mercoledì, Ottobre 20

Privacy nell'UE: si apre un nuovo capitolo

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Non teme di dare l’impressione di interferire nel processo legislativo?
Ci sono questioni etiche che vanno rispettate, perché la gente va protetta non solo in quanto utenti o consumatori ma in quanto persone. La privacy e la protezione dei dati sono quanto mai importanti per i cittadini. Per la prima volta l’Unione europea ha la possibilità di ammodernare, armonizzare e semplificare le norme che regolano il modo di gestire le informazioni sui dati personali. Si tratta di regole che dovranno valere per le tecnologie di nuova generazione. Il mio compito è quello di essere pro-attivo e costruttivo, le mie raccomandazioni puntano a indurre i co-legislatori a cercare di giungere a un accordo che sia il migliore per gli individui, a rendere piú efficaci le tutele, e a permettere a tutti di trarre il massimo beneficio dalle innovazioni tecnologiche.
Un suo commento sul regolamento in discussione che influirà sui cittadini dell’Ue, sulle organizzazioni che gestiscono i dati personali sia all’interno che all’esterno dell’Ue?
Il regolamento sulla protezione generale dei dati (GPDR) non è la riforma dei miei sogni ma io sostengo fermamente le istituzioni in questo ultimo miglio per giungere al migliore dei risultati. Miglioramenti sono comunque sempre possibili.
Come viene vista questa nuova normativa all’esterno dell’Ue?
Sulla protezione dati ci sono grandi attese anche dal resto del mondo. Ci rendiamo conto che moltissimi paesi guardano all’Ue considerandola campione nella protezione dei dati. Quindi avremo nuove regole che potranno essere applicabili a tutti nel modo della protezione dati e il modello europeo potrà diventare sempre più valido e applicabile perché tutti sembrano voler seguire il modello europeo e il modo in cui esso difende i diritti fondamentali. L’Europa potrà porsi cosí all’avanguardia nel mondo e diventare una specie di portabandiera in questo settore. E questo ci offre la possibilità di ben sperare…
Perché insistere tanto sulla protezione dei dati?
Perché questo ci dà la possibilità di sperare. La protezione dei dati ci offre una grande opportunità: al Consiglio Europeo di giugno per la prima volta negli ultimi due anni è stata ribadita con forza la necessità di proteggere i dati personali e di difendere la privacy. Non ricordo nessun periodo in cui ci sia stata una tale insistenza su questo punto a livello politico e questo conferma che la protezione dei dati sta assumendo un ruolo sempre più importante nella nostra società.
Si potrebbe parlare di un ‘new deal’ per la protezione dati?
E’ questa la posizione dell’ufficio del contollore della protezione dati. Bisogna scrivere una pagina nuova, puntando meno sulle eccessive formalità e investendo invece molto di più su forme di protezione dinamica che permettano agli individui di controllare i dati che li riguardano.
A inizio luglio il suo ufficio ha presentato il rapporto annuale per il 2014. Cosa c’è scritto?
Il 2014 verrà ricordato come un anno ‘spartiacque’, quando cioè il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali, come indicato dalla Carta dei diritti fondamentali, è passato dalla teoria legale alla pratica. Dopo la sentenza storica della Corte di Giustizia Europea sul controllo della vita privata, abbiamo anche affrontato l’importante questione del diritto all’oblio. Il Parlamento europeo lo scorso anno ha fortemente sostenuto la nostra istituzione e questo avrà un peso di indubbio valore nel ‘trilogo’ (il dibattito tra le tre istituzioni europee per giungere ad un accordo finale, ndr). Il 2014 è stato l’ultimo anno di attività del mio predecessore Peter Hustings al quale dobbiamo molto: egli ha avuto il merito di trasformare il ruolo del Controllore Europeo per la Protezione dei Dati (EDPS) da semplice startup a una istituzione di tutto rispetto.
Cosa prevedete per il futuro dell’istituzione?
Abbiamo completato un’analisi sulla conservazione dei dati. Ma il nostro obiettivo è di aprire una strada nuova nella protezione dei dati personali con la digitalizzazione. Siamo in trasizione ma puntiamo all’innovazione. Vogliamo poter essere prevedibili e trasparenti e rassicurare sia a livello nazionale che internazionale. Abbiamo insistito in particolare sulla protezione degli strumenti di comunicazione mobili raccogliendo dati dalle istituzioni per la privacy dei 28 paesi europei e stiamo cercando anche di studiare quelli che potrebbero essere conflitti di interessi tra istituzioni.
Come ha reagito la sua istituzione al fenomeno Prisma (la sorveglianza di massa dei cittadini europei da parte dei servizi di ‘intelligence’ Usa emersa nel 2013, ndr)?
Stiamo cercando di ricostruire la fiducia dei cittadini facendo interagire tre elementi: concorrenza,consumatori e protezione dati. La corretta applicazione delle norme europee sulla protezione dati e l’applicazione di norme internazionali come la Convenzione europea dei diritti umani sono state fondamentali per ricostruire la fiducia tra Europa e Usa. Anche se l’Europa non è all’avanguardia nella tecnologia, è importante la qualità della nostra tecnica nel difendere i diritti umani. Siamo disposti a confrontare le nostre norme con quelle del resto del mondo e siamo pronti a cambiare idee e metodologia. Nelle riforme che ci accingiamo a fare vorremmo poter imprimere una dimensione etica, considerando i consumatori come persone vere con i loro diritti e le loro necessità.
Lei ha accennato all’importante ruolo dell’ EDPS riconosciuto anche dalla Corte di Giustizia europea. Anche la Gran Bretagna lo riconosce, nonostante ci tenga a sottolineare la diversità del proprio sistema giuridico?
Ogni Paese ha le sue caratteristiche legali specifiche e la Gran Bretagna in particolare. Ma la Carta dei diritti Fondamentali si applica a tutti i paesi dell’Ue e quindi anche alla Gran Bretagna che non può esimersi dall’applicarla anche nel campo della ‘sorveglianza’ dei cittadini.
A proposito di ‘sorveglianza’, cosa ne pensa?
La sorveglianza di massa è contraria ai valori dell’Ue e io non voglio essere uno spettatore passivo di quello che gli altri fanno con i nostri dati.
E come vede il registro dei passeggeri richiesto dalle compagnie aeree Usa (il cosidddetto PNR, Passenger Name Record) di cui si sta tanto discutendo in Europa?
Bisogna che mi dimostrino quanto sia necessario.
Il nuovo regolamento sulla protezione dati, in discussione da circa tre anni, dovrebbe essere finalizzato entro il 2015.
In tal modo la fiducia dei cittadini potrà essere ripristinata. A giudicare da un recente Eurobarometro sulla protezione dei dati, il 31% dei cittadini ha risposto alla domanda se riuscisse a controllare l’uso dei propri dati ‘non riesco a controllare nulla’, mentre il 71% ha detto di essere stato costretto a fornire informazioni personali per ottenere un servizio. Prendere o lasciare.

 

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