martedì, Settembre 21

Prima lo spread, poi l’ economia reale field_506ffb1d3dbe2

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Bce

L’economia italiana, come quella di molti altri Paesi europei che vivono la crisi economica, si trova all’interno di un loop dal quale non sembra esserci una via d’uscita. Il debito pubblico accumulato dallo Stato, infatti, non consente di avere credibilità a livello europeo e quindi di attrarre finanziamenti. Il che porta a una mancanza di liquidità accusata in primo luogo dagli istituti di credito finanziario, che non possono fornire le risorse necessarie alle imprese per produrre. Una chiusura dei rubinetti da parte delle banche che, unitamente al forte ritardo nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, sta mettendo in ginocchio sempre più aziende, che si trovano costrette spesso a chiudere i battenti, peggiorando lo stato di crisi della nostra economia.

La Banca centrale europea ha tentato di andare incontro a questa esigenza di liquidità con un piano di rifinanziamento a lungo termine, il Long term refinancing operation, che consiste in interventi finanziari promossi dalla Bce, divisi in due tranche: la prima il 22 dicembre 2011, quando 523 banche hanno partecipato all’asta Ltro richiedendo 489,191 miliardi di euro; la seconda il 29 febbraio 2012, quando 800 banche hanno partecipato all’asta Ltro, richiedendo 529,53 miliardi di euro. Ltro consiste in un’asta di liquidità in cui la Bce concede un prestito alle banche richiedenti, della durata di 3 anni e con un tasso di interesse particolarmente basso, l’1%. In cambio la Bce riceve dalle banche una garanzia sul prestito, detta “collaterale”, composta solitamente da obbligazioni governative, come titoli degli Stati membri dell’Ue, e titoli privi di valore, ad esempio quelli emessi dalla Grecia, dichiaratasi insolvente.

La manovra della Bce, guidata da Mario Draghi, è stata vista con favore dal mondo politico ed economico, perché ha potuto evitare una crisi degli istituti di credito che avrebbe avuto dimensioni esagerate e perché doveva servire a rifinanziare l’economia dell’Eurozona, dando respiro alle banche e la possibilità di riaprire i rubinetti nei confronti delle imprese, permettendo loro di svolgere la propria attività.

Queste risorse, però, sono state utilizzate in modo diverso da Paesi come l’Italia, dove le banche hanno usato i solidi avuti dalla Bce per trasferire il rischio di debito e per comprare titoli di Stato in modo da abbassare lo spread con i Bund tedeschi nel momento in cui era pericolosamente alto. Lo stesso governatore Mario Draghi ha ammesso che «Le Ltro sono servite per aiutare le banche a comprare titoli di Stato». In questo modo le banche hanno contribuito alla diminuzione dello spread e quindi a una ripresa di credibilità del nostro Paese, ma non ci sono state svolte consistenti per il rilancio economico italiano.

Maurizio Dallocchio, docente di finanza aziendale della Bocconi di Milano, spiega le origini e lo sviluppo di questa manovra.

Dottor Dallocchio, quale era l’obiettivo delle operazioni Ltro della Bce?

Gli obiettivi erano sostanzialmente tre. Il primo era quello di trasferire alle banche delle risorse a condizioni vantaggiose e a basso costo, che potessero rafforzarne la liquidità e il sistema bancario; il secondo, legato a questo, era quello di trasferire le risorse nelle nazioni attraverso le banche e le imprese prioritariamente. Era chiaro, però, alla Bce che una parte di quelle risorse, specialmente per gli Stati periferici, sarebbe finita in titoli di Stato.

Almeno una parte di questi soldi sono stati utilizzati in Italia per rifinanziare l’economia reale del Paese?

La situazione è complessa, le imprese lamentano di no. A ottobre i prestiti alle imprese si sono ridotti del 4,9% su base annua. Si tratta del dato peggiore mai registrato da Bankitalia. D’altra parte l’accensione di nuove forme di finanziamento alle imprese è sceso del 12% (quasi 5 miliardi). Risorse in meno verso le imprese, che però sono anche meno solide e, a causa dei vincoli di Basilea, le banche non possono trasferire risorse senza aver accertato la solidità delle imprese.

Come si può rilanciare l’economia reale se mancano le risorse per produrre?

In questo momento le parole d’ordine per banche e imprese sono due: rischio e liquidità. Le banche sanno esattamente che stanno esponendo le proprie risorse a un forte rischio. Per mitigare questo rischio è necessario che gli imprenditori mettano mano al capitale che nel tempo hanno accumulato. L’Italia, tra i Paesi del G7, è il Paese che ha il rapporto patrimoniale più elevato. La ricchezza patrimoniale delle famiglie è pari a 5 volte il reddito annuo. Le risorse imprenditoriali e familiari ci sono per una ricapitalizzazione. È necessario, quindi, che gli imprenditori mettano a rischio il proprio patrimonio, che c’è. Serve uno sforzo congiunto sul fronte del rischio e un robusto riallineamento da parte delle imprese. Gli imprenditori devono rischiare in proprio. Per quanto riguarda la liquidità, è chiaro che l’intero sistema economico soffre di illiquidità. La Pubblica Amministrazione non paga il 60% delle fatture. Perché ci sia ritorno alla liquidità ci deve essere, quindi, una ripresa di credibilità completa di sistema. La liquidità non c’è perché nessuno è pronto, né gli investitori né i privati cittadini e né le imprese, a mettere in campo la liquidità perché hanno paura. Ci troviamo in un periodo di stagnazione per paura di perdere le risorse. È un buon segno che lo spread stia scendendo, la nazione sta riguadagnando fiducia, ma è necessario a livello politico, amministrativo, di Confindustria e di Abi, darsi una liquidità.

Perché restituire i soldi che costano appena l’1% quando raccogliere denaro sul mercato costa di più?

Si tratta di una strategia che ha molto senso. Il fatto che ci sia un prestatore di ultima istanza che è credibile, rappresenta un’alternativa molto più facile e conveniente per le banche rispetto a dover accedere al mercato finanziario che è ancora difficile da frequentare e in cui è difficile convincere i risparmiatori.

Quale è il vantaggio di questa operazione per le banche e lo Stato?

Le banche fanno un buon conto economico reinvestendo il denaro in titoli di Stato. Si tratta di un introito desiderabile per gli istituti di credito che hanno su altri fronti perdite significative. È anche vero che gli spread sono scesi, ma le emissioni governative che ci sono state nel nostro Paese hanno trovato buona accoglienza da parte delle banche. Il nostro governo ha avuto gran piacere che le banche fossero sottoscrittori robusti dei titoli di Stato, perché hanno consentito di portare i rendimenti dei titoli a un valore basso. L’operazione, nel complesso, è riuscita a garantire l’equilibrio di sistema.

Negli altri Paesi europei i soldi arrivati dalle operazioni Ltro sono stati usati effettivamente per rilanciare l’economia reale?

Queste risorse sono state utilizzate principalmente per dare solidità alle banche e per ridare loro liquidità. Poter avere accesso ai soldi della Bce dà alle banche respiro, solidità e liquidità e, nei Paesi periferici, questa operazione è andata a sostenere il debito pubblico. Lo stock di debiti della Germania è simile a quello dell’Italia, ma è giudicata priva di rischio. La differenza sta nel fatto che se le banche tedesche o olandesi acquisiscono liquidità dalla Bce hanno molta più facilità a trasferirla alle imprese, perche i titoli di stato li possono trovare anche altri risparmiatori.

Che effetto avrà nei prossimi mesi questo tipo di movimento, anche in relazione agli stress test che valuteranno in modo negativo il livello dei titoli di Stato di Paesi periferici?

Si tratta di un tema difficile e delicato. I Paesi periferici, i particolare la Spagna, stanno dando segnali positivi, come il fatto che, se osserviamo lo spread che caratterizza tanto la Spagna quanto l’Italia, vediamo valori che da circa 600 di poco tempo fa, sono scesi a valori più sostenibili, intorno ai 230. Valori che sono soggetti, però, a conferme. Se questo dovesse essere il trend si avrebbe una ripresa di credibilità e costerebbe meno reperire risorse. Ci sono segnali positivi e questa manovra ha favorito questa discesa. Nel momento in cui un sistema riprende credibilità lo spread deve continuare a scendere e la nostra credibilità può recuperare a livello europeo.

Qualcuno ha proposto le Fls (Funding for lending scheme) adottate dalla Bank of England nel luglio 2012, come alternativa alle Ltro. Si tratta di piani di rifinanziamento di cui beneficiano anche le attività immobiliari. Pensa che possano rappresentare una valida alternative alle Ltro?

Non posso rispondere in modo preciso perché non so dove sono finite le risorse della Bank of England. È vero però che la Bank of England si è trovata a salvare il proprio sistema bancario, e questo l’ha resa il più importante salvatore di banche di Europa. Tra 2010 e il 2011 il debito pubblico della Gran Bretagna è cresciuto proprio per questo tipo di aiuti. Si trattava di risorse di cui le imprese avevano strettamente bisogno, con un’iniezione di liquidità che ha ridato ossigeno alle imprese stesse. Un’operazione più mirata e urgente rispetto a quella delle Ltro messa in campo dalla Bce che ha, invece, un respiro più ampio.

 

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