mercoledì, Giugno 23

Preti e pedofilia: celibato e potere field_506ffb1d3dbe2

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È cambiato qualcosa con Papa Francesco?

Ha fatto tanti proclami e ha detto tante cose, ha creato la Commissione per la lotta alla pedofilia composta da cardinali, ma fino a quando, concretamente, non si interviene sui seminari e sulla questione del celibato obbligatorio non possono esserci le premesse affinché cambi davvero qualcosa. Bisogna eliminare la possibilità della Curia di coprire e di non denunciare ciò di cui viene a conoscenza.

 

Lei sostiene che il prete pedofilo sia il miglior prete possibile. Vuole spiegare meglio questa sua affermazione?

Ho letto molto sull’argomento, addirittura tre preti americani psicologi hanno fatto uno studio su centinaia di preti accusati o condannati per pedofilia, da cui è emerso che molto dipende dal loro potere. Come ogni essere umano, anche il sacerdote ha bisogno di affetto e contatto fisico ma il suo potere non gli consente di mettersi al pari di una donna, così soddisfa i suoi bisogni con chi considera suddito. Molti di loro hanno grande carisma e godono della totale fiducia dei fedeli, si mostrano come persone affabili, ci sanno fare con i giovani e sanno parlare, inoltre hanno un grande ascendente sui bambini. Per questo possono permettersi di minacciarli o possono farli sentire dei privilegiati. Non sono persone che si comportano apparentemente male dunque. Prendiamo il caso dei ‘Legionari di Cristo’, commissariati da Papa Benedetto XVI per la conclamata pedofilia del loro fondatore, Padre Marcial Maciel Degollado. Quest’ultimo aveva dei figli e le voci sul suo conto erano tante ma nonostante fossero arrivate in Vaticano, il Papa di allora, Giovanni Paolo II, lo aveva sempre difeso e, dopo la sua morte, aveva avviato il suo processo di beatificazione. La venerazione sconfinata dei legionari nei confronti del loro capo non ha trovato riscontro nella realtà, perché tutto è stato poi bloccato. In Italia tali studi non sarebbero possibili, anche solo fare un’intervista sulla affettività dei preti appare impossibile, sono temi da non affrontare.

 

Nel suo libro precedente ‘Il mio amore non è peccato‘, lei si scaglia contro il celibato obbligatorio. Esso riveste un importante anche nella pedofilia dei preti?

Costituisce un’ipocrisia, nella realtà non esiste. Alla fine, nei fatti, o ci si trova davanti a sacerdoti omosessuali o aventi una o più amanti. Poi c’è anche il prete che non ha nessun rapporto e vive celibe, questo può sublimare su altre cose il suo bisogno. Non sono uno psicologo esperto e conosco solo qualche funzionamento psicologico, ma la pratica è questa e ci sono in tal senso tutti i documenti che si vogliono. Ci sono testimonianze, basta parlare con gli ambienti omosessuali che confermano le frequentazioni da parte dei preti, nei Paesi ognuno conosce la sua storia e crede sia l’unica: quello ha un figlio, l’altro manda i soldi alla donna, uno fa abortire la catechista. Il celibato è una copertura, i motivi sono tanti e tutti sbagliati, esso viene salvaguardato per difendere la sacralità del sacerdote o perché si pensa sia impossibile per il prete gestire l’attività pastorale e una famiglia insieme.

 

È vero che ha avuto problemi nella pubblicazione e nella diffusione del suo ultimo libro?

Sì, all’inizio non ho trovato una risposta positiva, in generale, anche nella presentazione del libro, ho notato una certa paura. Ammetto che il titolo possa essere un po’ forte e questo può spaventare perché può dare fastidio. Nella diffusione ho avuto problemi a Padova, perché il vescovo ha scritto a tutte le librerie della città intimandole di non vendere i libri. Solo la Feltrinelli li ha venduti, ma su ordinazione.

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