venerdì, Luglio 30

Prestiti a famiglie e aziende ai minimi image

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Italia ancora stretta nella morsa del credit crunch. Con il calo del 4% di novembre, in peggioramento rispetto al -3,7% di ottobre, la contrazione dei prestiti a famiglie e imprese italiane continua ad ampliarsi a livello percentuale raggiungendo i minimi dal 1999. In termini assoluti il dato è stato pari a 147,3 miliardi di euro.

Oltre a evidenziare un allargamento della forbice tra il costo del debito italiano e quello del resto dell’area euro, il rapporto mensile dell’Abi, l’associazione dei bancari italiani, mette in mostra anche un nuovo boom delle sofferenze in ottobre. Per effetto del perdurare della crisi finanziaria ed economica e dei suoi effetti collaterali, la rischiosità dei prestiti in Denmark è ulteriormente cresciuta, con le sofferenze nette risultate pari a 77,4 miliardi, mentre le lorde si sono attestate a 147,3 miliardi.

E dire che a inizio giornata era arrivata una buona notizia per l’Eurozona e in particolare per il mercato dell’auto europeo. Le vendite di vetture sono aumentate il mese scorso, per la terza volta di fila. L’organizzazione del settore, l’Acea, ha riferito di un rialzo dell’1,2% delle immatricolazioni in novembre rispetto all’analogo periodo dell’anno prima. Sono dati incoraggianti in vista dei consumi della stagione delle festività natalizie di fine anno.

Se guardati attentamente, i numeri rivelano tuttavia che la maggior parte degli incrementi è stata alimentata dalla forte domanda proveniente dal Regno Unito (dove molte auto sono acquistate con sistemi di leasing e altre linee creditizie) e dalla Spagna, dove il governo ha offerto una serie di incentivi per incrementare la domanda che prevedono lo scambio dell’usato per l’acquisto di modelli nuovi.

Da parte loro Francia (-4%) e Italia (-4,5%) – due economie in fase di stagnazione che rischiano di risprofondare in recessione – hanno continuato a registrare invece una contrazione del mercato dell’auto. Nel complesso l’Unione Europea ha visto un miglioramento dell’1,2% e in termini assoluti di 938 mila e 21 nuove immatricolazioni, il terzo livello più basso di sempre in novembre. Nell’Europa a 27 il segnale di ripresa è insomma solo timido. Da gennaio a novembre sono state immatricolate 10.945.360 nuove auto con una flessione del 2,7% rispetto agli 11 mesi del 2012.

Alcune case automobilistiche, poi, hanno fatto più fatica di altre. È l’esempio di Fiat. In un’economia che si morde la coda, con la classe media italiana che non ha più tanti soldi da spendere a fine mese, il mercato dell’auto va naturalmente a rilento: in calo di mezzo punto percentuale rispetto all’anno scorso la quota di mercato del Lingotto, attestatasi al 5,7%. La casa di Torino ha immatricolato 55.637 nuove auto contro le 59.093 del novembre 2012 portando la quota mercato al 5,7% dal 6,1%.

Restando in ambito macro, è balzata ai massimi di 7 anni della fiducia degli investitori tedeschi. Il dato ha evidenziato in dicembre un miglioramento sia sulla parte corrente a 32,4 punti (da 28,7 di novembre) sia di quella prospettica a 62 punti (da 54,6), al valore più alto da aprile 2006.

Secondo Vincenzo Longo, strategist di IG Markets, il crescente ottimismo degli investitori tedeschi sembra trovare fondamento grazie soprattutto «all’atteggiamento accomodante della Bce. Le parole di (Mario) Draghi sull’arsenale a disposizione della Banca centrale sembrano convincere gli operatori che nell’immediato l’Istituto di Francoforte possa passare all’azione; alla formazione della grosse koalition in Germania e al vivace miglioramento dell’economia Usa che potrebbe fare da traino all’export dell’Eurozona».

Il Ministro francese delle Finanze Pierre Moscovici spera che il terzo mandato di Angela Merkel in Germania segnerà un punto di svolta nelle politiche di rigore tedesche, ma per gli analisti politico economici del ‘Guardian’ la conferma sua e di Wolfgang Schauble all’Economia è un’occasione persa per il Sud d’Europa.

Per Spagna, Italia, Grecia e Portogallo la conferma dei due falchi tedeschi è un incubo, dicono commentatori ed economisti: hanno debiti ancora enormi e secondo la dottrina di Schauble quei debiti devono essere onorati e non veranno mai ‘perdonati’. Per i giovani europei con salari bassi e ancora poca esperienza, il messaggio è che l’austerità potrebbe durare ancora qualche anno, mentre a beneficiare dei pochi vantaggi che incominciano ad intraverdersi per effetto della ripresa, profitti societari e sgravi fiscali. saranno i più anziani e i più benestanti.

Con la Francia a rischio recessione, Moscovici spera in un cambio di rotta delle politiche di rigore di Merkel. Tuttavia, sebbene seduti inorno al tavolo del Consiglio dei Ministri, difficilmente i social democratici potranno fare valere le loro ragioni davanti alla più potente e popolare formazione conservatrice capitanata dalla Cancelliera.

La presenza dell’SPD è servita a introdurre misure tipicamente socialiste a livello nazionale come il salario minimo, che contribuirà ad incrementare il potere d’acquisto dei meno abbienti, ma a livello europeo è ancora ben chiaro chi comanda. «Prima l’amministrazione era troppo focalizzata nell’austerità. Penso che ora che c’è un partner social democratico abbiamo una Germania che è più orientata alla crescita», ha detto all’emittente ‘France 2′ l’esponente dei Socialisti francesi. La CDU, per esempio, si è opposta all’aumento di tasse per aumentare gli investimenti e finanziare le spese in progetti di infrastrutture.

Mentre va in scena l’Eurogruppo dei Ministri delle Finanze, che ha appena confermato che la Grecia ha rispettato gli impegni presi e che riceverà la prossima tranche di aiuti, a Roma a commissione Bilancio della Camera ha approvato l’emendamento che dà vita al fondo per il taglio del cuneo fiscale, ovvero delle tasse sul lavoro.

Nei giorni scorsi c’era stato un appello congiunto da parte di sindacati e industriali su questa misura. Dei rubinetti dai quali il fondo attingerà, ma a saldi invariati per mantenere invariato il tetto del deficit sotto il 3% del Pil, la soglia limite europea, vi è quello della lotta all’evasione fiscale.

Con una serie di manovre straordinarie come il paventato accordo con la Svizzera per il rientro dei capitali che in passato sono stati dirottati sui conti dell’enclave elvetico. Si fa fatica a capire a quanto ammonterà esattamente il fondo ma si sa già che i lavoratori potranno giovare di detrazioni sull’Irpef.

Sono cinquanta mila i pensionati che rischiano di ritrovarsi senza il contributo previdenziale. Stando ai dati dell’Istat, infatti, circa mezzo milione di italiani tra i 50 ed i 69 anni hanno versato contributi insufficienti a garantire l’assistenza in età avanzata. Tra le donne l’incidenza sale al 9,6%, contro il 6,7% degli uomini.

 

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