domenica, Aprile 11

Prima il Friuli – Venezia Giulia, poi l’Italia Si vota domenica 29, passaggio cruciale per il Governo

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Adesso tocca al Friuli – Venezia Giulia, e domenica 29 aprile 2018 il secondograndeappuntamento con le Regionali dopo il voto delle politiche del 4 marzo darà il via alla fase finale della corsa per il nuovo Governo. Passati (finalmente, almeno da questo punto di vista) gli ‘esami di riparazione’, si andrà probabilmente, molto probabilmente, verso una stretta. Sinora pretattica, tattica e mosse di assaggio, adesso si comincia a mordere la carne della effettiva possibilità di portare a casa il risultato. Essere, come guida o come ‘spalla’, nel nuovo Esecutivo. Evidentemente la prospettiva riguarda in primo luogo Movimento Cinque Stelle e Lega, e in seconda battuta il Partito Democratico. Mentre Silvio Berlusconi può giocare solo di attesa e rimessa.

L’appuntamento al nord, dopo il passaggio molisano al centrosud, vedrà con ogni probabilità una nuova affermazione del centrodestra, che potrebbe addirittura attestarsi attorno, e magari oltre, il cinquanta per cento. Con una Lega sempre più dominante. Se a inizi marzo aveva localmente vinto con oltre 18 punti percentuali di vantaggio sul M5S, ora il divario potrebbe ampliarsi assai. Ad imitazione ed incremento di quanto avvenuto in Molise, anche grazie al traino del fortissimo Massimiliano Fedriga. Ed influendo sui rapporti di forza nazionali l’esito del confronto scontro in terra friulana tra una Lega che qui già parte dal 25% delle politiche rispetto al 10% di Forza Italia.

La disfida del Molise di domenica 22 l’abbiamo analizzata su ‘L’Indro’ con ‘Molise e Governo: scontro finale’ di venerdì 20 aprile, immediatamente prima del voto, e poi con ’Molise e Governo: ora tutto è più chiaro, cioè più confuso’ di lunedì 23, immediatamente dopo gli esiti dell’appena trascorso primo appuntamento elettorale postpolitiche. Le influenze sull’itinerario di formazione del Governo saranno ora ancor più grandi rispetto alle terre molisane. La pressoché certa nuova affermazione di Matteo Salvini gli darà nuove carte da giocare sul tavolo dicontrattazionenazionale. Mentre il patto interno al centrodestra, assicura, non dovrebbe essere rotto. «Non accadrà: non lascio Berlusconi. Non vedo perché dovrei cambiare idea ogni quarto d’ora: non faccio come Matteo Renzi o Luigi Di Maio. Mi presento alle elezioni con una squadra e vado avanti con quella» ribadisce. E mostra di voler continuare a seguire la linea di condotta che lo ha guidato nelle ultime settimane politiche. Il leader di Forza Italia a sua volta mostra almeno apparentemente di credergli.

Intanto M5S e buona parte del PD cominciano a battere sulla questione del programma. O del Programma che dir si voglia. A partire da un metodo condiviso. Spiega Danilo Toninelli, uno dei parlamentari pentastellati più autorevoli: «Vogliamo realizzare un ‘Contratto di Governo’, sul modello tedesco. Aspettiamo la Direzione del PD. Se si siederanno al tavolo con noi cercheremo di scrivere nel dettaglio tutti i termini delle misure da realizzare». Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ‘aprema senza fughe in avanti: «Mi auguro che il tavolo di confronto ci sia: sottrarsi alla richiesta avanzata dal Presidente Mattarella sarebbe da irresponsabili. Non è detto che l’accordo sui temi debba esserci. Noi lo accetteremo solo se si fanno gli interessi del Paese. Ma intanto esaminiamo con animo sereno le diverse possibilità». La situazione, insomma, sembra rapidamente maturare poi, dopo il Friuli, si vedrà che strada prenderà.

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