mercoledì, Dicembre 1

Pro e contro della politica Ue per il Niger e l’Africa

0
1 2


Il Niger è un passaggio quasi obbligatorio per tutti quei migranti che, dall’Africa subsahariana, cercano di raggiungere le coste italiane, in cerca di sicurezza e protezione. Già il Fondo di fiducia, strumento di sviluppo dell’Ue per fronteggiare situazioni di emergenza, per l’Africa, è stato firmato da Jean Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, insieme a 25 Stati membri dell’UE, Norvegia e Svizzera, e lanciato al vertice di Valletta sulla migrazione il 12 novembre 2015.

Guidare e assistere i migranti di ritorno, creare opportunità economiche e di sostegno alle autorità locali, gestire le frontiere, aumentare la resilienza, attraverso la creazione di collegamenti tra aiuto, ricostruzione e sviluppo (CARS), creare una squadra investigativa comune (ECI), per la lotta contro i criminali e le reti di traffico degli esseri umani, queste le azioni di cui si occuperà il fondo fiduciario per l’Africa.

A partire dal 4 Luglio, il Fondo ha deciso di stanziare circa 1889,3 milioni di euro da suddividere tra la regione del Sahel e il lago di Ciad, il Corno d’Africa e il Nord dell’Africa, che sono poi le zone interessate.

Anche l’Italia fa la sua parte. Già il primo Aprile, il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni e Mahamadou Issoufou, Presidente della Repubblica del Niger, hanno firmato un accordo a Roma che prevede l’elargizione italiana di 50 milioni di euro al Niger, con l’obiettivo principale, da parte italiana, di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi; è stato, inoltre, disposto un finanziamento di 400.000 euro ad UNICEF per rispondere alla drammatica emergenza umanitaria in Niger, e, appena qualche giorno fa, il primo Ambasciatore italiano – l’Ambasciata italiana a Niamey, infatti, è stata inaugurata lo scorso Ottobre -, Marco Prencipe, ha annunciato una nuova collaborazione.

Se la confrontiamo con i principali Paesi europei, l’Italia ha un numero di ambasciate inadeguato rispetto ai rapporti con l’Africa. Sicuramente è un segnale positivo che l’Italia abbia una presenza sul territorio, anche perché è molto difficile avere informazioni precise e avere rapporti continuativi e di fiducia, e la fiducia è un elemento molto importante, senza una presenza costante, quale è l’ambasciata. È una risposta positiva che invia l’Italia nel rapporto bilaterale, per un maggiore impegno politico, da parte del Governo e della Farnesina, sull’Africa subsahariana e sulla fascia saheliana”, queste le parole di Bernardo Venturi, ricercatore presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI) e, riguardo al Trust Fund, continua, “l’Ue, in questo momento, lavora con questo approccio che si chiama ‘approccio integrato’, il quale prova a tenere insieme tutta una serie di aspetti che principalmente sono quelli di sviluppo, anche dal punto di vista socio-economico, di pace e di sicurezza. In pratica, bisogna capire come riuscire a realizzare davvero questa sinergia”.

La questione dei migranti è, certamente, quella che più preme ai Paesi, soprattutto europei. Le risorse che l’Italia, ad esempio, in linea con le politiche europee, vuole creare sono mirate a garantire migliori condizioni di vita alle popolazioni locali, ad assicurare stabilità e sicurezza in Niger, con lo scopo di frenare le migrazioni verso le nostre coste. “In realtà, il primo effetto è proprio il contrario”, ci dice Venturi, “creando situazioni di sviluppo, si porta una fascia povera verso una fascia media che poi è quella che emigra per motivi economici”; ciò non toglie che, nel lungo periodo, possano esserci delle dinamiche diverse creando tutta una serie di opportunità.

Parola chiave dell’Ue, che sarà anche al centro del prossimo G20 di Amburgo, è ‘resilienza’, una parola che rischia, secondo il ricercatore, di diventare più una parola di moda che altro, con il cui termine si intende una società che riesca a superare ed affrontare le difficoltà. Ma, in questo senso, una forma di resilienza africana è la migrazione interna regionale africana che riguarda grossomodo i 4/5 della migrazione africana; “qui il rischio, chiudendo le frontiere e non favorendo una migrazione regolare, è di bloccare, invece, i meccanismi di resilienza e di sviluppo economico. Bloccando la migrazione intro-africana, tra confini regionali, si rischia ancora di più di favorire quella irregolare internazionale”.

Un aspetto da tenere in considerazione, secondo Venturi, è che i Paesi europei hanno avuto, sì, una forte presenza, nel territorio africano, fino a qualche decennio fa, ma attualmente non sono più gli attori più rilevanti. “Ci sono almeno altri Paesi (non europei) che contano più dei Paesi europei, che sono la Cina, l’India, i Paesi del Golfo, la Turchia, in parte anche la Russia. Non a caso, il 2 luglio, a Bamako, e alla presenza di Emmanuel Macron, (Sul Sahel soprattutto, la Francia gioca un ruolo importante per ragioni storiche e poi è rimasta particolarmente legata ad alcune colonie), Mali, Mauritania, Ciad, Niger e Burkina Faso, Paesi che si sono uniti in una nuova forza regionale – il G5 del Sahelhanno confermato la loro volontà di lottare contro il terrorismo, perché i diversi movimenti jihadisti della regione subsahariana hanno preso di mira i Paesi limitrofi. Il problema è diventato regionale e c’è la necessità di una risposta regionale, naturalmente con il sostegno Ue, anche perché questi Paesi “mancano di risorse (specie sul lato militare). C’è tutta la volontà politica, ma non vedo la capacità”, dice Venturi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->