lunedì, Maggio 17

Privatizzazioni: la più grande truffa di tutti i tempi field_506ffbaa4a8d4

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Il più famoso Ministro delle Finanze del maggior partito del secondo dopoguerra, Ezio Vanoni, certamente non uno statalista ortodosso, si dichiarò convinto della opportunità dell’intervento dello Stato in quei settori nei quali potevano formarsi situazioni di monopolio (vedasi il suo discorso del 21 luglio 1954 agli atti parlamentari), e l’IRI era vista dallo studioso e dal Ministro come uno strumento di progresso economico, utile per l’Italia in quel periodo storico, a condizione che l’impresa pubblica avesse rispettato alcuni fondamentali criteri gestionali di natura privatistica. Effettivamente la gestione delle aziende pubbliche italiane, prima e dopo la seconda guerra mondiale, si era caratterizzata per una continua ricerca di autonomia dalla proprietario statale, essendo lasciata al manager la determinazione delle linee strategiche. I casi più eclatanti furono la reggenza dell’ENI da parte di Mattei e l’amministrazione della Finsider di Ernesto Manuelli e Oscar Sinigaglia, quest’ultimo ristrutturò l’industria siderurgica italiana, seppure al costo di pesanti tagli occupazionali e contro il volere della politica, divenendo un altro dei simboli dello Stato imprenditore. Lo Stato proprietario si limitava ad assegnare alle sue aziende linee guida e sufficienti finanziamenti.

Fu un percorso di rapida emancipazione, nel 1987 il PIL italiano aveva superato quello del Regno Unito, portando l’Italia alla quinta posizione tra le grandi potenze economiche mondiali. Nel 1990 si registrò un ulteriore progresso, secondo la società Business International l’Italia aveva raggiunto la quarta posizione tra le potenze industriali del mondo, proprio quando era stata inserita nell’elenco dei sorvegliati speciali della CEE per l’entità del suo deficit pubblico, mentre la posizione della Germania sarebbe stata suscettibile di un peggioramento.

Le partecipazioni statali assolvevano anche una dibattuta funzione di creazione di occupazione, sostituto di spese a carattere assistenziale, in grado anche di generare un rafforzamento finanziario del sistema previdenziale, che non gravava il disavanzo dei bilanci pubblici, anzi, poteva ridurlo nella misura in cui riusciva ad ottenere un saldo positivo tra il tasso di remunerazione del capitale investito e quello del debito pubblico.

Gli anni 80 si caratterizzarono per le prime significative crisi del sistema industriale di Stato, determinate non tanto dalla obsolescenza degli impianti, come avveniva quasi contemporaneamente negli altri Paesi europei, quanto da problemi legati a una discutibile politica di selezione del management e, di conseguenza, a una cattiva gestione. Dal 1987, con la designazione ad amministratore delegato di Finsider di Giovanni Gambardella, di provenienza Ansaldo, iniziò una fase di nomina alle dirigenze di manager che non avevano avuto rapporti con le precedenti amministrazioni, le successive acquisizioni di aziende decotte peggiorarono la situazione complessiva.

La discutibilissima gestione delle partecipazioni statali preparò, purtroppo, il terreno per l’aggressione della grande finanza di rapinainternazionale, prevalentemente di origine anglosassone. Mercati sempre più aperti e fluidi, liberalizzazione dei flussi finanziari e crescente influenza delle società multinazionali interferirono profondamente con le politiche nazionali. Alcuni individui furono in grado di condizionare i mercati e le sorti economiche delle Nazioni, come le spregiudicate operazioni del finanziere di George Soros del settembre 1992 hanno chiaramente dimostrato, anche per quanto riguarda l’Italia -il giochetto delle valute acquistate al ribasso con denaro anticipato da Goldman Sachs si è poi ripetuto, nella dimensione italiana, in Malesia nel 1997. Quest’ultimo Paese, per inciso, non ha premiato Soros con una laurea honoris causa, come ha fatto l’Italia, lo ha condannato a morte. All’inizio del 2012 la Federazione Russa ha emesso un mandato di cattura per Soros, accusato di avere organizzato una manovra di svalutazione del Rublo (è possibile rintracciare la notizia su ‘Agenziastampaitalia’ del 06 febbraio 2012).

La globalizzazione ha cambiato lo stesso concetto di sovranità statale, tradizionalmente inteso, in una forma di sovra territorialità che si sta evolvendo verso forme di governance multilivello in cui le competenze di regolamentazione sono sempre di più distribuite tra Regioni, Stati ed organismi sovranazionali.

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