura d’infrazione vera e propria, nel quale chiedo il rispetto sostanziale della direttiva» a fronte delle «troppe segnalazioni di abusi e scorrettezze» fatte a Bruxelles dai suoi advisor, Ance e Confartigianato.

Intervenuto in diretta alla trasmissione ‘L’Economia Prima di Tutto’ su ‘Radio1 Rai’, il Vice Presidente di Confindustria Aurelio Regina è intervenuto sull’argomento puntando il dito contro l’immobilismo dei politici. Accusati di essersi dimenticati «completamente» del tema. «La data del 15 settembre per la ricognizione dei debiti pregressi non è stata rispettata, non sappiamo ancora quant’è il totale esatto dei debiti della pubblica amministrazione» – attacca Regina – inoltre il flusso dei rimborsi «è molto scarso, le risorse scarse, e oggi i vecchi debiti della P.A. saranno pagati dagli stessi cittadini attraverso un aumento delle aliquote delle tasse locali».

Nel 62% dei contratti pubblici i tempi di pagamento hanno sforato o sforano i termini di legge e vanno oltre i 60 giorni, fa sapere ‘Il Sole 24 Ore’ nell’articolo, mentre in un appalto su due l’amministrazione pubblica «suggerisce» all’impresa di rallentare l’emissione delle fatture, in modo da diluire anche i saldi.

 

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