domenica, Dicembre 5

Prince: addio al ribelle della discografia Il Re del Pop e la sua battaglia per la libertà d'espressione nel mondo della musica

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Ieri è morto Prince, un altro che se ne va e non tornerà certo a raccontarci cosa c’è di là. Sono poco più di due anni che stiamo assistendo alla scomparsa di grandi personaggi, per usare un eufemismo, del panorama musicale. Stanno scomparendo, dando il segnale che quella ‘generazione di Fenomeni‘ è giunta al capolinea, quella generazione, chi ha avuto la fortuna di vivere, ha segnato completamente la nostra epoca e, probabilmente, anche gli anni a venire. In queste persone era ed è racchiuso tutto un mondo di valori, positivi, ma, a volte, anche no, che hanno contribuito a creare la colonna sonora degli ultimi settant’anni.

Ma lui, Prince, più di tutti ha rappresentato sin dai suoi esordi, una cosa che mai nessuno aveva saputo esprimere: la libertà e l’indipendenza al limite dell’autarchia, il rispetto per l’artista a discapito di chi gli vorrebbe imporre regole e stilemi, propri della discografia commerciale. Se all’inizio della carriera ottenne dalla Warner il permesso di fare tutto da solo, a metà anni novanta lo vediamo apparire con la scritta ‘Slave‘, schiavo fu l’unico a distinguersi in questo senso ed a lanciare un allarme sulla libertà per la creatività. Non serve ricordare i più di cento milioni di dischi venduti o gli immortali successi come ‘Purple Rain‘ che lo hanno coronato Re del pop, ma serve sottolineare ciò che la sua debordante personalità ha lasciato in coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo ed in tutti quelli che lo hanno ascoltato e continueranno a farlo, e cioè: libertà.

Se è vero che questo concetto per lui è voluto dire lottare discograficamente, è altrettanto vero che mai è stato incatenato artisticamente, vincendo quindi la sua guerra su questo mondo, legato alla sua terra dalla quale mai si è allontanato, mostrando un attaccamento alle sue radici come pochi. Ambiguo nell’apparire, ma così forte ed incisivo nei suoi messaggi, schivo e sincero. Credo che chiunque lo conoscesse,  direbbe così. Ma il discorso a questo punto lo vorrei spostare su un altro fronte, e precisamente su quello di cui sopra ho accennato: una generazione di fenomeni giunta al capolinea. Sta finendo un’epoca, un’epoca di grande musica che ha accompagnato grandissimi avvenimenti e questo ci sta. Stiamo seppellendo coloro che sono stati i riferimenti di milioni di persone, per un po’ sarà che morto uno ci resterà qualcun altro, ma quando saranno finiti?
Chi sarà nuovo riferimento per lo meno alla stessa altezza?
Il panorama odierno non credo ne offra molti, anzi, credo, nessuno.
Vogliamo credere che non sia proprio finita, vogliamo credere che nessuno voglia cancellare la memoria di nessuno, vogliamo credere che non resteranno solo super eroi per vecchi, vogliamo credere e basta….

 

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