venerdì, Settembre 17

Prezzi, è deflazione ma più consumi

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L’Italia torna in deflazione. «L’indice dei prezzi al consumo diminuisce su base annua dello 0,6% rispetto a gennaio 2014, e raggiunge il livello più basso da settembre 1959 (-1,1%). Su base mensile il calo è dello 0,4%». Lo comunica l’Istat diffondendo le stime preliminari.

Ma a pesare sulla deflazione registrata a gennaio 2015 non è il cosiddetto ‘carrello della spesa, che invece è in ripresa, bensì la componente energetica. Secondo l’ISTAT, infatti, «la flessione su base annua dell’indice (-0,6%) dovuta in larga misura all’accentuarsi della caduta tendenziale dei prezzi dei Beni energetici (-14,1%, da -8% di dicembre). In particolare i carburanti segnano una flessione del -15,2% annuo (da -8,6% di dicembre), il livello più basso dal luglio 2009 (-19,2%)».

Come anticipato, il ‘carrello della spesa’ riprende tono, facendo registrare un’inversione di tendenza. Su base mensile esso ha guadagnato il +0,6%, mentre su base annua i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono aumentati dello 0,1%.

Il dato complessivo sulla debolezza della domanda di beni e servizi ha però messo in allarme le principali associazioni di categoria.

Di stagnazione del sistema economico parlano Adusbef e Federconsumatori, che in una nota sottolineano come «i consumi siano in caduta libera (-10,7%) solo nel triennio 2012-2013-2014, con una contrazione complessiva della spesa di oltre 78 miliardi di euro». «Una tendenza che rispecchia in pieno il progressivo declino del potere di acquisto delle famiglie avvenuto in questi anni: -13,4% dal 2008 ad oggi».

Anche secondo Confcommercio «l’uscita dalla deflazione sarà più difficile del previsto. Il calo dei prezzi rilevato a gennaio dall’Istat ha assunto dimensioni più ampie rispetto alle stime dell’Indicatore dei Consumi di Confcommercio. Al di là del calo degli energetici e dei trasporti, è la tendenza alla deflazione della componente di fondo dei prezzi a destare le maggiori preoccupazioni».

Rincara la dose Confesercenti, che riconduce la deflazione alla stretta sul credito e all’eccessiva pressione fiscale. «La combinazione di eccesso di pressione fiscale e credit crunch continua a frenare investimenti delle imprese e spesa delle famiglie. Le vendite vanno bene solo per i discount, segnale di un mercato sempre più guidato dagli sconti: di fronte alla sostanziale stagnazione dei consumi, aiutano solo le promozioni, ormai praticate da quasi tutti gli esercenti e non calcolate nel tasso di inflazione».

Per la CIA, Confederazione italiana agricoltori, «sul ritorno della deflazione a gennaio non pesa solo la caduta dei prezzi dei beni energetici, ma anche la debolezza persistente della domanda domestica, con consumi ancora negativi e una contrazione della spesa per gli alimentari proseguita per 13 trimestri consecutivi prima del mini rimbalzo nell’ultimo scorcio del 2014 con +0,6%».

I dati sulla deflazione sono stati però stemperati da una ricerca firmata UNIONCAMERE. Secondo l’unione delle Camere di Commercio «il sistema delle imprese sembra aver ritrovato il passo della crescita e, nonostante una buona parte dell’anno trascorsa con l’affanno, alla fine del 2014 mette a segno un saldo positivo tra aperture e chiusure». Il bilancio del numero delle aziende stimato dall’unione degli enti camerali è di circa 30mila unità, e ciò implica «un tasso di crescita dello +0,51%, più che doppio rispetto all’anno precedente (+0,21%)». Fiducia sulla ripresa è stata espressa anche da Ferruccio Dardanello, presidente UNIONCAMERE: «siamo davanti ad una reale opportunità di invertire la rotta» ha affermato.

Parzialmente positive le notizie di oggi relative al settore previdenziale. I conti dell’INPS tengono, e il disavanzo per il 2015 sarà più contenuto. Lo rende noto il CIV INPS, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto di previdenza, in occasione dell’approvazione del bilancio preventivo per il 2015. In particolare «la spesa per prestazioni pensionistiche è risultata pari a 270.644 milioni (+1.065 milioni rispetto alle previsioni aggiornate del 2014). Nel bilancio si prevede un disavanzo economico di esercizio di 6.845 milioni (con un miglioramento di 5.306 milioni rispetto alle previsioni aggiornate del 2014) e 11.731 milioni di avanzo patrimoniale».

Intanto nel settore bancario riprendono le trattative sul rinnovo del contratto dopo lo sciopero di venerdì. Secondo fonti del settore martedì 10 febbraio tornerà a riunirsi il Casl, comitato sindacale e del lavoro dell’Abi, presieduto da Alessandro Profumo. Nei giorni scorsi l’Abi è tornata a esprimere la volontà di rinnovare il contratto, confermando però la scadenza del 31 marzo per le trattative. Il settore industria è stato interessato dai dati dell’EUROSTAT, che ha registrato un nuovo calo dei prezzi della produzione industriale. Essi sono scesi, sia nell’eurozona sia nell’Ue, dell’-1% a dicembre, dopo i cali registrati a novembre rispettivamente del -0,3% e del -0,4%. Su base annua il calo è stato del 2,7% nei “18” e del 3,1% nei “28”.

Intanto gruppo automobilistico FCA continua a inanellare successi. Dopo l’incremento dell’11,38% delle vendite in Italia, registrato nel 2014, oggi è stato annunciato il nuovo record di vendite conseguito negli Stati Uniti, che nel 214 è aumentato del 7%. Si tratta dell’anno migliore da quando il marchio è stato reintrodotto negli Stati Uniti.

Infine le borse europee. Le principali piazze d’affari del Vecchio Continente chiudono in rialzo per l’evoluzione delle trattative sul debito tra Ue e Grecia e per il forte rialzo del prezzo del petrolio. In rally Milano che sale del 2,57% a 21.011,55 punti, grazie alla spinta degli energetici. Corre Atene, che termina a +11,27% sulla scia dei bancari, dopo le indiscrezioni secondo le quali tre dei quattro maggiori istituti di credito ellenici avrebbero avuto accesso a due miliardi di euro del fondo di emergenza nazionale. Eurobank segna +18,25%, Alpha Bank +14%, Bank of Piraeus +18% e National Bank +27,7%. Francoforte sale dello 0,58% a 10.890,95 punti, Londra cresce dell’1,32% a 6.871,80 punti, Parigi avanza dell’1,09% a 4.677,90 punti e Madrid guadagna il 2,71%.

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