venerdì, Luglio 30

Primarie Pd: De Luca batte Saviano

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Il fine settimana appena trascorso ha visto come indiscusso protagonista Matteo Salvini. La manifestazione della Lega a Roma è stata un mezzo flop dal punto di vista della partecipazione popolare, ma una svolta storica per il leghismo divenuto lepenismo. E guai a sottovalutare la presa del messaggio salviniano sulla pancia della gente. Oggi il Consiglio federale conferma all’unanimità (Flavio Tosi compreso) la candidatura di Luca Zaia in Veneto. Copertina dedicata però alle primarie Pd. In Campania l’appello di Roberto Saviano a non recarsi alle urne ‘inquinate dal voto di scambio’ ha ottenuto l’effetto esattamente contrario: seggi occupati in massa dalle clientele e vittoria di Vincenzo De Luca che ha passato la notte in bianco a parlare di «rivoluzione democratica». I candidati sconfitti denunciano irregolarità. Politica campana scossa anche dai dubbi di Luigi Di Maio sulla strana morte del procuratore di Napoli Federico Bisceglia. Ma i renziani adesso sono «tutti con De Luca». Elettori Dem chiamati al voto anche nelle Marche: vince l’ex sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli. Costretto ad un atterraggio di fortuna l’elicottero che trasportava Matteo Renzi da Firenze a Roma. Paura per il premier che, in attesa di volare a Kiev e Mosca mercoledì (il peso dell’Italia nella crisi ucraina equivale a zero), si scalda incontrando a Roma il presidente del Consiglio dei ministri del Governo regionale del Kurdistan iracheno, Nechirwan Barzani. Confusione sui nuovi dati Istat: positivi o negativi?

A conti fatti, sono stati più di 157mila i cittadini campani di fede Pd a partecipare alle elezioni primarie utili per designare il candidato del centrosinistra alle elezioni regionali del maggio prossimo. Un vero flop. Non per i Democratici (soprattutto per il vincitore Vincenzo De Luca con il 52% contro il 44 dello sfidante Andrea Cozzolino), ma per lo scrittore e sceneggiatore di Gomorra Roberto Saviano. Il suo video-appello a boicottare il voto di scambio, postato sabato notte su facebook («Domani non andate a votare in Campania. Questo il mio consiglio»), è caduto praticamente nel vuoto, nonostante fosse stato rilanciato da tutti i media e pubblicato persino sul blog di Beppe Grillo. Stamane, intervistato da ‘Repubblica’, lo scrittore anticamorra non si pente della sua ‘scivolata nell’antipolitica’ (in Italia schierarsi contro la commistione tra politica e malaffare si definisce ‘antipolitica’). Anzi, ribadisce di essere convinto che queste primarie sono state «un fallimento perché hanno lasciato in campo due nomi, De Luca e Cozzolino, legati alla storia degli ultimi vent’anni di una regione che è stata segnata da sperperi, madornali errori e un uso assurdo dei fondi europei».

La parola ‘camorra’ Saviano non può pronunciarla per evitare querele. E, a proposito di camorra, sarà un caso, ma sempre sul quotidiano di Carlo De Bendetti si rifà vivo il boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo, tumulato al 41bis nel carcere di Parma. «Se parlo ballano le scrivanie di mezzo parlamento», ha fatto sapere ‘Don Raffaè’ che, però, ancora non si è deciso. Calorosa accoglienza grillina riservata alla vittoria dell’ex sindaco di Salerno, condannato in primo grado per abuso d’ufficio e decaduto, da Danilo Toninelli che chiede inutilmente di «mettere il divieto di candidatura per i condannati». Non è certo colpa di De Luca, ma il numero tre del M5S, Luigi Di Maio contribuisce a tingere di giallo la politica Campana. Con un post pubblicato sul blog di Grillo, Di Maio mette in dubbio la dinamica dell’incidente stradale sulla Salerno-Reggio Calabria in cui ieri ha perso la vita il sostituto procuratore partenopeo Federico Bisceglia. «Ho smesso di credere al caso», scrive il ‘pupillo grillino’, «quando si tratta di Terra dei Fuochi, di rifiuti e di violazioni ambientali, gli interessi in gioco sono internazionali. E chi indaga tocca sempre i fili dell’alta tensione». Un’accusa pesante come il piombo, corroborata dall’allarme su «strani incidenti stradali» lanciato dal casalese pentito Carmine Schiavone, anche lui spirato per un ‘attacco di cuore’ pochi giorni fa.

Comunque sia, ci pensa lo stesso vulcanico De Luca a zittire ‘gufi’ e critici alla Saviano giurando di voler aprire una «stagione nuova» e ricordando che «sanno tutti che non intendo chiedere voti inquinati perché chi prende i voti della camorra prima delle elezioni poi deve pagare le cambiali, e io non intendo pagare cambiali a nessuno». E se lo dice lui c’è da fidarsi. Lo ‘sceriffo’ salernitano promette di «conquistare anche il voto moderato di un pezzo dell’elettorato di centrodestra» nella sfida che lo opporrà al governatore uscente Stefano Caldoro (da sempre mal digerito dal ‘clan politico’ di Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario in galera per i sospetti rapporti con la camorra casalese). Di fronte alla realtà dei numeri, la realpolitik di Renzi decide di sotterrare l’ascia di guerra alzata contro il De Luca renziano della prima ora nel 2013, divenuto poi un imbarazzo a causa della condanna e dei possibili effetti della legge Severino. Allo stato dei fatti, se De Luca dovesse diventare governatore della Campania, potrebbe decadere immediatamente dalla carica. Ma il codice ‘etico’ del Pd non prevede incandidabilità per chi è condannato ‘solo’ in primo grado per abuso d’ufficio e, per quanto riguarda gli effetti della Severino, si spera nel ‘lodo De Magistris’, ovvero un colpo di spugna da parte del Tar.

Passando più a Nord, non sono passati neanche due giorni e la ‘marcia su Roma‘ di Matteo Salvini sembra già acqua passata. Vero che il ‘Marine Le Pen padano’, complice il disfacimento fisico di Silvio Berlusconi e del centrodestra, potrebbe intercettare il voto di milioni di cittadini ‘di destra’ impauriti e incattiviti dalla crisi economica e morale in cui è immerso il Paese. Ma oggi i riflettori mediatici sono tutti puntati sulle beghe interne al partito leghista. Nella sede di via Bellerio a Milano si è tenuto un consiglio federale annunciato come infuocato. Alla fine, la vera e propria resa dei conti tra il leghismo diventato ‘nazionale’ del segretario, e le mire politiche centriste del sindaco di Verona e segretario della Liga Veneta Flavio Tosi, è stata solo rinviata. Dopo aver votato all’unanimità la riconferma di Luca Zaia come candidato alle regionali di maggio, Salvini ha comunque umiliato il nemico interno costringendolo a «scegliere entro una settimana quale tessera tenere tra quella della Lega nord e quella della fondazione tosiana ‘Ricostruiamo il Paese’».

Chiudiamo con gli ultimi numeri forniti dall’Istituto nazionale di Statistica. Pil 2014 a -0,4% (sotto i livelli del 2000); rapporto deficit/Pil salito paurosamente al 3% (al limite della fantasiosa soglia di Maastricht); debito moltiplicato fino al 132,1% del Pil dal 128,5% del 2013 (livello massimo dal 1995); pressione fiscale incrementata al 43,5% del Pil (+0,1% sull’anno precedente). Ma la disoccupazione cala al 12,6% (ben un decimale meno di un anno fa quando era al 12,7%). E tanto basta a Renzi (che intanto pensa a una corrente tutta sua) per pavoneggiarsi su twitter con l’ormai asfittico hashtag #lavoltabuona. E anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, carpito dall’inguaribile ottimismo renziano, si azzarda a prevedere «un 2015 migliore per l’occupazione e l’economia». Tutto merito delle misure prese dal governo, naturalmente. Tocca fidarsi.

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