lunedì, Ottobre 18

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Daniel Ortega Nicaragua

Quando il Ministro della Difesa russo, Sergej Shoiguha annunciato: «abbiamo in programma di aumentare la quantità delle basi militari. Oltre a Vietnam e Cuba, intendiamo ampliare il numero con altri Paesi, come Venezuela, Nicaragua, le Isole Seychelles e Singapore», la situazione in Crimea si stava appena iniziando a delineare nella sua gravità. Era il 26 febbraio, e due giorni prima Viktor Janukovic era stato destituito dalla Verchovna Rada, il Parlamento di Kiev. L’attenzione del mondo era concentrata sulle manifestazioni filo-russe a Sinferopoli e sullo stato di allerta delle truppe del Cremlino al confine con l’Ucraina. La dichiarazione di Shoigu, in altre parole, era necessariamente passata in secondo piano, sebbene andasse ad ampliare il quadro della rinnovata assertività russa. Nei negoziati, definiti «in via di definizione e prossimi alla firma dei documenti rilevanti», non rientrano solo basi militari: come riporta l’agenzia russa ‘RIA Novosti’, sono anche previsti accordi per soste portuali in Paesi le cui condizioni siano favorevoli e l’apertura di siti di rifornimento per bombardieri strategici in fase di pattugliamento.

Nello specifico, che i rapporti di Managua con Mosca siano positivi è chiaro già da diversi anni. Già nel 2008, il Governo di Daniel Ortega si accodava a quello di Dmitrij Medvedev nel riconoscere le Repubbliche di Ossezia Meridionale ed Abcasia, per poi invitare, nel dicembre dello stesso anno, navi da guerra russe a calare le ancore nei porti del Nicaragua, nonostante l’opposizione dei deputati conservatori, come Wilfredo Navarro del Partito Liberale Costituzionalista (PLC). La visita si rivelava remunerativa per il Nicaragua: nel corso della stessa, Mosca donava infatti materiale ospedaliero e militare per un valore di 200.000 dollari, oltre a firmare accordi bilaterali riguardanti settori tra cui l’agricoltura e le telecomunicazioni. Più di recente, il 31 ottobre dell’anno scorso, l’agenzia russa Itar-Tass segnalava la firma di un memorandum di cooperazione in materia di sicurezza tra i due Paesi. Come affermato dal Segretario del Consiglio di Sicurezza Russo, Nikolaj Patrušev, «questo ci permetterà di coordinare le nostre posizioni sugli argomenti più urgenti relativi alla sicurezza internazionale», in quanto le consultazioni fra il suo Consiglio e l’Esercito del Nicaragua «saranno ora condotte su base permanente».

La Russia è d’altronde sempre più fondamentale nel settore militare del Paese centroamericano. Già nell’estate 2009 gli organi di stampa nicaraguensi si interrogavano sulle modalità di acquisto di due elicotteri MI-17 forniti dalla Helicópteros de Rusia S.A., la cui cessione era confermata dall’ambasciata russa, senza però definire i dettagli. Lo scorso anno, inoltre, veniva annunciata da ‘The Voice of Russia’ l’inaugurazione di un centro di addestramento militare costruito con l’assistenza del Cremlino ed intitolato al Maresciallo dell’Unione Sovietica Georgij K. Žukov. Invitato alla cerimonia, il Generale Valerij Gerasimov ribadiva il sostegno russo agli sforzi di Managua nella lotta al narcotraffico, già espresso, peraltro, con l’invio di diversi mezzi quali il veicolo multifunzione russo GAZ-2975 Tigr e l’elargizione di 26 milioni di dollari in aiuti sulla base di un accordo firmato nel 2011. Simili cooperazioni non potevano dunque che rendere quantomeno verosimili le insistenti voci, circolanti dalla scorsa estate, di una trattativa tra Managua e Mosca per l’acquisto da parte della prima di almeno sei caccia MIG-29 di seconda mano, equipaggiati però con la più avanzata tecnologia russa: voci, tuttavia, mai effettivamente confermate.

Il punto è che, nonostante nel 2007 i Governi occidentali avessero espresso riserve sulla trasparenza del Nicaragua orteguista, spingendo così Managua a cercare sostegno proprio presso Mosca, ora Daniel Ortega si trova attualmente in una posizione ‘ucraina’. Per quanto il paragone possa sembrare forzato, il Governo del Nicaragua ha corrispondenze diplomatiche su più fronti, soprattutto con quelli che si stanno affrontando riguardo al destino di Kiev. Proprio un Accordo di Associazione, quello fra America Centrale ed Unione Europea, è stato al centro della visita a Managua della Delegazione per i Rapporti con l’America Centrale dell’Europarlamento, lo scorso ottobre. Inoltre, sempre il Nicaragua è al centro di un programma di cooperazione per il periodo 2014-2020, per il quale Bruxelles ha confermato il proprio impegno attraverso la visita del Commissario allo Sviluppo Andris Piebalgsall’inizio dello stesso mese.

Ortega, però, ha allacciato relazioni anche con Pechino (che lunedì ha apparentemente dato il proprio appoggio a Mosca sulla questione ucraina) con il lancio del progetto per il Canale del NicaraguaLa concessione cinquantennale al gruppo HKND, presieduto dal magnate Wang Jing ma verosimilmente manovrato dal Governo cinese, ha di fatto esteso la presenza di quest’ultimo nello scacchiere latinoamericano, nonostante le critiche sollevate da un lato per l’incostituzionalità del progetto e, dall’altro, per la scarsa trasparenza della stessa HKND.

Certo è che, se lo scacchiere su cui si muove la Cina riguarda precipuamente l’economia, quello russo ha tratti maggiormente militari – come si è visto, anche quando si tratta di spostamenti di denaro anziché di materiali. In altre parole, se le parole di Shoigu fossero confermate, il Nicaragua andrebbe a costituire, insieme a Cuba, la postazione russa più prossima agli Stati UnitiDi sicuro, la più prossima sul versante dell’Oceano Pacifico. Ma Ortega, al momento, non ha confermato, né smentito, al contrario di quanto fatto dall’ammiraglio venezuelano Orlando Maniglia, per il quale «non c’è nessuna possibilità che la Russia o qualunque altra potenza stabilisca basi militari in Venezuela perché è espressamente proibito dalla Costituzione bolivariana».

Sarebbe questa, peraltro, la ragione per cui anche i deputati dell’opposizione nicaraguense avrebbero già escluso a priori la possibilità di basi russe nel loro Paese. Come sostenuto dal già menzionato Wilfredo Navarro, la carta fondamentale del Paese «proibisce l’installazione di basi militari straniere nel territorio nazionale» e l’unica possibilità sarebbe «autorizzare il transito o lo stazionamento di navi, aerei, macchinari e personale militare straniero per scopi umanitari, di addestramento, istruzione e scambio, sempre che siano richieste dal Presidente e ratificate dal Congresso». Questa è, in effetti, la lettera quasi testuale dell’articolo 92 della Costituzione dopo la riforma del 1995 (legge 192). Ma, secondo il deputato Luis Callejas, Presidente della Commissione di Pace e Governo dell’Assemblea Nazionale, le recenti riforme costituzionali permetterebbero di collocare basi a tempo determinato – determinato, però, dalla «volontà del Presidente e dei suoi 63 deputati».

L’opposizione arriva anche da alcuni settori della società civile, tra cui il Consiglio Superiore dell’Impresa Privata: il Presidente José Adán Aguerri invita infatti il Governo a mantenersi al margine delle tensioni internazionali e rispettare la Costituzione. Simile la posizione del dissidente Movimento di Rinnovazione Sandinista: uno degli aspetti maggiormente sottolineati in questi giorni, a parte quelli di natura prettamente giuridica, è proprio il fatto che Augusto Sandino, eponimo del fronte oggi guidato da Ortega, fosse contrario ad ogni presenza militare straniera sul territorio nicaraguense. Infine, la mancanza di smentite alle frasi di Shoigu preoccupa anche gli altri Governi dell’America Centrale, in special modo quello del Costa Rica, con cui il Nicaragua ha aperta una contesa frontaliera. Il Ministro degli Esteri di San José, ha infatti espresso la propria preoccupazione, asserendo che si tratti di «parte del piano di intimidazione che il Nicaragua sta portando avanti nella zona, munendosi di armi da guerra ed equipaggiamento più moderno. Ciò è parte di questo processo e già la Russia si è impegnata a sostenere il Nicaragua in più occasioni e sarebbe il fornitore di imbarcazioni a quest’ultimo».

In effetti, benché il progetto di espansione russo, se confermato, possa avere serie conseguenze sugli equilibri internazionali di alto livello, non va scordato lo specifico quadrante su cui si gioca la partita in questione. Se l’Ucraina si pone al confine tra due attori di primo piano del panorama internazionale (Russia ed Unione Europea), coinvolgendo necessariamente anche gli Stati Uniti, il caso del Nicaragua avviene su un palco meno illuminato, ma non per questo potenzialmente meno esplosivo. Nonostante i recenti progetti di integrazione in cui Managua stessa è attiva, la regione centroamericana si basa su un fragile equilibrio, raggiunto solo da pochi decenni. Per questa ragione, come sta succedendo in Europa Orientale, ogni passo dell’orso russo in America Centrale è come se avvenisse in una cristalleria.

 

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