martedì, Aprile 20

Primarie PD: Renzi vince, malcontento dem

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Le primarie del PD si concludono eleggendo vincitrice la compagine renziana di partito, i cui esponenti si sono affermati, come prossimi aspiranti primi cittadini nelle grandi città, con un’ampia maggioranza di voti. A finire sotto la lente d’ingrandimento però vi è ancora una volta la capitale dove ha prevalso il renziano Roberto Giacchetti, vicepresidente della Camera, ma è stata registrata una scarsissima affluenza ai gazebo allestiti nei pressi dei municipi romani. I partecipanti alla kermesse elettorale del centro sinistra sono stati circa cinquantamila a discapito dei centoduemila votanti che elessero, il 7 Aprile del 2013, come candidato a sindaco lo stesso Ignazio Marino.

Quarantamila schede in meno che pesano sulle spalle degli attuali big di partito e che scatenano il malcontento all’interno della minoranza dem, dove Roberto Speranza, in conferenza stampa a Montecitorio, attacca direttamente il premier Matteo Renzi: «Il doppio incarico di Renzi non sta funzionando, non c’è un segretario a tempo pieno e il Pd rischia di diventare un insieme di comitati elettorali e lasciare le porte spalancate al trasformismo». Prosegue poi rivolgendosi al commissario straordinario del Partito Democratico romano Matteo Orfini: «Ho letto l’intervista di Matteo Orfini dove dice che a Roma non hanno votato capibastone né rom credo che una dichiarazione del genere sia offensiva». E aggiunge: «È offensiva verso migliaia di cittadini romani che appartengono alla sinistra e che ci mandano un messaggio, chiedono un Pd diverso capace di intercettare anche il loro voto».

La replica di Orfini non si è fatta attendere ed alle pagine di ‘Huffington Post‘ ha controbattuto: «Abbiamo bonificato e disboscato il Pd dopo i fatti di Mafia Capitale. Credo che i cittadini romani e i militanti dem siano stati offesi da Mafia Capitale non dalle mie affermazioni sulla mancata partecipazione dei capibastone a queste primarie. Speranza sembra rimpiangere quel tipo di partito e mi stupisco di questo. Spero corregga il tiro delle sue dichiarazioni. Quando parlo di capibastone non lo dico io, lo dicono i fatti, la verità emersa dalle cronache giudiziarie». Unica vittoria che ha visto una maggior coesione di partito è stata quella di Valeria Valente, prossima candidata a sindaco di Napoli, rappresentante dei ‘giovani turchi’ di Matteo Orfini che è stata appoggiata da tutte le correnti interne al PD tranne da quella bersaniana ed ha superato con 500 voti di scarto l’apparentemente favorito ex presidente della regione Campania Antonio Bassolino. La Valente, laureata in giurisprudenza ed avvocato dal 2008, attualmente ricopre la carica di segretaria nell’ufficio di presidenza della Camera, presiede il comitato Pari Opportunità ed è membro della commissione della difesa. A seguito della vittoria la neoeletta ad aspirante sindaco della città partenopea commenta così l’esito delle votazioni: «Sono contenta, dico semplicemente che Napoli ha scelto di guardare avanti, di non voltarsi più indietro, di investire sul suo futuro, di crederci. Vorrei semplicemente dire un grazie veramente sincero a tutti quelli che hanno creduto, combattuto in queste ore al mio fianco per l’affermazione di una nuova leadership, di una nuova classe dirigente e di un nuovo progetto per Napoli. Noi ci crediamo e ci mettiamo in gioco. Napoli ha creduto in noi, ci ha dato fiducia, adesso sta a noi lavorare con più convinzione tutti insieme per sconfiggere e mandare a casa de Magistris ma soprattutto sconfiggere il progetto alternativo del centrodestra e delle altre forze che si contrappongono a noi».

Una bufera si è abbattuta su Forza Italia con l’arresto del sindaco di Maddaloni Rosa De Lucia, che sarebbe coinvolta assieme all’assessore Cecilia D’Anna, ai consiglieri comunali Giuseppina Pascarella e Giancarlo Vigliotta, e all’imprenditore Alberto Di Nardo in un inchiesta per aver ricevuto delle presunte tangenti per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. La De Lucia, che in passato era stata vittima di minacce da parte di alcuni dipendenti tra cui l’ex lavoratore di una ditta, che aveva gestito alcune attività presso il cimitero comunale, veniva tenuta strettamente sotto sorveglianza dalle forze dell’ordine locali.

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